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Il primo leader latinoamericano a congratularsi con Joe Biden per la vittoria elettorale è stato Alberto Fernández. Ne è seguita una telefonata di 35 minuti confermata dai reciproci uffici stampa. I due hanno parlato della regione, affari bilaterali, e Papa Francesco, che Biden, fervente cattolico, aveva incontrato da vice-presidente. Il contatto segna l’inizio di una relazione chiave per le trattative dell’Argentina con il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e i creditori privati. Il ministro dell’economia, Martín Guzman, ha assistito alla conversazione e l’ha definita un intercambio positivo, foriero di una cooperazione sulla base di una visione comune.

Il 40 per cento del debito argentino è stato assunto con agenzie del settore pubblico nazionale ed è abbastanza semplice da abbordare. Secondo, per peso relativo, è quello con i privati, atomizzato in migliaia di investimenti particolari e istituzionali in Argentina e nel mondo, che somma al 37.3 per cento del totale. L’indebitamento con organismi multilaterali, e di tipo bilaterale con diversi stati, è del 22.7 per cento. Fra questi, l’attore esterno al quale deve la gran parte è l’Fmi. In aggiunta, il 78 per cento è nominato in valuta straniera, per lo più in dollari, ulteriore difficoltà per un paese con ridotta manovra nei mercati finanziari internazionali. In questo universo, la porzione da ristrutturare è quella emessa nel quadro della legislazione straniera.

Fernández intende annunciare un piano economico pluriennale connesso agli accordi, elemento fondamentale per restaurare fiducia e credibilità, essendo l’Argentina nel suo terzo anno di recessione, con un’inflazione vicina al 40 per cento e, secondo l’istituto nazionale di statistica, con un tasso di disoccupazione all’11,7 per cento. Il paese è andato in default per la nona volta nella sua storia lo scorso anno, quando non ha rispettato una scadenza per la restituzione di 500 milioni di interessi sul debito soggetto ai presenti colloqui. L’economia, inoltre, si è contratta del 9.9 per cento a causa dell’impatto negativo del lockdown per l’emergenza sanitaria.

L’estate passata aveva rifiutato la contro-offerta dei creditori, dopo che questi avevano rigettato la proposta dell’esecutivo sull’equivalente di 66 mila miliardi, nonostante si fosse passati da 39 a 53.5 centesimi sul dollaro. Questi puntano a 56.6 centesimi e hanno anche ridotto il periodo di grazia da tre a un anno. Sono dell’opinione che tale l’opzione permetterebbe di soddisfare le necessità urgenti, accedere ai mercati finanziari e attrarre capitali. I bond in questione rappresentano, grossomodo, un quinto del deficit totale, di 324 mila miliardi di dollari, corrispondenti al 90 per cento del prodotto interno lordo.

Gli Stati Uniti sono il principale contributore del Fmi e le decisioni di consistente portata ne richiedono l’approvazione. La precedente deliberazione a favore del paese del 2018 venne sostenuta dall’amministrazione di Donald Trump, vicina all’allora premier, il conservatore di centro-destra, Mauricio Macri. Il presidente attuale aveva, invece, manifestato la sua distanza ideologica da Trump in merito alla prospettiva di quest’ultimo sulla crisi in Venezuela, la situazione istituzionale in Bolivia, il ruolo continentale dell’Organizzazione degli Stati Americani, e l’esclusione diplomatica di Cuba, all’indomani della primavera geopolitica fra Barack Obama e Raúl Castro. Su alcuni di questi temi, è probabile che la politica estera americana non cambi di grandi misure.

Nonostante ciò, Fernández ha bisogno di Biden per portare i creditori verso una soluzione sostenibile, regolata da una devoluzione nel lungo termine. L’Argentina è nelle fauci del lupo più feroce del pianeta. Le sette megabanche di Wall Street – Bank of America, Jp Morgan, Citigroup/Banamex, Wells Fargo, Goldman Sachs, Bank of New York Mellon e Morgan Stanley – controllano le transnazionali di fondi mutui con le quali è indebitata. Queste sono a loro volta condizionate dai Big 4 della borsa, tutti americani: Black Rock, State Street Corporation, Fidelity Management & Research e Vanguard Group. Blackrock e Fidelity, oltre alla tedesca Allianz Se/Pimco, detengono la fetta maggiore.

Il rilancio del dialogo con gli Stati Uniti mira a rompere l’asse dei gruppi di creditori transnazionali – Ad Hoc Argentine Bondholder Group, Exchange Bondholder Group, e Argentina Creditor Committe -,  dove i primi due pesano per un terzo ed esercitano facoltà di veto, sebbene l’ultimo abbia una posizione più conciliatoria. O almeno cerca di assicurare che non venga intralciato un processo intricato e disseminato di rischi.  I gruppi, assistiti da studi legali di sperimentata esperienza, sono stati conformati per incrementare coordinazione e potere. Tuttavia, la negozziazione con Biden assumerà un sapore geopolitico.

Se la composizione del debito è anche un riflesso della dipendenza di Buenos Aires da Washington, Fernández ha cercato di diversificare, attraendo investimenti cinesi, soprattutto nel campo delle infrastrutture. L’incentivo di Biden per tener aperto il tavolo sarà la riduzione dell’influenza economica della Cina e l’ingresso di compagnie americane nel mercato argentino. La partita si delinea complessa e, in certa misura, imprevedibile, tenendo in conto l’agenda progressista di Fernández e la proiezione continentale del Grupo de Puebla.

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