Nella sfida fra liberal e moderati, sono 21 i candidati principali che si contendono la leadership del Partito democratico americano in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno. Secondo gli ultimi sondaggi, l’ex vicepresidente Joe Biden, 76 anni, senatore del Delaware dal 1973 al 2009 e punto di riferimento dei moderati del partito, è in testa con il 29% delle preferenze.
Il suo principale sfidante, al momento, sembra essere il senatore del Vermont Bernie Sanders, 77 anni, che raccoglie il 23% delle preferenze tra gli elettori dem. Seguono la senatrice Kamala Harris (8,3%), il sindaco di South Bend, Indiama, Pete Buttigieg (7,5%), la senatrice Elizabeth Warren (6,5%), il deputato texano Beto O’Rourke (6,3%), il senatore del New Jersey Cory Booker (3,5%). Secondo le ultime rilevazioni, gli altri candidati Julián Castro, John Delaney, Tulsi Gabbard, Kirsten Gillibrand, Mike Gravel, John Hickenlooper, Jay Inslee, Amy Klobuchar, Wayne Messam, Seth Moulton, Tim Ryan, Eric Swalwell, Marianne Williamson e Andrew Yang sembrano avere pochissime chance di insidiare Joe Biden, Bernie Sanders e Buttigieg.
L’ex vicepresidente Joe Biden è il grande favorito
Joe Biden ha comunicato di aver raccolto ben 6,3 milioni di dollari nel primo giorno della sua campagna elettorale, più di qualunque altro candidato del partito. La campagna di Biden sostiene di aver raccolto fondi da quasi 97.000 persone in tutti i 50 stati, superando i 6,1 milioni di dollari raccolti da Beto O’Rourke e i quasi 6 milioni del senatore Bernie Sanders. L’ex vicepresidente di Barack Obama è sceso in campo ufficialmente nei giorni scorsi sottolineando che “l’anima di questa nazione” è stata messa in discussione dall’amministrazione del presidente Donald Trump.
Biden, tuttavia, ha due problemi: non scalda i cuori dell’elettorato democratico più giovane e progressista, quello che ha eletto la deputata Alexandria Ocasio-Cortez e sostiene progetti ambiziosi come il Green New Deal; il secondo grosso problema dell’ex vicepresidente è l’età. Secondo la Cnn, che cita un sondaggio Nbc/Wall Street Journal, solo il 33% dei democratici si sentirebbe entusiasta o a proprio agio nominando qualcuno di età superiore ai 75 anni. Uno studio del 2013 dei politologi Jens Hainmueller, Daniel J. Hopkins e Teppei Yamamoto giunse ad una conclusione simile. I candidati di età superiore a 75 anni sono stati penalizzati rispetto ai candidati più giovani. Biden, qualora vincesse, avrebbe 78 anni il giorno dell’insediamento nel 2021. Stesso problema per lo sfidante Bernie Sanders, di un anno più vecchio rispetto all’ex vice di Obama.
C’è un fattore che può far sorridere Donald Trump: secondo sondaggio realizzato dall’Emerson College il 26% di coloro che sostengono Sanders nelle primarie democratiche appoggerebbe Trump qualora il senatore non dovesse vincere le primarie del partito per la seconda volta di fila.
Trump: “Benvenuto Sleepy Joe”
L’accoglienza di Trump nei confronti dell’ex vicepresidente non si è fatta attendere. “Benvenuto alla gara Sleepy Joe”, scrive il presidente Usa su Twitter, definendo così Biden “assonnato”. Donald Trump mette in dubbio le capacità cognitive dell’avversario: “Spero solo che tu abbia l’intelligenza, da tempo in dubbio, di condurre una campagna per le primarie di successo. Sarà dura. Avrai a che fare con gente che ha idee veramente malate e da dementi. Ma se ce la farai, ci vediamo ai nastri di partenza!”, scrive Trump.
Il Presidente Trump ha attaccato con veemenza e sarcasmo anche gli altri candidati dem, tra cui la senatrice Elizabeth Warren. “Riuscite a immaginare Sleepy Joe, Crazy Bernie, avete dato un’occhiata ai candidati?” ha affermato il Presidente. “Penso che Pocahontas [Elizabeth Warren] sia finita, è fuori dai giochi – riuscite a immaginare una di quelle persone al mio posto a fare quello che sto facendo io?”
Secondo i sondaggi, ad oggi, in una ipotetica sfida, Joe Biden batterebbe Donald Trump 47 a 40. Dopo la batosta del 2016 e la clamorosa sconfitta di Hillary Clinton, però, i dem temono una nuova disfatta, soprattutto ora che l’economia americana vola e dopo che il Russiagate si è rivelato un bluff: come vi abbiamo già raccontato, chiunque vinca le primarie democratiche sarà costretto a confrontarsi con l’inattaccabilità delle statistiche sull’economia a stelle e strisce. E la strada per Donald Trump è in discesa…
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.



