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Politica

Biden si ricandida tra mille nemici in casa dem

Sebbene non si sia trattato di un annuncio in pompa magna, le intenzioni di Joe Biden sono ormai chiare e definitive. “La mia intenzione è di candidarmi nel 2024”: così lapidario, il presidente degli Stati Uniti, durante un’intervista rilasciata in...

Sebbene non si sia trattato di un annuncio in pompa magna, le intenzioni di Joe Biden sono ormai chiare e definitive. “La mia intenzione è di candidarmi nel 2024”: così lapidario, il presidente degli Stati Uniti, durante un’intervista rilasciata in esclusiva ad ABC News ha confermato la voce più insistente sul suo conto. Biden ha anche dichiarato di ritenere “legittimo” che gli americani si interroghino sulla sua età, anche se non ritiene che i suoi 80 anni, che ne fanno il presidente più anziano della storia Usa, siano un fattore discriminante per la sua candidatura: “La mia intenzione è stata fin dall’inizio di correre per un secondo mandato. Ma ci sono troppe cose che dobbiamo realizzare a breve termine prima che io inizi una campagna”, ha aggiunto.

Nel frattempo, il tasso di approvazione del presidente degli Stati Uniti si è attesta al 46% in un sondaggio effettuato da Npr-Pbs NewsHour-Marist. Il sondaggio, pubblicato negli Usa il 24 febbraio, rileva un aumento dei consensi trasversale: tra gli elettori democratici il tasso di approvazione è aumentato in un mese dall’85 all’88%, e tra gli elettori indipendenti dal 32 al 36%. Il sondaggio svela, inoltre, un aumento dei consensi al presidente in carica persino tra gli elettori repubblicani, dal 13 al 15%. Dai numeri emerge infine che secondo la metà degli elettori democratici la ricandidatura di Biden alla Casa Bianca nel 2024 sarebbe la scelta giusta per il partito, mentre il 45% degli elettori democratici e degli indipendenti, tendenzialmente democratici, ritiene che il partito avrebbe possibilità di vittoria migliori con un candidato differente.

Il mondo ambientalista

Nonostante le linee del fronte, nella battaglia che lo contrapporrà a Donald Trump e al Gop, siano abbastanza chiare, le sfide che attendono Biden riguardano soprattutto la casa dei democratici, dove si annidano detrattori, possibili franchi tiratori, critici e scettici. Mentre, infatti, montano i consensi al Biden atlantista in visita in Europa, proprio dagli Stati Uniti giunge l’accusa di stare trascurando gli affari domestici. La prima, la più gravosa proviene dal mondo ambientalista, che ora punta il dito contro il presidente green.

Tutto è nato dopo l’allarme legato al treno deragliato nei giorni scorsi in Ohio con un carico di sostanze chimiche tossiche e altamente infiammabili che aveva portato l’attivista Erin Brockovich a chiedere al presidente di agire subito; e che ora accusa Biden di non fare abbastanza. Il deragliamento ha scatenato una battaglia politica e un gioco di responsabilità sulle norme di sicurezza ferroviaria, con i residenti di East Palestine che hanno espresso profonda preoccupazione per l’impatto sulla salute a lungo termine dei milioni di libbre di sostanze chimiche cancerogene versate nella loro città.

Biden ha dichiarato alla stampa che non ha intenzione di recarsi in Ohio, e ha difeso la risposta della sua amministrazione alla questione sostanze chimiche tossiche: “A questo punto, non lo sono”, ha detto quando gli è stato chiesto se avesse intenzione di visitare la comunità, indicando invece la risposta tempestiva e coerente sua e della sua amministrazione al disastro. Ne ha approfittato lo sfidante Trump, che ha visitato una delle regioni più conservatrici dello stato rosso scuro, proprio mentre Biden compiva il suo storico viaggio in Europa.

La sinistra dem

La left wing dei democratici è stata un problema per Biden fin dalla sua elezione. Uno scontro non solo politico in termini di progetti e di idee ma anche generazionale, quello tra i supporter del presidente e l’ala che simbolicamente fa capo ad Alexandria Ocasio-Cortez. Nell’ottobre scorso proprio questa frangia era tornata a farsi sentire anche in politica estera: trenta democratici, in una lettera accorata, avevano chiesto a Biden di cambiare rotta nella sua strategia per l’Ucraina e perseguire la diplomazia diretta con la Russia per porre fine al conflitto durato mesi.

Ma è anche la nuova politica sull’immigrazione a far saltare sulla sedia l’ala sinistra del partito, tanto da ritenerla non migliore delle misure viste sotto il suo predecessore. La nuova linea impedisce agli adulti o alle famiglie di ricevere asilo negli Stati Uniti se hanno attraversato un altro paese lungo il percorso e non hanno presentato domanda (e gli è stato negato) asilo lì. Il nuovo processo per richiedere asilo negli Stati Uniti include più passaggi che non sono né ovvi né facili da eseguire. Richiede inoltre agli immigrati di utilizzare un’app per telefono, CPB One, che è mal progettata. Quanto basta perché il rappresentante democratico Jamaal Bowman bollasse il piano come “estremo” e “non supportato dalla legge degli Stati Uniti”. La sua collega newyorkese Ocasio-Cortez ha, invece, esortato l’amministrazione di Biden a ripensare l’intera politica politica migratoria, considerata troppo restrittiva.

Le battaglie femministe

Nonostante la riabilitazione della Roe vs Wave sia diventata una delle bandiere politiche della Casa Bianca, Biden resta sempre molto cauto nell’utilizzare il termine aborto e nello sventolare la battaglia nelle sedi opportune. Il presidente ha innescato un nuovo confronto con una raffica di recenti mosse per espandere l’accesso ai farmaci usati negli aborti terapeutici, che ora rappresentano più della metà di tutti gli aborti eseguiti negli Stati Uniti. La regolamentazione federale dell’uso e della distribuzione di questi farmaci da parte di agenzie tra cui la Fda e il servizio postale degli Stati Uniti è stata a lungo messa in ombra nel dibattito sull’aborto dalle battaglie sulle nomine alla Corte Suprema e sulla legislazione federale per vietare o autorizzare l’aborto a livello nazionale. Ma con una maggioranza conservatrice ora radicata nella Corte e poche possibilità che il Congresso approvi presto una legislazione nazionale in entrambe le direzioni, i sostenitori e gli oppositori dell’aborto stanno concentrando maggiore attenzione sulle azioni del ramo esecutivo che influenzano la disponibilità delle pillole abortive.

C’è da scommettere, dunque, che non solo l’aborto in sé come procedura medica, ma la regolamentazione di questi farmaci nonché tutto il mondo legato alla contraccezione sarà trascinato nella campagna elettorale. Biden il centrista qui rischierà di essere tirato per la giacchetta dai due fronti del suo stesso partito e del suo elettorato, oltre che dalla fronda ultracattolica. Con esiti imprevedibili sul voto femminile e femminista.

Gli elettori democratici

Il grande e ultimo enigma sono proprio loro. Da qui al 2024 molte cose potrebbero cambiare e il miracolo delle midterm potrebbe non ripresentarsi. Soprattutto perché, bisogna ribadirlo, le scelte degli elettori, lo scorso novembre, non erano necessariamente dirette a suffragare l’operato della Casa Bianca. La sensazione, confermata da exit poll, interviste e sondaggi è che questa volta il popolo americano abbia scelto deliberatamente di non agire da “partigiano” tantomeno di andare alle urne con la Casa Bianca nella testa o, peggio ancora, le prospettive per il 2024. Il segno più evidente è stata proprio la mancata red wave.

Tuttavia, agli inizi di questo mese, più sondaggi hanno cercato di intuire le scelte dell’elettorato democratico sulla scelta netta Biden/Trump. La maggioranza dei democratici ha dichiarato che un mandato sia più che sufficiente per il presidente Biden, nonostante la sua insistenza sul fatto che intende cercare la rielezione nel 2024. Il sondaggio, condotto, dall’Associated Press-NORC Center for Public Affairs Research mostrava che solo il 37% dei democratici affermava di volere un secondo mandato, in calo rispetto al 52% nelle settimane precedenti le elezioni di metà mandato.

La maggioranza dei democratici sembra ancora approvare il lavoro che Biden sta svolgendo come presidente, ma il loro appetito per una campagna di rielezione è diminuito nonostante il suo curriculum elettorale. Il calo, tra i democratici che affermano che Biden dovrebbe ricandidarsi alla presidenza, sembra concentrato tra i giovani. Tra i democratici di età pari o superiore a 45 anni, quasi la metà sosteneva Biden e la sua rielezione, fino ad un mese fa; ma tra coloro che hanno meno di 45 anni, il tasso di approvazione era sceso al 23%. Non va dimenticato, infatti, quanto la Generazione Z abbia influito sulle midterm: lo scorso novembre hanno rappresentato la salvezza…ma nel 2024?

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