Papa Francesco prepara le mosse per sciogliere la crisi della Nord Corea

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Papa Bergoglio muove le pedine in direzione Corea del Nord. Qualcosa in quella parte di mondo si muove. Tra una decina di giorni si terrà il terzo incontro tra Kim Jong-un e Moon Jae-in. I due leader coreani, poco prima dello svolgimento delle Olimpiadi invernali, hanno riaperto la linea telefonica. Gli Stati Uniti di Donald Trump, nel frattempo, si sono detti disponibili a uno storico summit bilaterale con il dittatore nordcoreano. Il Tycoon vuole che il meeting sia “proficuo” altrimenti si alzerà e se ne andrà

La “crema” della diplomazia mondiale è concentrata su questo fronte. Pare che durante il fine settimana di Pasqua Mike Pompeo, direttore della Cia e prossimo segretario di Stato degli Stati Uniti, abbia già incontrato in sordina con Kim Jong-un. Una chiacchierata interlocutoria, che sarebbe servita soprattutto a preparare il terreno per la possibile visita di The Donald. Non è detto che Trump decida di recarsi in Corea del Nord. La Casa Bianca starebbe valutando cinque luoghi possibili. L’ipotesi più plausibile è che il tutto si svolga in un territorio “neutrale” per entrambe le parti. 



Il Vaticano, che grazie all’Ostpolitik 2.0 del cardinale Pietro Parolin è tornato al centro della scena geopolitica, non vuole essere escluso dal tavolo e sposta i suoi pezzi più importanti. Il pontefice argentino ha già inviato il nuovo nunzio apostolico. Alfred Xuereb non è un uomo di Chiesa qualunque. L’arcivescovo maltese è un prelato d’onore di Sua Santità dai tempi di Giovanni Paolo II. Benedetto XVI, durante il settembre del 2017, lo ha nominato suo segretario privato in sostituzione di un arcivescovo polacco. Papa Francesco non solo ha confermato Xuereb nel suo ruolo, ma lo ha elevato nominandolo suo segretario particolare

Il nunzio apostolico non è in missione solitaria. Papa Bergoglio ha spostato un altro “guardiano della rivoluzione” in direzione Pyongyang. Padre Antonio Spadaro, gesuita e storico direttore de La Civiltà Cattolica, è la seconda “torre” ad essere stata mossa sulla scacchiera. Il teologo messinese è considerato l’ideologo politico del pontificato dell’ex arcivescovo di Buenos Aires. “Il nuovo mondo di Francesco”, l’ultima pubblicazione di Spadaro, sostiene che la geopolitica promossa da Francesco e da Parolin stia radicalmente cambiando gli equilibri mondiali. La “Chiesa in uscita”, quella che tocca le periferie esistenziali ed ecclesiastiche dell’intero globo terrestre, è chiamata adesso alla partita coreana. 

La Civiltà Cattolica ha da poco pubblicato un numero monografico dedicato alla nazione di Kim Jong-un. Come spiegato dall’Huffington Post, i gesuiti di Spadaro ritengono che la Corea del Nord sia “una nuova frontiera del mondo, il punto di frattura e di sutura dei blocchi”. Lo sguardo del Vaticano, come dimostra il presunto accordo con il governo cinese per la nomina concordata dei vescovi cattolici, è rivolto a Est. La Chiesa ha capito di poter arrivare alla Libertas Ecclesiae , cioè alla libertà di professare la fede cristiana senza ostruzionismi del potere temporale, anche in zone di mondo dove è stata tradizionalmente osteggiata. Per fare questo è importante allargare il raggio d’azione e, magari, scendere a qualche compromesso. A Xuereb e Spadaro è stato affidato un “mandato esplorativo”. La Santa Sede, che sembra aver smesso di contrapporsi di netto ai totalitarismi orientali, vuole toccare con mano ogni periferia asiatica. La “Chiesa in uscita” di Papa Bergoglio non conosce confine.