Bentornata Mitteleuropa! Magyar riparte da Varsavia e Vienna per rilanciare l’Ungheria

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Politica /

Asburgica e mitteleuropea: prima ancora che a Bruxelles, la diplomazia di Peter Magyar, prossimo a subentrare a Viktor Orban come primo ministro ungherese dopo la vittoria di Tisza alle elezioni di domenica 12 aprile, guarderà all’estero vicino di Budapest e alla ricostruzione di un asse con due Paesi strategici per lo Stato centroeuropeo, Austria e Polonia. Una dichiarazione d’intenti che mostra come il cambio di passo della politica estera dell’Ungheria, prima centrata sull’alleanza tra Orban e il “patto dei tre imperatori” (Vladimir Putin, Donald Trump, Benjamin Netanyahu) ostili all’integrazione europea, sarà sicuramente non ostile a Bruxelles ma non trasformerà certamente Budapest in un proconsolato della Commissione di Ursula von der Leyen.

Magyar-Tusk, torna il dialogo Ungheria-Polonia

L’ex alleato di Orban, che è riuscito a sconfiggerlo al voto e a portare le bandiere del Partito Popolare Europeo al potere a Budapest, coniuga storia e futuro. Magyar, sostenuto apertamente nel pre-voto dal premier polacco Donald Tusk, suo predecessore nel ribaltare a favore dei popolari un quadro politico dominato in patria dalla destra nazionalista, ha ribadito la sua volontà di ricostruire la “millenaria amicizia tra Polonia e Ungheria” e, dunque, di essere il motore di un nuovo partenariato capace di rilanciarsi dopo che la guerra in Ucraina prima e la caduta di Diritto e Giustizia in Polonia hanno, tra il 2022 e il 2023, portato Orban e Tusk spesso ai ferri corti.

La manovra prospetta un ampliamento della diplomazia ungherese che sostanzialmente prefigura il consolidamento di un asse mitteleuropeo e del cuore d’Europa su cui si possono intravedere possibilità di sistematizzazioni di strategie che spesso Orban portava avanti in forma solipsista: dalla convergenza sulla cautela sulle regole ambientali allo scetticismo sull’accoglienza dei migranti, Budapest e Varsavia possano formare un nuovo duo, mentre sul piano del dualismo tra Nato e difesa comune europea andrà capita la visione di Magyar. En passant, questo dovrà servire a contenere anche l’avvicinamento dell’Ucraina all’Ue in un quadro, però, di rinnovato supporto ungherese a Kiev rispetto all’era Orban.

Visegrad-Vienna, l’asse dell’Ungheria di Magyar

Magyar ha anche l’obiettivo di riportare in funzione il formato Visegrad, che corre sull’asse polacco-ungherese, e di poter avocare a sé anche il premier nazionalista ceco Andreij Babis e il socialista sovranista Robert Fico, leader della Slovacchia, per una nuova partnership. Mandando, dunque, il messaggio che il problema non erano le singole posizioni di Budapest o quelle odierne di Praga e Bratislava, quanto piuttosto le connessioni ambigue e spesso torbide di Orban su scala globale. In tal senso, la via mitteleuropea si somma alla ricerca, da parte di Magyar, della sponda “asburgica” con l’Austria.

Dopo Varsavia, il premier in pectore ha annunciato che andrà a Vienna, per incontrare il cancelliere Christian Stocker, esponente del Partito Popolare Austriaco e rilanciare anche verso Occidente la postura politica dello Stato centroeuropeo. Magyar interpreta la spinta verso Varsavia e Visegrad come complementare e con l’Austria la sua Ungheria potrebbe dialogare principalmente per avere un alleato chiaro in materia di apertura dell’Ue al rilascio di 35 miliardi di euro di fondi di coesione sospesi per le riforme autocratiche di Orban. Cosa può offrire Magyar a Stocker? Sicuramente un’attenzione comune al bilancio europeo, ora che si dovrà negoziare il quadro per il settennato 2028-2034 e Vienna spinge per non espandere eccessivamente i cordoni della borsa. Magyar porterà sicuramente più Ungheria in Europa, ma è tutto da vedere se ci sarà più Europa in Ungheria. L’idea, neanche troppo nascosta, di un premier teleguidato da Bruxelles sembra già evaporare di fronte a una linea in via di definizione ma che appare padrone delle sue mosse.

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