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Sergej Beseda non è mai comparso nelle liste dei siloviki che la stampa occidentale si è dilettata a redigere per anni, prima e dopo l’invasione dell’Ucraina. Ciò nonostante, pur non comparendo tra i più intimi consiglieri di Vladimir Vladimirovič Putin, Beseda, ex spia del Kgb con un profilo perfetto per ricoprire il ruolo di silovik, è ben noto alla Cia, dove viene chiamato “il Barone” per via del suo amore per la sartoria e i sigari cubani, ed è considerato non solo uno degli orchestratori dell‘”operazione militare speciale” per la “denazificazione dell’Ucraina“, ma anche una figura centrale nelle trattative per una dei più grandi scambi di prigionieri dai tempi della Guerra fredda.

Il “Barone”, considerato uno degli uomini chiave del presidente Putin, ha preso parte alle trattative per l’Ucraina, e secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, che possiamo supporre abbia ricevuto l’imbeccata da qualche funzionario dell’intelligence statunitense che ha seguito da lontano la sua carriera di spia, sarebbe il mediatore segreto dello zar, inviato al Ritz-Carlton di Riyad per discutere i punti focali dei negoziati per raggiungere un cessate il fuoco tra Mosca e Kiev.

Agente del Kgb dagli anni Settanta, diventato colonnello generale, secondo i gradi dell’esercito russo, Beseda è considerato uno dei pochi funzionari russi ad avere un “filo diretto” con il presidente Putin, e lo avrebbe aiutato a pianificare l’invasione dell’Ucraina, oltre ad aver svolto “ruoli determinanti in alcune delle missioni più delicate della Russia“. Ora, il solitario generale-spia che negli anni Ottanta era assegnato alla “sezione” che poteva comunicare con le spie americane, sarebbe il principale riferimento per i negoziati del Cremlino.

Le voci di arresto e la ricomparsa

Secondo la Cia il coinvolgimento di Beseda nelle trattative per l’Ucraina va interpretato come un segnale della linea negoziale dura che Putin intende mantenere. Una linea suggerita, o comunque contemplata, proprio dai consiglieri dell’Fsb, l’agenzia di spionaggio russa erede del Kgb.

Le fonti del Wall Street Journal, estremamente attive in queste settimane, hanno ricordato come la spia di carriera nota alla Langley con soprannome di “il Barone”, si fosse impegnata a incontrare i funzionari della Cia lasciando capire che c’era margine per negoziare il più grande scambio di prigionieri nella storia tra Stati Uniti e Russia. Parte dello scambio, fu proprio il giornalista Evan Gershkovich: uno dei 24 prigionieri liberati il primo agosto del 2024.

All’epoca, ricorda il giornale statunitense, l’amministrazione Biden “avvertì il Journal che la semplice menzione pubblica del nome di Beseda avrebbe potuto far saltare uno degli ultimi canali segreti rimasti tra Washington e il Cremlino in tempo di guerra“. Una mossa che avrebbe compromesso in maniera significativa le trattative per lo scambio di prigionieri tra Washington e Mosca. Dopo anni trascorsi nell’ombra e dopo le voci che lo davano per defenestrato e rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Lefortovo, Beseda riappare davanti agli occhi di tutti, menzionato come figura chiave per il destino del conflitto e dell’Ucraina, dove, sempre stando agli analisti di Langley, Putin vuole riottenere il “controllo politico“.

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