Bernard-Henri Lévy e il suo spettacolo anti-sovranista “Looking for Europe” sono arrivati in Italia. Lo show del filosofo francese si è svolto lo scorso 24 aprile alla Sala Umberto di Roma e viene descritto come un monologo “interiore di un intellettuale che, relegato in una camera d’albergo a Sarajevo, ha a disposizione 90 minuti per scrivere un discorso sull’Europa”.
Comincerà dalla mitologia greca? Dalla filosofia tedesca? Dal modo in cui l’Idea d’Europa ha, da mezzo secolo, fatto la guerra alla guerra, alla tirannia totalitaria, alla miseria? No, perché a Bernard-Henri Lévy “vengono in mente solo le immagini desolanti di un vecchio continente sommerso da un’ondata nazionalista, razzista, xenofoba e antisemita senza precedenti dagli anni Trenta”.
Autore di una quarantina di libri fra i quali L’Empire et les cinq rois, La barbarie à visage humain (La barbarie dal volto umano), Qui a tué Daniel Pearl ? (Chi ha ucciso Daniel Pearl?), il filosofo-attivista è regista
dei documentari Peshmerga, Le serment de Tobrouk e Bosna ! (Bosnia). “Impegnato in gioventù contro il totalitarismo e, oggi, contro l’alleanza criminale di Trump e Putin, ha scritto questa pièce anche come prima traccia delle sue Mémoires intérieurs”.
Bernard-Henri Lévy difende Macron e attacca Salvini
Come scrive Camilla Tagliabue su Il Fatto Quotidiano, il filosofo-attivista, oggi 70enne, difende a spada a tratta il presidente francese Emmanuel Macron la cui unica pecca sarebbe quella di avere “problemi di comunicazione” e attacca l’Italia, il bersaglio più facile. Nessun mea culpa nemmeno su Cesare Battisti: “Mai detto che fosse innocente ma che avesse diritto a un faccia a faccia con un giudice”. Uno spettacolo dove l’egocentrismo di Lèvy raggiunge vette altissime.
In un’intervista al New Yorker, il filosofo racconta di non avere più speranze per la sfilacciata alleanza transatlantica tra Europa e Stati Uniti, che è il tema di “Looking for Europe”. “Questa alleanza è stata danneggiata molto prima, e anche il presidente Obama è responsabile di questo, purtroppo” ha spiegato , citando l’assenza di Obama dalla marcia anti-terrorismo di Parigi dopo il massacro di Charlie Hebdo e la sua decisione di non unirsi al presidente francese, François Hollande, in azioni militari contro la Siria.
Bhl, l’ultimo che può dare lezioni all’Italia
Sponsor della guerra in Libia e di tutti i disastrosi “interventi umanitari” in Medio Oriente degli ultimi 20 anni, Bernard-Herni Lèvy, come ricorda Lorenzo Vita su Gli Occhi della Guerra, è decisamente l’ultimo che può dare lezioni all’Italia o ai tanto odiati “populismi”.
Nel corso degli anni, l’attivista-filosofo, da grande esponente della sinistra radical e socialista, approda nientemeno che alla corte di Nicholas Sarkozy. Un salto da sinistra a destra che per l’Europa (e soprattutto per l’Italia) è foriero di tragiche conseguenze. È lui a consigliare il presidente repubblicano sulla politica estera. E gli effetti di questi suoi suggerimenti li paghiamo ancora oggi. Nel 1999 si schierò a favore dell’intervento Nato in Jugoslavia, e nel 2011 sostenne Sarkozy nella sua scelta di bombardare la Libia, scelta tragica che paghiamo ancora oggi. Più di recente, ha ha appoggiato il golpe di EuroMaidan in Ucraina e ha sostenuto un possibile intervento militare in Siria.
Come ricordato su IlGiornale.it, secondo Bhl bisognava intervenire militarmente in Siria nell’agosto del 2014 e appoggiare i cosiddetti “ribelli democratici”, poi in gran parte confluiti nelle fila terroristiche di Al Nusra e dello Stato islamico.