Mentre la Nazionale italiana di calcio dovrà giocarsi le sue chance di tornare al Mondiale a fine marzo contro l’Irlanda del Nord, dopo due edizioni clamorosamente mancate, negli altri sport gli Azzurri stanno ottenendo risultati storici.
La Nazionale di baseball ha sconfitto prima gli Stati Uniti il 10 marzo, e poi Porto Rico il 14, raggiungendo la semifinale del World Baseball Classic. Lo scorso febbraio, l’Italia del cricket ha gareggiato per la prima volta nella sua storia alla Coppa del Mondo T20. Infine, il 7 marzo la Nazionale di rugby ha ottenuto una sorprendente vittoria sull’Inghilterra.
Si è parlato molto di come questi risultati dimostrino che certi sport “minori” stanno conquistandosi il proprio spazio sulle pagine dei giornali, mentre il calcio è in costante declino. Un discorso che non riguarda solo baseball, cricket e rugby, ma anche il tennis, in cui da tempo figure come Sinner e Paolini sono indicate come nuovi punti di riferimento sportivi nel nostro Paese. Ma i recenti successi italiani sembrano dirci qualcosa anche sul controverso rapporto dell’Italia con il tema della cittadinanza.
Da dove provengono gli Azzurri
Osservando la squadra azzurra di baseball, oggi tra le migliori al mondo, è impossibile non notare come sia composta per lo più da giocatori che non parlano italiano né sono nati o cresciuti nel nostro Paese. Su 31 giocatori, solo 3 sono nati in Italia; altrettanti sono i venezuelani, a cui si potrebbe aggiungere il manager Francisco Cervelli, più un canadese. Tutti gli altri sono statunitensi, sebbene di chiare origini italiane.
Discorso simile per la Nazionale di cricket, allenata dal canadese John Davison: su 15 convocati, 6 sono australiani, 3 sudafricani e uno inglese. Solo i restanti 5 giocatori azzurri sono nati o cresciuti in Italia, ma i loro nomi potrebbero sorprendere: Jaspreet Singh, Syed Naqvi, Zain Ali, Ali Hasan e Crishan Kalugamage. Le loro famiglie provengono dall’India o dallo Sri Lanka, ma hanno trascorso nel nostro Paese più tempo del loro capitano Wayne Madsen, che parallelamente al cricket ha avuto anche una discreta carriera nella Nazionale di hockey su prato del Sudafrica.
Il discorso cambia ancora se guardiamo all’Italia del rugby. La quasi totalità dei 23 giocatori scesi in campo nel successo sull’Inghilterra sono nati e cresciuti in Italia da famiglie di origine italiana. Solo quattro eccezioni: Muhamed Hasa è nato a Tirana ma è cresciuto nel nostro Paese; Louis Lynagh è nato a Treviso, ha una madre italiana e il padre è un ex rugbista australiano; Ignacio Brex è nato e cresciuto in Argentina; mentre Monty Ioane è australiano. Quest’ultimo gioca in azzurro senza neppure avere la cittadinanza italiana, in virtù di una regola del rugby che rende convocabile un giocatore con almeno tre anni di residenza in un Paese.
Sport, politica e cittadinanza
Le liste dei convocati di queste tre selezioni nazionali mostrano dunque idee di cittadinanza molto differenti, ma in cui è prevalente il principio dello ius sanguinis. In poche parole, è italiano chi ha almeno un antenato italiano, anche se si tratta di un nonno o di un bisnonno. È lo stesso caso di Mateo Retegui, attaccante argentino della Nazionale di calcio, che rappresenta l’Italia dal 2023 grazie a un nonno siciliano.
Questa situazione presenta un curioso paradosso, se pensiamo che un anno fa il governo Meloni ha ristretto la possibilità di ottenere la cittadinanza per ius sanguinis. Come confermato recentemente dalla Corte Costituzionale, con la nuova legge la discendenza va limitata a due generazioni, altrimenti dev’essere dimostrato un legame fisico con il territorio italiano.
Allo stesso tempo, l’esecutivo continua a non voler discutere di una legge sulla cittadinanza che faciliti il percorso ai figli degli immigrati che nascono o crescono nel nostro Paese. Anzi, lo scorso dicembre la Lega di Salvini ha depositato una proposta di legge per rendere ancora più stringenti i criteri per diventare italiani.
Tra le conseguenze sociali che ne potrebbero derivare ci sono anche quelle relative all’accesso allo sport. Il caso del cricket, con cinque giocatori con background migratorio, è influenzato dal fatto che questo sport, in Italia, è praticato prevalentemente dalle comunità di immigrati dell’Asia meridionale. Altrove, però, è evidente che la mancata cittadinanza è un ostacolo considerevole.
La Nazionale di calcio lo dimostra: tra i probabili convocati del ct Gattuso per lo spareggio di qualificazione ai Mondiali, solo Moise Kean e Michael Kayode rientrano in questa categoria. Entrambi sono infatti nati e cresciuti in Italia, ma i loro genitori sono immigrati rispettivamente dalla Costa d’Avorio e dalla Nigeria.
L’allenatore degli Azzurri non può invece ancora convocare Honest Ahanor – genitori nigeriani, ma nato ad Aversa e cresciuto vicino a Genova – al momento tra i migliori difensori della Serie A. Ahanor ha compiuto 18 anni il 23 febbraio e ha subito avviato le pratiche per ottenere la cittadinanza, ma difficilmente la riceverà in tempo per lo spareggio contro l’Irlanda del Nord. E per chi, a differenza sua, non è uno sportivo famoso, il percorso si rivela spesso molto più complicato.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

