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La decisione dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (Bfv), sotto la guida della ministra dell’Interno socialdemocratica Nancy Faeser, di classificare ufficialmente l’Alternative für Deutschland (AfD) come formazione di “estrema destra” ha scatenato un acceso dibattito in Germania. L’accusa principale mossa dal Bfv è che l’AfD promuova un’idea “etnica-nazionale” del popolo, incompatibile con i valori democratici. Una mossa che, a pochi giorni dalla fine del mandato di Faeser, è stata accompagnata da un post sui social media in cui il ministro social-democratico ha condiviso la notizia con una sua foto, alimentando ulteriori polemiche su una mossa così controversa e delicata.

In Germania si accende il dibattito sull’Afd

La decisione ha attirato l’attenzione di giornalisti indipendenti di calibro internazionale, come Glenn Greenwald e Michael Shellenberger. Ma le critiche più dure sono arrivate dalla Germania stessa, in particolare dal Berliner Zeitung, storico quotidiano di centro-sinistra, che ha pubblicato un editoriale al vetriolo contro Faeser e il rapporto dei servizi segreti. L’editoriale, firmato da Thomas Bluhm, non usa mezzi termini:

Hanno usato ogni trucco immaginabile di esclusione politica per combattere l’AfD. I suoi politici non dovevano apparire in talk show o sui giornali, per non dar loro una ‘piattaforma’. Sono stati esclusi da incarichi nel Bundestag, i loro congressi sono stati bloccati. Ricerche discutibili come il ‘piano segreto’ di Correctiv e le successive ‘manifestazioni contro la destra’ dovevano indebolire il partito. Sono stati definiti antidemocratici. Ma nulla ha funzionato. Al contrario: l’AfD è diventata ogni volta più forte” afferma Thomas Bluhm.

“L’Spd non pensa di poter battere l’Afd sul piano politico”

Secondo l’editoriale dello storico quotidiano tedesco, non certo vicino alle posizioni dell’AfD e della destra radicale, la mossa del ministro dell’Interno riflette la presa d’atto, da parte dei socialdemocratici, di non poter più sconfiggere l’AfD nelle urne. Pertanto, si tentano altre strade. E la “via giudiziaria” e del giustizialismo giacobino sembra essere quella prescelta dall’establishment tedesco: “È evidente – afferma Bluhm – l’establishment, guidato dall’Spd, non crede più di poter battere la destra sul piano politico. Le infinite promesse della coalizione ‘semaforo’ [Spd, Verdi, Fdp] e ora della nuova coalizione nero-rossa [CDU/CSU-SPD], di risolvere i problemi che alimentano l’AfD, sono solo chiacchiere. E poiché non credono più in sé stessi, vogliono vietare ciò che non riescono a sconfiggere nella competizione politica“.

Un fenomeno non più solo della Germania est

Fino alle recenti elezioni federali, il successo dell’AfD veniva spesso attribuito agli elettori dell’ex Germania Est, accusati di non aver compreso appieno la democrazia. Ma, come evidenzia il Berliner Zeitung, questa narrazione non regge più:

Dal 23 febbraio, questo non è più sostenibile. Era già un’assurdità prima, ma ora l’AfD non è solo la forza dominante a Est. In termini assoluti, ha più elettori a Ovest. Il fenomeno è ormai nazionale. Gli elettori dell’Est hanno solo capito prima che i partiti al governo non hanno soluzioni da offrire” spiega l’editoriale.

Con circa 11 milioni di voti, l’AfD si è affermata come una forza politica di peso, spesso al primo o secondo posto nei risultati elettorali. Questo successo, secondo l’editoriale, normalizza il partito: più seggi, più sostenitori, più legittimità percepita. Eppure, il governo sembra rispondere con una strategia di “ri-demonizzazione”, usando i servizi segreti per giustificare una possibile repressione.

Accuse deboli

Il rapporto del Bfv, lungo 1100 pagine ma tenuto segreto, accusa l’AfD di considerare i cittadini tedeschi con origini migratorie, in particolare da paesi a maggioranza musulmana, come “non appartenenti al popolo tedesco” definito in chiave etnica. Tuttavia, il Berliner Zeitung mette in dubbio la solidità di queste accuse:

Il Bfv non deve fornire prove né al pubblico né all’AfD. Alcune affermazioni sono a dir poco ridicole. Ad esempio, si sostiene che i politici dell’AfD, travestendosi da piloti per le espulsioni, sarebbero anticostituzionali. Le espulsioni, però, sono previste dalla legge, e i travestimenti, per quanto di cattivo gusto, non sono illegali. Lo stesso cancelliere Olaf Scholz ha chiesto ‘espulsioni su larga scala’ in prima pagina su Der Spiegel“.

Problemi ignorati

L’editoriale suggerisce che molti elettori dell’AfD abbiano votato il partito nella speranza che la loro ascesa spingesse le altre forze politiche a occuparsi di questioni urgenti come migrazione, economia, edilizia abitativa e politica estera, in particolare verso la Russia. Tuttavia, né l’ultima coalizione né quella futura sembrano in grado di rispondere a queste aspettative. E anziché andare al fondo delle problematiche, e capire il perché AfD è così apprezzata nella Germania dell’est e nelle fasce più deboli della popolazione, l’establishment tedesco opta per l’autoritarismo.

La classificazione dell’AfD come “estrema destra” potrebbe essere infatti il preludio a un tentativo di messa al bando. Alcuni esponenti della CDU, in particolare dell’ala vicina agli imprenditori, hanno già chiesto un divieto esplicito. Ma il Berliner Zeitung avverte:

Chi vuole vietare l’AfD sta ignorando la riorganizzazione delle democrazie occidentali. In queste democrazie, i partiti di opposizione non vengono messi al bando. Ma questo, in fondo, sarebbe in linea con la tradizione tedesca: la Germania non ha mai avuto piena fiducia nella democrazia“.

In Germania, dunque, il dibattito si concentra su un punto cruciale: è possibile sconfiggere l’AfD con il confronto politico, o l’establishment ricorrerà a misure autoritarie per arginare un partito che continua a crescere? La risposta, per ora, resta sospesa. Ma una cosa è certa: la mossa di Faeser ha aperto un vaso di Pandora, e le sue conseguenze si faranno sentire a lungo, non solo in Germania.

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