Nel mondo delle banche europee il detto “due pesi, due misure” è fin troppo riduttivo per descrivere l’approccio della Vigilanza di Francoforte e dei rappresentanti politici nazionali alla questione. Di fatto, si applica un peso diverso per ogni Paese dell’Eurozona e, al tempo stesso, non si risparmia una certa dose di ipocrisia.
Ipocrisia che sarebbe ironica se non ci fossero di mezzo scelte politiche che possono, in prospettiva, coinvolgere miliardi di euro in titoli e risparmi e impattare notevolmente sulle finanze nazionali dei Paesi membri. Lo abbiamo visto di recente in occasione della sentenza del tribunale Ue sul caso Tercas, che ha sbugiardato la linea tenuta dalla Commissione europea, in particolare di Margrethe Vestager, nel 2015, quando l’intervento del Fondo Interbancario di Tutela Depositi (Fitd) a favore degli istituti in difficoltà fu equiparato ad aiuto di Stato.
Lo vediamo, ora, con il nuovo attacco proveniente dalla Germania e diretto verso le nostre banche in difficoltà. Frank Schaeffler, parlamentare del Partito liberale democratico, ha inviato una lettera alla Bce il 21 marzo scorso, intermediata dal presidente del Bundestag (ed ex ministro delle Finanze) Wolfgang Schauble in cui chiedeva conto e ragione del “preoccupante stato di salute” di Carige, Popolare di Bari e Mps.
Otto serie di domande, in totale: dopo una richiesta di chiarimento sui bilanci, Schaeffler nella quinta domanda “chiede se la Bce ritenga l’assistenza del governo italiano a Carige necessaria per evitare un grave turbamento dell’economia e per salvaguardare la stabilità finanziaria”, fa notare Startmag. “Nella sesta si domanda se la Bce tema il contagio dei problemi ad altre banche in Italia o nell’area dell’euro. Nella settima si chiede se la Bce ritenga che il decreto del governo italiano a sostegno di Carige con garanzie sui bond sia in linea con le norme Ue in materia di risanamento e risoluzione delle banche (la direttiva Brrd). Infine nell’ottava il parlamentare domanda quali misure la Bce intenda adottare per evitare ulteriori problemi nel settore bancario italiano. Queste ultime quattro domande sono state rivolte anche al Single Resolution Board (Srb), con il quesito ulteriore se sia stato elaborato un piano di risoluzione per le tre banche”.
Andrea Enria, responsabile della vigilanza Bce, non ha voluto gettare benzina sul fuoco, sottolineando come l’istituto comunitario stia predisponendo misure volte a gestire nel quadro normativo vigente la crisi, rispondendo a domande che, in certi casi, implicavano un approfondimento confidenziale delle scelte strategiche in materia bancaria in maniera trasparente, citando i bilanci delle tre banche e dei link al sito ufficiale della Bce.
Schaeffler, esponente di un partito che ha sempre fatto del rigore economico la sua regola aurea, ha notevolmente sbagliato i tempi per presentare questo suo esposto. L’ipocrisia, come detto, rischia di sfociare in una situazione ironica. Proprio in queste settimane il problema delle banche sta attanagliando, e non poco, la Germania. Angela Merkel ha predisposto il salvataggio della cassa commerciale Nord Lb utilizzando fondi pubblici di Berlino, aggirando sul campo le normative sul bail-in, e il suo esecutivo, nella figura del ministro delle Finanze Olof Scholz, sta lavorando per completare la fusione Deutsche Bank-Commerzbank. Contro le stesse lamentele della Vigilanza bancaria europea, muta sui problemi legati a titoli tossici e derivati che coinvolgevano la prima banca tedesca durante la gestione sciagurata di Daniele Nouy ma attiva nel frenare la creazione del temuto “colosso del debito”, l’instabile frutto della possibile unione.
Mentre, anche in assenza di drammatizzazioni ulteriori, in Italia un caso sembra essere destinato a una repentina risoluzione. Parliamo di Carige, entrata nel mirino di numerosi potenziali acquirenti. Secondo indiscrezioni raccolte dal Corriere della Sera, “in pole position ci sarebbe Blackrock, che sta lavorando a un’offerta supportata da un piano che insiste in particolare sulle potenzialità della private bank Cesare Ponti, che la scorsa settimana ha aperto la prima di una decina di nuove filiali attese entro l’estate. Il piano industriale predisposto dai commissari punta a riavvicinarsi in cinque anni ai 18 miliardi di masse gestite, dopo averne perse il 30% dal 2014 a oggi”. Una strategia sicuramente più realistica dei maldestri tentativi della Germania di mascherare i notevoli problemi delle sue banche.