Il Belgio è considerato il cuore politico dell’Unione europea. Lì sorge Bruxelles, “capitale” dell’Unione europea. E il Paese è considerato una sorta di rappresentante dell’Ue. Eppure è proprio dal Belgio, per certi versi uno dei ventri molli dell’Unione europea, che arriva l’ennesima stoccata al “sistema Europa”. Per sostituire i suoi F-16, ormai obsoleti, il governo belga ha bocciato sia i Dassualt Raphale francesi sia gli Eurofighter Typhoon del consorzio europeo composto da Italia, Germania, Spagna e Regno Unito. Bruxelles ha scelto gli F-35 della Lockheed Martin. Simbolo dell’industria bellica americana e da sempre oggetto dell’agenda politica di Donald Trump, che sta cercando di vendere i suoi aerei a tutti gli alleati: Belgio compreso.

Come spiega La Verità, “la squadra commerciale di Lockheed-Martin e lo staff forniture tattiche di Donald Trump hanno dunque finalizzato un lavoro cominciato tre anni orsono, annunciato il 17 marzo scorso e culminato il 25 ottobre con la comunicazione ufficiale dell’esclusione dei produttori europei in favore di quelli americani che fanno del piccolo regno europeo stretto tra Francia, Germania, Olanda e Lussemburgo, il cliente numero tredici del Joint Strike Fighter. E un cliente pregiato, visto che sborserà a Trump 6,65 miliardi di dollari entro il 2030, dei quali 4,3 per i velivoli e il resto per l’addestramento dei piloti e i programmi di manutenzione”.

Per gli Stati Uniti di Trump, una vittoria su tutta la linea. Il presidente Usa ha promesso dall’inizio del suo mandato di far entrare miliardi di dollari nel circuito industriale americano attraverso la vendita di mezzi. L’idea del leader della Casa Bianca è stata da subito molto chiara: gli alleati dovevano iniziare a pagare di più per la Difesa Usa. A questa idea puramente economica, si aggiunge un obiettivo strategico voluto dal Pentagono. Se gli alleati hanno mezzi nati e distribuiti dagli Stati Uniti, di fatto il Pentagono e la Lockheed Martin hanno un controllo su quegli stessi mezzi.

Fra questi alleati, c’è anche il Belgio. E la questione diventa non solo strategica, ma anche politica. Il ministro della Difesa Steven Vandeput ha dichiarato all’agenzia Reuters che il caccia multiruolo americano ha superato gli altri pretendenti europei per questioni puramente tecniche. Secondo Bruxelles, l’aeronautica belga avrebbe risparmiato sul costo complessivo dell’operazione. Possibile: ma è anche altrettanto evidente che la scelta di spostarsi su un mezzo americano piuttosto che su uno europeo incide e non poco sul concetto di “Difesa europea” paventato più volte in sede continentale. 

 

E infatti non è un caso che da parte di Parigi e da parte di Airbus la reazione sia stata molto piccata. Come riporta Analisi Difesa, questa è stata la risposta del consorzio: “Airbus Defense and Space accetta questa decisione dal Belgio ed è consapevole dei forti legami tra il Belgio e gli Stati Uniti in materia di difesa industriale. Pertanto, la decisione di ieri non arriva come una sorpresa completa. Tuttavia, Airbus Defence and Space rimane fermamente convinto che l’offerta presentata dal Team Eurofighter, costituito dai partner industriali di Regno Unito, Germania, Italia e Spagna, avrebbe rappresentato una scelta superiore per il Paese sia in termini di capacità operative che di opportunità industriali”.

Inoltre, continua Airbus: ” La soluzione Eurofighter avrebbe comportato un contributo diretto di oltre 19 miliardi di euro all’economia belga. Questa partnership potrebbe anche aver aperto la strada al Belgio per aderire al programma franco-tedesco Future Combat Air System, che Airbus sta attualmente definendo con il suo forte partner industriale Dassault Aviation”.

Da parte dell’Eliseo, il commento è stato anche più duro: “La scelta del Belgio per gli F-35 invece che per velivoli europei va strategicamente contro gli interessi europei in tempi in cui l’Unione è chiamata ad aumentare i suoi sforzi di Difesa congiunta”.

Ma in questo Europa concentrata più sui parametri dello “zero virgola” invece che sull’idea che si ha della stessa Unione, Trump e i suoi Stati Uniti entrano come coltello nel burro. Emmanuel Macron parla di interessi europei: ma quando hanno mai avuto il sopravvento questi interessi su quelli del suo stesso Paese? È chiaro che in un momento di forte debolezza dell’Europa, di transizione geopolitica mondiale e di fallimento dell’idea stessa di Unione europea, gli Stati membri si orientino su altre potenze: Stati Uniti in primis, vista l’esistenza della Nato. Ma tutto ha un prezzo. Per esempio nel cedere le chiavi della propria difesa a un partner Oltreoceano.

 

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