Il piccolo stato israeliano condivide sempre più punti della sua agenda geopolitica con i paesi del Golfo guidati dall’Arabia Saudita – come riuscire a elevare l’Iran a nemico numero uno della regione o spodestare Assad in Siria – ma i rapporti, quantomeno ufficiali, con questi importanti attori della regione rimangono pressochè nulli. Ormai da tempo però, con la mediazione degli Stati Uniti, si sta lavorando alla normalizzazione dei rapporti tra Tel-Aviv e i suoi “alleati latenti”, tanto che da mesi è stata ventilata l’ipotesi di aprire un’ambasciata israeliana a Riyad. Ma un evento storico come l’invio reciproco di ambasciatori da parte di questi due paesi avrà bisogno di un terreno preparato a dovere, e gradualmente, affinchè tutto vada come previsto.
D’altronde già sembra un’eventualità di difficile concretizzazione considerando l’odio atavico provato da entrambi gli schieramenti, ma i punti in comune su diversi dossier del Medio Oriente sono sempre più numerosi e se c’è addirittura un nemico in comune – niente unisce di più – come l’asse sciita guidato da Teheran i vantaggi che spingono le parti in causa a trovare un compromesso per venirsi incontro aumentano esponenzialmente. Inoltre all’amministrazione Trump farebbe comodo avere i suoi due alleati se non vicini quantomeno non in aperta conflittualità, e i diretti interessati ne sono consapevoli: lavorare con canali ufficiali di diplomazia sarebbe più facile per tutti.
Il primo paese del Golfo che sembra aver cominciato il percorso di distensione è stato il Bahrein che – come riporta il Jerusalem Post – attraverso le parole del re Hamad Bin Isa Al-Khalifa ha invitato i suoi cittadini a visitare liberamente Israele. Fino a oggi i cittadini del Bahrein non potevano varcare i confini israeliani mentre, i cittadini israeliani, avevano e hanno il diritto di entrare nel piccolo stato del Golfo. In controtendenza rispetto all’attitudine finora sfoggiata, il Bahrein ha perfino invitato i paesi arabi a interrompere una volta per tutte il boicottaggio dei beni prodotti in Israele.
E proprio il Bahrein infatti potrebbe essere la chiave per aprire le porte del dialogo tra Tel-Aviv e i paesi del Golfo, così da dare il via al processo di costruzione di relazioni diplomatiche ufficiali. Nel tempo, lentamente, Manama ha saputo stringere rapporti con Israele, quantomeno più dei suoi vicini del Golfo, tanto che nella capitale sono presenti diversi uffici di funzionari israeliani. Lo dimostra anche l’accusa mossa al Bahrein dalle testate qatariote, tra cui Al-Sharq.com , di non rispettare la risoluzione della Lega Araba che vieta ai suoi membri di intrattenere rapporti commerciali con Gerusalemme, il che suggerisce che a Manama si sia da tempo deciso di adottare una politica più blanda verso Israele.
Secondo Netanyahu l’era dell’odio tra Israele e i paesi del Golfo è finita. E’ stato lo stesso leader israeliano ex Mossad a dire che “il livello di cooperazione tra i nostri paesi ha raggiunto livelli mai visti prima” ma che “non si è ancora raggiunto lo stadio in cui questa vicinanza è abbastanza forte da risultare esplicita.”
Quello del Bahrein sembra essere un primo passo ufficiale verso la normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Israele e gli attori del Golfo.



