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It’s the end of the world as we know it cantavano i R.E.M in un celebre brano del 1987 tutto incentrato sulla fine del mondo. Sarebbe sicuramente la colonna perfetta della incredibile vita – e parabola – di Barrett Moore, l’ex mercenario con contatti fra le  forze speciali ed un’esperienza sul campo nella guerra in Iraq che, come racconta The Intercept in un lungo speciale, a partire dal 2007, ha offerto ad amici e soci con abbastanza soldi in banca la possibilità di salvarsi. Da che cosa? Da un’apocalisse sicura, fatta di attentati terroristici, guerre asimmetriche, crisi finanziarie e disordini sociali, pandemie o tutte le altre possibili sventure che colpirebbero presto o tardi l’umanità. Come scrive lo stesso Moore in uno dei suoi siti web, “siamo sull’orlo della guerra, e questo è un invito all’azione. Anche se potrebbe non arrivare domani, la minaccia cresce di giorno in giorno poiché il conflitto tra gli stati nazionali più grandi e potenti diventa inevitabile, guidato dall’imminente implosione dell’impero del debito accumulato dalle democrazie occidentali e dal desiderio di Russia e Cina (e i loro surrogati) per sfuggire ai vincoli di quasi 70 anni di egemonia americana”. Il tono è quasi quello dei profeti che annunciano l’avvento del Redentore, in odore di millenarismo, sventolando una non precisata e vaga convinzione che un giorno il mondo che non conosciamo non sarà più lo stesso. E l’unica ancora da salvezza è in mano a Barrett Moore.

“La tempesta è in arrivo, salvatevi”

Moore spiega di non riferirsi a un’altra scaramuccia unilaterale nel deserto”, ma piuttosto di “una vera guerra”, dove “i satelliti cadono dal cielo, le navi affondano, le catene di approvvigionamento vengono interrotte e c’è una perdita di vite umane che non si vedeva dal secolo scorso; una guerra di tale portata che pochi occidentali viventi oggi capiscono o possono comprenderla. Una tale guerra – assicura Moore ai suoi papabili clienti – cambierà il mondo come lo conosciamo”. A questo punto, sottolinea, “manca solo la scintilla che accende l’inferno. Potrebbe venire domani, potrebbe ritardare ancora un po’. Possiamo prepararci, ma la preparazione richiede anni e anni”.

Appellandosi a un target di persone piuttosto ricche e altolocate, Moore osserva: “Devi ridefinire le priorità della tua vita oggi e iniziare ad adempiere all’obbligo più importante che hai nei confronti della tua famiglia oltre a servire Dio. Non sto parlando della tua prossima vacanza, di una macchina nuova o dell’iscrizione a un club. No. È la necessità di proteggere e provvedere alla tua famiglia in una situazione di conflitto in cui la catena di approvvigionamento non funziona più. Pensi che la tua ricchezza ti proteggerà? O che il pronto accesso agli aerei moderni farà la differenza? O forse sei abbastanza fortunato da possedere una seconda casa, o anche una barca? Mi dispiace, ma questi lussi si dimostreranno del tutto inutili quando arriverà la tempesta”.

La risposta di Moore all’Apocalisse imminente

I soldi non servono? Il servizio offerto da Moore, prima delle sue recenti disavventure legali, si chiamava Life Continuity ed era basato su un’idea molto chiara: mentre il resto del mondo brucia, l’ex mercenario è in grado di offrire un piano assicurativo in fondato su quella sicurezza che i governi nazionali – e gli Stati Uniti in primis, visti in declino da Moore – non saranno più grado di garantire ai suoi cittadini. La promessa, dunque, che la vita sarebbe proseguita come sempre. Si trattava, nota The Intercept, di una “promessa quasi biblica di salvezza e speranza in mezzo al caos, con materiali promozionali che sembravano estratti dalle sacre scritture”. Moore ha denominato il suo progetto contro l’Apocalisse Sovereign Deed e il suo nascondiglio per pochi prescelti Haven. A dirla tutta, il suo ambizioso piano prevedeva non solo la costruzione di un singolo rifugio per ricchi, ma una costellazione di rifugi-bunker in tutto il mondo. La sua società, affermava, sarebbe diventata ciò che Google è per il web. “New York, Londra e Tokyo hanno già subito attacchi terroristici e disastri naturali/causati dall’uomo possono certamente verificarsi in tutto il mondo. Prevediamo che, alla fine, i nostri clienti saranno diversi e vari come gli eventi dai quali li aiutiamo a riprendersi”.

Dopo aver pagato la quota associativa, ai clienti veniva garantito l’accesso all’Haven, un posto sull’arca di Noè, con un piano di evacuazione di emergenza nel quale sarebbero state specificate le coordinate GPS per arrivare al rifugio. Naturalmente, tutto doveva essere top-secret: ai clienti veniva chiesto di “evitare di discutere dell’esistenza di questo rifugio con persone diverse dai propri familiari”. Un piccolo dettaglio: purtroppo per l’ex mercenario non c’è mai stata nessuna rete di bunker di lusso, nessuna flotta di aerei e l’unico papabile rifugio era la sua casa unifamiliare sul Burt Lake, in Michigan. L’ambizioso progetto post-apocalittico non si è mai realizzato, arenatosi, come sottolinea The Intercept, in un groviglio di cause legali. Qualcuno però è cascato nella sua rete. Brad Thor, celebre scrittore di thriller americano famoso in tutto il mondo, ha versato circa 100.000 dollari a Moore in cambio dell’assicurazione che lui e la sua famiglia avrebbero avuto accesso al rifugio, prima di rendersi conto che ciò che gli era stato promesso non esisteva. E dopo cinque anni di amicizia e collaborazione, Thor ora accusa Moore di averlo derubato, preannunciando una lunga e durissima battaglia che si consumerà fra le aule di tribunale. Non sarà facile per lo scrittore dimostrare che l’ex amico l’ha truffato (a suo dire), dato che Moore ha messo in piedi un astutissimo sistema di scatole cinesi e di società fittizie dove lui non compare praticamente mai. Il finale di questa storia è ancora da scrivere ma tutto sembra fuorché l’epilogo degno di un grande thriller.