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Alexandre Benalla torna a far tremare i muri dell’Eliseo. L’ex guardia del corpo di Emmanuel Macron, sotto inchiesta per aver picchiato un manifestante a maggio, torna a far parlare di sé. E per il presidente francese continuano i colpi inferti contro la sua già debole leadership con una popolarità crollata a livelli record.

Questa volta, a far tremare l’Eliseo è un’inchiesta del giornale online Mediapart. Secondo la testata francese, Benalla non solo non sarebbe stato allontanato dalla cerchia dell’entourage di Macron, ma continua anche a utilizzare il passaporto diplomatico per viaggiare all’estero e a fare incontri che non si sa bene quanto rientrino nella sua sfera privata. Come avvenuto recentemente in Ciad pochi giorni prima dell’arrivo del presidente Macron. Un viaggio tenuto segreto fino a quando Le Monde non ha pubblicato la notizia e che ha lasciato l’Eliseo nell’imbarazzo totale.

Giustificare la presenza di Benalla poche settimane prima dell’arrivo di Macron nel Paese africano era difficile. Ma giustificare gli incontri del francese con il presidente ciadiano Idriss Deby era quasi impossibile. Cosa ci faceva l’ex guardia del corpo di Macron alla corte del presidente del Ciad? E perché lo stesso Benalla, non certo un ministro o un diplomatico, avrebbe incontrato il fratello di Deby, Oumar, a capo della direzione generale della riserva strategica del Paese?

L’Eliseo, martedì sera, ha pubblicato un comunicato in cui si diceva che l’ex tuttofare del presidente francese “non era un emissario ufficiale o ufficioso della presidenza della Repubblica”. Tesi ovviamente sostenuta anche dallo stesso Benalla, che, attraverso il suo entourage, ha detto all’Afp che si trovava a N’Djamena per un fantomatico investimento da 250 milioni di euro: “niente a che vedere con Macron, niente a che vedere con l’Eliseo”.

Il problema è che monsieur Alexandre non ha chiarito alcune questioni: l’utilizzo del passaporto diplomatico per i suoi viaggi d’affari (questione già affrontata dai media francesi a maggio); l’impegno, firmato il 23 maggio, di restituire i suoi due passaporti diplomatici; il giuramento, durante un’audizione davanti alla commissione di inchiesta del Senato, il 19 settembre, in base a cui affermava di aver lasciato il documento nel suo ufficio all’Eliseo. Secondo il direttore di Mediapart, Edwy Plenel, questo è a tutti gli effetti “un affare di Stato”.

Secondo le rivelazioni di Mediapart, riportate da Libero, “il documento che Benalla continua a utilizzare è valido fino al 19 settembre del 2022 e riporta la tradizionale dicitura dei passaporti diplomatici: ‘Il ministero degli Affari esteri chiede alle Autorità civili e militari della Repubblica francese e prega le Autorità dei Paesi amici e alleati di lasciar passare liberamente il titolare del presente passaporto'”.

Se “questo documento è riservato ai diplomatici in carica e, per esteso, ad alcuni membri del gabinetto, le cui funzioni hanno una dimensione diplomatica”, cosa ci faceva Benalla con questo passaporto? Ieri, la portavoce del ministero degli Esteri, Agnès von der Mühll, ha spiegato che il ministero aveva chiesto l’immediata restituzione, a fine luglio, dei due passaporti diplomatici attributi a Benalla. E minaccia azioni legali.

Ma le domande continuano a essere molte. E ancora una volta, la vittima di tutta questa bufera mediatica è proprio Macron, che ormai da tempo ha perso credibilità non solo di fronte al proprio elettorato, ma anche di fronte a tutta la Francia. Quello nei confronti del capo dell’Eliseo è un attacco incrociato che rischia di minare definitivamente la leadership del presidente. E c’è chi crede che sia arrivato il momento distaccare la spina alla presidenza. Il problema è che il sistema politico francese blinda la carica dio Macron: solo lui può decidere di darci un taglio. E non sembra essere la persona più indicata per questo tipo di gesti di resa.