Bce non fa gli interessi degli europei

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La BCE potrebbe aver attuato una politica economica contraria agli interessi della popolazione europea. Il portale Bloomberg riporta oggi quest’insolita notizia. Ovvero gli europei non sarebbero stati avvantaggiati dalla politica dei bassi tassi d’interesse attuata dalla Banca di Mario Draghi. Un’indagine condotta dal gruppo bancario ING testimonia come due terzi degli europei non abbiano sfruttato i bassi tassi d’interesse per pagare vecchi debiti contratti o assumerne di nuovi (più convenienti visto il tasso più basso). Il costo dell’euro, ovvero il suo tasso d’interesse, è ad oggi molto basso e questo dovrebbe agevolare appunto una maggiore circolazione della moneta.Il piano fallimentare della BCELa BCE si aspettava nuovi crediti e nuovi debiti contratti dagli europei. Il tutto in concomitanza del Quantitative Easing, ovvero dell’iniezione di denaro da parte della stessa BCE nell’economia europea. Eppure l’indagine dimostra che solo l’11% degli europei che hanno deciso di ritirare i soldi dalla banca (visti i bassi tassi), li hanno poi riutilizzati per ripagare debiti. In sostanza è stato un fallimento. Perché? La stessa indagine ha dimostrato come i risparmi degli europei si siano in realtà ridotti di molto. Un terzo degli intervistati non possiede proprio un fondo di risparmi. Mentre il 36% arriva a meno di tre mensilità sul proprio conto. Una parte degli europei non ha dunque materialmente i soldi per onorare i debiti contratti. Questo è il risultato di otto anni di crisi economica e delle politiche dettate da Bruxelles e adottate alla lettera dagli Stati europei.Il rialzo dell’inflazione tedescaPurtroppo però questo collasso dei risparmi potrebbe avere delle conseguenze drammatiche. È infatti in atto una forte spinta inflazionistica in Europa centrale. In particolare in Germania che in questo mese potrebbe vedere il tasso d’inflazione al 2%. In sostanza sarebbe stato raggiunto lo scopo della Bce e del Quantitative Easing. Ovvero uscire dalla spirale deflattiva con lo stimolo monetario. C’è un ma. La Germania ha ancora l’incubo di Weimar e dell’iperinflazione. I principali economisti tedeschi, il governatore della Bundesbank Jens Weidmann e il Ministro dell’Economia Schauble in primis, sono terrorizzati dall’idea di una possibile instabilità dei prezzi. Dunque se l’inflazione tedesca accelerasse troppo in questi prossimi mesi, la Germania metterebbe notevole pressione a Mario Draghi perché interrompa il QE subito. Si arriverebbe così al punto 0. Ovvero la chiusura totale dei rubinetti della Bce. Quello che viene chiamato “tapering”, assottigliamento.Il rischio di “tapering”Questo momento era già stato paventato da Mario Draghi stesso lo scorso autunno. In realtà, allora, negli ambienti della Bce si era abbastanza convinti che il Quantitative Easing sarebbe dovuto durare almeno fino a marzo 2018, considerato l’andamento molto incerto delle economie del Sud Europa. L’improvvisa impennata inflattiva tedesca potrebbe scombussolare i piani di Draghi. “Avviare il “tapering” adesso, però, sarebbe una sciagura per il Sud Europa, che a malapena riesca a tenere a galla i bilanci, nonostante il costo di rifinanziamento del debito pubblico sia stato azzerato dal QE”, così si legge sul portale investireoggi.it. C’è in effetti molto panico rispetto alla possibilità del tapering, considerato che la Bce sta garantendo l’acquisto di titoli di Stato e privati che altrimenti sarebbero venduti a prezzi stracciati e con tassi d’interesse alle stelle.Per farsi un’idea, la fine del QE potrebbe portare molti titoli di Stato di paesi europei nella condizione di quelli italiani registrati nell’estate 2011. In questo caso però oltre all’Italia, ci sarebbero la Spagna, il Portogallo, la Grecia e forse anche la Francia. Il rischio di collasso economico di tutta l’eurozona sarebbe molto alto. Sopratutto se sommato alla scarsa quantità di risparmi con cui gli europei dovrebbero far fronte alla nuova crisi. Mario Draghi ha dunque il difficile compito di ignorare le pressioni tedesche.