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Dopo il bastone, la carota. Dagli Stati Uniti, l’amministrazione Biden lancia un messaggio di distensione con l’Europa annunciando la fine del divieto di ingresso per i viaggiatori provenienti da Ue e Gran Bretagna. Può entrare negli States chi è vaccinato contro il Covid-19, ma soprattutto si mette fine a una disparità si trattamento che molti in Europa (ma anche nell’industria turistica americana) consideravano un vero e proprio schiaffo. Perché in Europa sì e in America no? La questione era diventata sempre più difficile da accettare. E lo è stata fino a oggi con l’annuncio della Casa Bianca.

La riapertura nasconde diverse sfaccettature. Innanzitutto è un bene per i cittadini europei che vivono negli Stati Uniti e che dall’inizio della pandemia di coronavirus hanno avuto enormi problemi burocratici, oltre che veri e propri divieti, per raggiungere i propri cari nel Vecchio Continente e farsi raggiungere. Ma al netto di questo problema esistenziale (non certo di secondo piano) per una grande quantità di persone, c’è un profilo politico che rientra nella questione dei rapporti transatlantici. Relazioni che, è giusto ricordarlo, in questi ultimi mesi sembrano essersi compromessi nonostante le speranze riposte nell’avvento di Joe Biden a Washington.

La tempistica potrebbe svelare un significato diplomatico che va al di là della semplice questione del “travel ban”. L’annuncio dell’alleanza Aukus, quella che ha fatto saltare l’accordo tra Parigi e Canberra sui sottomarini, unita alla gestione del disastroso ritiro dall’Afghanistan hanno evidenziato un solco che da Washington probabilmente hanno avvertito solo adesso. La scelta francese di ritirare gli ambasciatori da Usa e Australia, per quanto estremamente dura, ha sollevato polemiche sia nella stampa americana che in quella britannica. E subito dopo quella notizia, dalla Casa Bianca e dal numero 10 di Downing Street hanno iniziato a blandire l’Eliseo nella speranza che le cose si rimettessero a posto.

Parlare alla Francia perché l’Europa intenda? Probabile. Anche perché gli Stati Uniti, seppure hanno confermato una via unilaterale decisamente poco affine agli interessi europei, dall’altro lato sanno perfettamente che hanno bisogno che l’Ue non sia estranea alle loro logiche. Il rischio è che a furia di avvertire i partner europei si creino degli equilibri per cui altre potenze possono iniziare a considerare il Vecchio continente come un territorio di caccia e non più come l’Occidente guidato dagli Usa. In questo senso, fare vedere che negli Stati Uniti considerano la relazione con l’Ue e con il Regno Unito qualcosa di importante e di prioritario potrebbe essere uno dei motivi dietro alla decisione di accelerare sulla scelta di rimuovere il divieto agli ingressi in America.

La scelta distensiva non deve però far credere che Biden voglia ricucire facendo gli interessi europei. E non deve nemmeno far credere che la rimozione di un provvedimento nato con Donald Trump sia un segnale di una nuova alleanza occidentale. La Casa Bianca è vero che vuole ripristinare un canale costante e blindato con l’Europa ma l’ha fatto innanzitutto dopo mosse particolarmente pesanti a livello politico e strategico nei confronti dell’Europa. Inoltre ha scelto di compiere questa mossa insieme al Regno Unito (quindi non come favore alla singola Ue). Rimarcando l’idea che Washington tratta con Londra come tratta con Bruxelles: come se fossero quindi due entità perfettamente paritarie post-Brexit. Sempre per quanto riguarda le tempistiche, Biden ha deciso per questa novità alla vigilia del discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite: un segnale quindi di unità occidentale di superamento del dramma Covid ad uso e consumo dell’Onu. Infine, grande peso ha avuto la lobby dell’industria turistica americana, che da tempo premeva per avere di nuovo un flusso di turisti da mercato fondamentali come quelli europei. La scelta è quindi anche, se non soprattutto, per pompare di nuovo denaro nell’economia americana: elemento che serve sia a livello economico che a livello di consenso elettorale dopo il flop afghano. Il tutto con l’idea di costituire anche un progetto pilota, visto che, come riporta Repubblica, le indiscrezioni dicono che ci sarebbe da parte Usa il tentativo di creare un sistema di viaggi internazionali unificato a livello mondiale, evitando regole così eterogenee basate su Stati accordi più o meno bilaterali.