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“Un punto di svolta della storia”. Joe Biden non usa mezzi termini parlando davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. E lo fa riferendosi ai suoi Stati Uniti, che per la prima volta, “invece di continuare a combattere le guerre del passato”, si concentrano “sul dedicare le nostre risorse alle sfide che posseggono le chiavi del nostro futuro collettivo”. “Abbiamo posto fine a 20 anni di conflitto in Afghanistan e, mentre chiudiamo questo periodo di guerra implacabile, stiamo aprendo una nuova era di diplomazia senza fine, in cui useremo il potere dei nostri aiuti allo sviluppo per investire allo scopo di trovare nuovi modi di risollevare le persone in tutto il mondo, di rinnovare e difendere la democrazia, di dimostrare che per quanto impegnativi o complessi siano i problemi che dovremo affrontare, il governo da parte e per la gente è ancora il modo migliore per dare a tutti i nostri popoli”. Tutto questo, spiega il capo della Casa Bianca, dopo aver “rinnovato l’alleanza con la Ue che è nostro partner fondamentale nelle sfide su clima e sicurezza” e dopo aver “ristabilito” le alleanze compromesse durante la presidenza Donald Trump e nel “sacro vincolo” con la Nato.

Il discorso di Biden verte su diversi punti. Sulla pandemia, naturalmente. Sulla “nuova guerra fredda”, che il leader democratico dice di non voler aprire ma di voler solo creare una ferma competizione con le altre superpotenze. Traccia la sua linea sulla questione arabo-israeliana parlando dei due Stati e tocca anche il tema Iran, dicendosi pronto a rientrare negli accordi del 2015 mentre anche da Teheran arrivano in questo senso delle aperture. Insomma, è il tipico monologo di un presidente degli Stati Uniti democratico che ritiene fondamentale ribadire la necessità di un mondo fondato sulle regole, sulla democrazia e sul blocco del sistema occidentale. Ed è chiaramente un discorso che ha come obiettivo latente quello di cancellare, a livello diplomatico, l’immagine lasciata dal predecessore, Trump, considerato l’avversario esistenziale di questa nuova amministrazione americana.

Il problema è che le parole di Biden non sembrano essere convergenti con le azioni poste in essere nei primi mesi di presidenza. Le ambizioni del leader Usa sono chiare e sicuramente auspicabili per gran parte del mondo occidentale. Ma il momento in cui arrivano queste affermazioni lasciano quantomeno perplessi sulla loro concretezza. Fino a questo momento, non sembra esserci stata alcuna azione compiuta dalla nuova amministrazione americana che possa essere in linea con quanto dichiarato all’Onu dal presidente. E da quando la presidenza dem ha preso piede alla Casa Bianca non sono affatto diminuite né le tensioni con le superpotenze né gli attriti con gli alleati europei. Biden parla di vicinanza nei confronti di “manifestanti pacifici, attivisti dei diritti umani, giornalisti e donne che combattono in prima fila per la libertà” dalla Bielorussia a Cuba fino alla Siria, ma dimentica che ha rispettato gli accordi per lasciare l’Afghanistan in mano all’Emirato talebano. Il presidente Usa conferma la vicinanza all’Europa e al “sacro vincolo” dell’Alleanza atlantica ma nel frattempo sigla con Australia e Regno Unito il patto Aukus con cui cancella accordi per decine di miliardi siglati dagli australiani con la Francia. Parla di sistema militare come ultime risorsa, ma blinda il Pacifico con le sue forze navali, conferma accordi di natura anche bellica nel Mediterraneo e ribadisce la necessità di poter “colpire ovunque e da remoto” i nemici degli Stati Uniti: cosa che equivale alla risorsa militare anche se in un nuovo modo di combattere tipico della guerra di nuova generazione.

Insomma, se le parole di Biden vogliono illuminare il mondo di nuove speranze, dall’altra parte sembra che ci sia una realtà molto differente da quella esposta dal capo della Casa Bianca. L’Occidente idealizzato nel discorso all’Assemblea Generale vede un rapporto Usa-Ue ai minimi termini. La nuova guerra fredda, che il presidente statunitense vuole evitare a ogni costo, è semplicemente già realtà. Le forze militari statunitensi sono presenti dove è fondamentale mantenere gli interessi Usa: al limite utilizzando in modo più pragmatico le potenze regionali che fanno parte del blocco guidato da Washington. E se il commander-in-chief si dice ben consapevole dei pericoli che corrono le persone che difendono i propri diritti nel mondo e che ritiene la democrazia una stella polare della propria diplomazia, le strade di Kabul dimostrano il contrario. Il realismo supera certamente afflati etici e destini manifesti che ad oggi l’America non può permettersi. E quella di Biden appare come una dichiarazione di intenti che può rivelare, davvero, solo un’unica linea di condotta: gli interessi degli Stati Uniti prevalgono, per la Casa Bianca, in un mondo in rapido cambiamento. E tutto quello che è l’eredità del passato viene filtrato, mantenuto, modificato o cancellato a seconda delle nuove esigenze. Il mondo post-2020 è solo una parte di quello paventato dal presidente Usa.