L’attorney general degli Stati Uniti William Barr conferma l’esistenza di una “cospirazione” dei dem contro Donald Trump volta a destituire il legittimo Presidente degli Stati Uniti. Il procuratore generale, durante un evento ufficiale organizzato dalla Federalist Society a Washington, Dc, ha apertamente accusato i democratici del Congresso di “sabotare” con “ogni strumento possibile” l’amministrazione Trump, creando un precedente molto pericoloso per il futuro del Paese. “Ammiro profondamente la presidenza americana come istituzione politica e costituzionale”, ha osservato Barr. “Purtroppo, negli ultimi decenni, abbiamo assistito a una costante violazione dell’autorità esecutiva da parte degli altri rami del governo”.

Parole durissime, quelle del ministro della Giustizia Usa: “Immediatamente dopo la vittoria di Trump alle elezioni – ha affermato –  gli oppositori hanno inaugurato quella che hanno chiamato la ‘resistenza’ e si sono radunati attorno a una strategia esplicita al fine di utilizzare ogni strumento e manovra possibile per sabotare l’amministrazione”. Un vero e proprio “golpe”.

“I democratici vogliono sabotare un governo eletto democraticamente”

L’Attorney general ha sottolineato che espressioni come “resistenza” sono usate per “descrivere un’insurrezione contro una potenza militare straniera. Ovviamente, essa connota che il governo in carica non è legittimo. È un’espressione molto pericolosa e devastante da importare nella politica di una repubblica democratica”. Gli avversari di Donald Trump, dunque, “si vedono essenzialmente impegnati in una guerra per paralizzare”, con ogni mezzo necessario, “un governo eletto democraticamente”.

I commenti di Barr sono arrivati mentre l’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina, Marie Yovanovich, stava testimoniando davanti al comitato di intelligence della Camera come parte dell’indagine formale sull’impeachment contro il presidente Trump. Come riporta l’agenzia Nova, l’ex ambasciatore Usa in Ucraina ha “accolto con stupore” la notizia di essere stata menzionata dal presidente Donald Trump durante la telefonata del 25 luglio con l’omologo ucraino Volodymyr Zelensky. Nel corso della telefonata con Zelensky, Trump avrebbe definito l’ambasciatrice come “una che porta guai” aggiungendo che “le capiterà qualcosa”. Yovanovitch ha detto di essere stata scioccata e distrutta da queste parole e “dal fatto che il presidente degli Stati Uniti potesse parlare in quei termini di un diplomatico Usa a un leader straniero”.

In attesa di John Durham e delle indagini sullo Spygate

Le dichiarazioni di William Barr non sono affatto casuali, né nei tempi né nei modi. Presto, infatti, potrebbe essere divulgato il primo dei due rapporti sulle inchieste avviate dall’amministrazione Usa sulla vicenda Spygate/Russiagate. La prima indagine, guidata Michael Horowitz, è incentrata sul presunto controllo della campagna presidenziale di Trump nel 2016 e sul possibile abuso del Foreign Intelligence Surveillance Act da parte di Barack Obama. La seconda inchiesta, invece, è quella guidata da Procuratore John Durham, che sta indagando su quelle che potrebbero essere le vere origini del Russiagate e che potrebbe coinvolgere anche l’Italia. Inchiesta che ora è diventata penale.

“Non conosco il contenuto del rapporto del procuratore generale William Barr ma prevedo che scoprirà molta corruzione” aveva detto nelle scorse settimane Donald Trump rispondendo a una domanda sull’indagine del ministro della Giustizia Usa dallo Studio Ovale con il Presidente Sergio Mattarella. Come riportato da Inside Over, il ministro della giustizia degli Stati Uniti William Barr e il procuratore John Durham potrebbero tornare presto in Italia. Lo ha rivelato una fonte anonima dell’intelligence Usa all’agenzia di stampa Reuters, che conferma come al centro degli incontri fra Barr e i vertici dell’intelligence italiana del 15 agosto e del 27 settembre ci fosse il docente maltese Joseph Mifsud e la sua rete – vastissima – rete di relazioni. La fonte dell’intelligence americana ha spiegato che è probabile che Barr o Durham – o entrambi – tornino presto in Italia per proseguire le indagini, sottolineando che la pista Mifsud è ancora caldissima. A maggior ragione dopo le ultime inchieste giornaliste e il misterioso messaggio audio del sedicente Mifsud che John Durham sta analizzando.

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