DA STOCCARDA – Le Germania apre le porte ai cittadini turchi colpiti dalle purghe di Recep Tayyip Erdogan. Giornalisti, accademici, politici – come ha dichiarato il ministro per le politiche europee Michael Roth –potranno richiedere asilo politico a Berlino. “La Germania è un Paese di larghe vedute, aperto in via di principio nei confronti di chiunque sia vittima di persecuzioni”, ha detto Roth. “Tutte le menti critiche in Turchia devono sapere che il governo tedesco sta accanto a loro con solidarietà”. Le sue parole, apparse oggi in un’intervista al quotidiano Die Welt, sono destinate a gettare benzina sul fuoco nei rapporti sempre più tesi fra Berlino ed Ankara.LEGGI ANCHE: Non c’è tregua tra Turchia e curdiNon si è fatta attendere, infatti, la risposta turca. Il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu ha accusato oggi Berlino di supportare apertamente i curdi del PKK e il Fronte rivoluzionario della liberazione popolare, partito turco di ispirazione marxista. Un riferimento anche alle manifestazioni di sabato, quando oltre 10mila curdi e turchi – fra cui i partiti in questione – sono scesi in strada a Colonia, Stoccarda e in altre città della Germania al grido di “Erdogan fascista e terrorista”.Una protesta nata sull’onda emotiva della decapitazione del terzo partito della Turchia, l’HDP, i cui leader sono stati tratti in arresto. Dichiarazioni, quelle di Cavusoglu, che riprendono le accuse mosse da Erdogan pochi giorni fa, quando il Sultano si era spinto a definire la Germania “un rifugio per terroristi”. Con tanto di minacce a Berlino, neanche troppo velate: “Il terrorismo è come uno scorpione che morderà colui che lo porta in seno. Non vedo un futuro luminoso per la Germania”.[Best_Wordpress_Gallery id=”329″ gal_title=”Manifestazioni in Germania”]In totale sono 3.973 i cittadini turchi che hanno chiesto asilo politico in Germania nel 2016. Un dato aggiornato a settembre, ma che è già il doppio delle richieste dell’anno prima. Fra loro, come riportato dal ministero degli interni di Berlino, ci sono anche 35 diplomatici. Nel frattempo sono arrivate anche le prime condanne per gli insulti e le minacce subiti da parlamentari di origine turca dopo il riconoscimento del genocidio armeno da parte del Bundestag. I condannati, a loro volta di origine turca, avevano dato della “puttana” a Sevim Dagdelen e preso di mira il leader dei verdi Cem Özdemir, promotore della risoluzione sul genocidio, che vive sotto scorta a causa delle ripetute minacce di morte.