Torna a farsi sentire Steve Bannonex direttore di Breitbart, regista della campagna elettorale di Donald Trump nel 2016 e Chief Strategist della Casa Bianca reinventatosi, nell’ultimo biennio, “guru” dei sovranisti europei. Intervistato da Maria Luisa Rossi Hawkins per La Verità, Bannon ha bocciato l’ipotesi in via di perfezionamento del nuovo governo italiano negoziato tra Movimento Cinque Stelle, Partito Democratico e formazioni minori del Parlamento romano.

In un certo senso, Bannon concorda con Romano Prodi nel definire il nascente governo Conte II un “esecutivo Ursula”, ovvero propiziato dall’ascesa alla Presidenza della Commissione Europea di Ursula von der Leyen e dal patto elettorale con cui in sede comunitaria a luglio i pentastellati e i democratici, assieme a Forza Italia, hanno concorso all’Europarlamento per propiziare l’ascesa del Ministro della Difesa di Angela Merkel. Chiaramente, le opinioni di Prodi e Bannon sul tema non potevano che essere diametralmente opposte. Bannon rubrica la coalizione M5S-Pd come un “sequestro della sovranità nazionale” attuato dalle istituzioni europee. “Il governo giallorosso sarà benedetto dall’Europa e sarà il governo dei porti aperti. Aperti come le borse della Banca Centrale Europea”, chiosa Bannon davanti alle domande dell’intervistatrice, non nascondendo la sua opinione nettamente negativa.

A inizio agosto, intervistato dal Corriere della Sera, Bannon aveva già anticipato la sua idea per il futuro del nostro Paese dopo la fine dell’inedito esperimento gialloverde da lui supportato nel giugno 2018: fallito il “nobile” tentativo tra Cinque Stelle e Lega, a suo parere non restava che la carta delle elezioni. Ma Bannon non ha fatto i conti con un ordinamento costituzionale complesso e resiliente, che assegna la centralità al Parlamento e alla negoziazione tra le parti, sovranamente garantita come fonte di legittimità per ogni esecutivo. Per Bannon, una longa manus che può avere influito nell’avvicinare Cinque Stelle e Pd è quella del Vaticano, a causa della forte ostilità dell’establishment di Oltretevere, e di Papa Francesco stesso, per le posizioni politiche del leader della Lega.

Una cospirazione tra Europa, Vaticano e la “trinità non sacra” composta Di Maio, Renzi e Giuseppe Conte, “il classico globalista dei mercati”: quello che si racconta al quotidiano diretto da Maurizio Belpietro è un Bannon in vena di retroscena e ricostruzioni, neanche troppo attento a evitare di scadere nella dietrologia e nel complottismo per giustificare la fine di un’esperienza a cui ha cercato di dare il massimo sostegno politico e mediatico. Ma come si giustifica tutto questo con l’aperto endorsement di Donald Trump a Giuseppe Conte dopo il G7 di Biarritz. Il ritratto di Trump che esce dalle parole di Bannon non è affatto lusinghiero: Trump avrebbe appoggiato Conte a scatola chiusa sulla base del semplice rapporto bilaterale senza guardare ai dettagli dell’alleanza M5S-Pd!

Trump non avrebbe mai appoggiato l’esecutivo nascente, secondo Bannon, “se avesse saputo che tipo di governo era. Un governo che non condivide le politiche trumpiane, pro Cina, contro il patrimonio e pro immigrazione incontrollata”. Le parole di Luigi Di Maio dopo le consultazioni del 30 agosto sembrano smentire questa ricostruzione, dato che il leader pentastellato ha promesso che non sarà promossa alcuna patrimoniale nè smantellato l’impianto del Decreto Sicurezza targato Salvini. Conte si sarebbe reso responsabile di non aver informato adeguatamente Trump rispetto alla situazione politica italiana, secondo Bannon. L’ex stratega si arrampica sugli specchi: difficile immaginare un Trump sprovveduto, ingannato da Conte grazie alla sua scarsa conoscenza dei sofismi della politica italiana. Ma quel che è certo è che l’alleanza giallorossa avrà nel guru di Oltreoceano del sovranismo europeo un avversario incallito: Bannon guarderà all’Italia con un interesse ancora maggiore di quello ad essa dedicata durante  la breve luna di miele tra leghisti e pentastellati.

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