Biden grazia il figlio Hunter ma lo scandalo rimane

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Nell’ennesimo voltafaccia della sua recente carriera politica e a poche settimane dall’insediamento di Donald Trump, il presidente Usa Joe Biden ha concesso una grazia completa e incondizionata a suo figlio Hunter, nonostante avesse dichiarato in svariate occasioni che non lo avrebbe mai fatto. Con questo atto, ha annullato anni di problemi legali per il figlio secondogenito, tra cui una condanna federale per l’acquisto illegale di un’arma da fuoco e per evasione fiscale.

In un comunicato della Casa Bianca, Biden ha dichiarato di aver preso questa decisione per le accuse mosse contro Hunter “per reati contro gli Stati Uniti che ha commesso o potrebbe aver commesso nel periodo dal 1° gennaio 2014 al 1° dicembre 2024”. Secondo il presidente, le accuse erano motivate politicamente e miravano a danneggiarlo personalmente e politicamente. “Le accuse contro di lui sono nate solo dopo che alcuni miei oppositori politici in Congresso le hanno istigate per attaccarmi e ostacolare la mia elezione”, ha affermato. Ma è davvero così?

Quello che il presidente Usa non dice

L’amore per il figlio è certamente comprensibile, soprattutto per uno come Joe Biden che ha dovuto affrontare, nel 2015, il dramma della scomparsa del figlio primogenito Beau Biden, morto a causa di un male incurabile. Ciò che non è tollerabile è l’ipocrisia dello stesso Joe Biden e il doppio standard di una larga fetta dell’opinione pubblica che ora difende tale decisione, che politicamente rimane indifendibile. “Non ci dovrebbero essere re in America”, dichiarò l’inquilino della Casa Bianca commentando la decisione della Corte Suprema di concedere l’immunità parziale a Donald Trump nei mesi scorsi. E ancora: “Nessuno è al di sopra della legge, nemmeno il presidente“. È lo stesso Biden che oggi grazia il figlio, a poche settimane dalla pensione?

A quanto pare, sì. Dopotutto, con complicità di una larga fetta della stampa, Joe Biden non ha fatto altro che mentire su tutto ciò che riguarda il figlio Hunter, giurando di non aver mai avuto nulla a che fare con gli affari del figlio quando fu proprio lui a piazzarlo nel consiglio d’amministrazione della società ucraina Burisma nel 2015, dopo Euromaidan. Come si è poi scoperto negli ultimi anni, i soci di Hunter hanno visitato la Casa Bianca oltre 80 volte tra il 2009 e il 2016, incluso un dirigente di Rosemont Seneca, società collegata a Hunter, che sarebbe stato lì 17 volte. Inoltre, nel marzo 2016 l’allora vicepresidente Usa incontrò gli avvocati del figlio per discutere del mandato di comparizione emesso contro Devon Archer, socio di Hunter.

E non finisce qui, perché Joe Biden incontrò anche un dirigente di Burisma, poco prima che l’allora vice di Barack Obama facesse pressioni per il licenziamento di un procuratore che indagava su Burisma. Il tutto è dimostrato dalle e-mail contenute in un laptop abbandonato in un negozio del Delaware che era stato derubricato a “disinformazione russa”, salvo poi scoprire che era tutto vero e il laptop esisteva veramente, così come le e-mail. Una serie di bugie e depistaggi che la grazia concessa dal presidente Usa al figlio non potrà mai cancellare.

Ondata di critiche

La decisione dell’inquilino della Casa Bianca non poteva che innescare furiose polemiche negli Usa. Soprattutto da parte dei repubblicani, che hanno condotto indagini approfondite su decine di milioni di dollari ricevuti dalla famiglia Biden tramite operazioni all’estero gestite da Hunter Biden. Il presidente della Commissione per la Supervisione della Camera, James Comer, ha accusato Biden di evitare la responsabilità per “decenni di comportamenti illeciti“, sottolineando come l’inchiesta abbia dimostrato che Biden avrebbe mentito agli americani sulle attività della sua famiglia.

Il senatore Ron Johnson ha definito la grazia il “punto esclamativo” di un sistema giudiziario che, a suo dire, protegge i Democratici mentre perseguita implacabilmente Donald Trump e i suoi alleati. “Questo conferma che sotto un governo democratico esiste un sistema di giustizia a doppio standard,” ha dichiarato Johnson. Ma le critiche non arrivano solo dal fronte conservatore. Anche il noto sondaggista ed elettore di Kamala Harris Nate Silver ha contestato duramente il presidente Usa dopo la grazia concessa a suo figlio Hunter, definendo lo stesso Biden su X come “un vecchio egoista e senile”. Silver, fondatore di FiveThirtyEight, ha esortato gli elettori a non votare i dem che non condanneranno apertamente questa decisione, definita un gesto “egoista”. Un ulteriore elemento che pesa negativamente sul giudizio complessivo dell’impopolare presidenza Biden, che lascia un mondo in fiamme e un’America che spera nel riscatto targato Donald Trump.