“In Bahrain torturano i dissidenti con i milioni arrivati dall’Inghilterra”

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Politica /

“Il governo britannico è complice della violazione dei diritti umani in Bahrain”. Accuse forti che arrivano da alcune ONG che monitorano la situazione nei paesi arabi del Golfo. Le ONG criticano la mancanza di trasparenza del governo britannico riguardo il programma di sicurezza e riforma della giustizia che ha visto passare ben 5 milioni di sterline dalle banche di Londra a quelle di Manama.

Dal 2012 a oggi i soldi inglesi, ufficialmente donati per aumentare la capacità dell’intelligence, hanno in realtà contribuito alla formazione di reparti della sicurezza del Bahrain accusati di torture, vessazioni e omicidi indiscriminati ai danni dei dissidenti bahraini. Negli ultimi tre anni il numero di detenuti nel braccio della morte in Bahrain è addirittura triplicato. L’incremento va analizzato tenendo conto di diversi fattori, compresi gli strascichi violenti di una primavera araba bahraina mai sbocciata (e volutamente non pubblicizzata dall’Occidente) e l’inasprimento della tensione regionale contro la repubblica islamica dell’Iran.



Il Bahrain è infatti uno Paese strategicamente fondamentale per Stati Uniti e alleati. Dal 1995 il porto della capitale Manama ospita parte della V flotta americana affacciata sul golfo Persico, di fronte alle sponde iraniane. Il presidente Donald Trump si è detto pronto a siglare un accordo del valore di 1,5 miliardi di dollari col sovrano del Bahrain per l’invio di decine di elicotteri d’assalto e 3mila missili anticarro. Questi armamenti, oltre che rafforzare il regno del Golfo in attesa di un attacco preventivo all’Iran, serviranno nella guerra che il Bahrain sta conducendo in Yemen al fianco dei sauditi contro i ribelli Houti.

Il piccolo regno è retto dalla famiglia sunnita degli al-Khalifa, che governa sulla maggioranza sciita e filo iraniana della popolazione. Esattamente l’opposto di ciò che avviene in Siria dove il presidente Assad, sciita-alawita, amministra il suo potere in uno stato a maggioranza sunnita.  Queste due caratteristiche spiegano perché le proteste iniziate nel 2012 contro il regime di al-Khalifa non abbiano avuto alcuna eco sui media internazionali. Un regime-change in Bahrain avrebbe creato quasi certamente una testa di ponte per i Pasdaran al di là dello stretto di Hormuz, eventualità che USA e Arabia Saudita vorrebbero caldamente evitare.

Il popolo bahraini, in particolare la maggioranza sciita, nel 2012 scese per le strade invocando riforme e una maggiore partecipazione alla vita politica; la risposta della casa regnante fu brutale: centinaia di arresti, torture, percosse e sparizioni di giovani dissidenti. Negli ultimi mesi centinaia di cittadinanze sono state arbitrariamente revocate, famiglie intere sono state poste sotto arresto; attivisti, giornalisti e avvocati sono stati fatti tacere. Solo la scorsa settimana il tribunale militare del Bahrain ha revocato 115 cittadinanze e commutato 58 ergastoli ad attivisti sciiti accusati di far parte di gruppi terroristici. Stando alle ultime notizie tutto questo è stato fatto anche con l’ausilio delle sterline di Sua Maestà Elisabetta.

I soldi arrivano in Bahrain tramite un fondo, istituito dal governo britannico nel 2012. Si tratta di una riserva governativa chiamata Conflict Security and Stabillity Fund (CSSF) il cui budget supera gli 1,2 miliardi di dollari. Con questo denaro gli inglesi finanzierebbero progetti atti a migliorare la condizione sociale e la sicurezza di nazioni con cui la Gran Bretagna ha forti relazioni e interessi diplomatici e commerciali. Le priorità di questo programma vengono definite direttamente dal Consiglio di Sicurezza Nazionale. Sul sito del governo sono elencate una serie di opere benefiche finanziate dal CSSF. In particolare sono quattro i macro-programmi attivati dai Ministeri degli Esteri e della Difesa: “Peacekeeping, Peacebuilding, Sostegno della Sicurezza, e Sostegno dei Nostri Valori (Championing Our Values).  Il progetto CSSF, mira a portare aiuti umanitari e pace alle popolazioni in difficoltà. Dietro a questa iniziativa benefica si celano però non poche ombre. Prendiamo ad esempio la Siria: il governo britannico ha investito circa 24 milioni in tre diversi progetti: se il primo di questi riguarda l’istruzione da fornire ai bambini siriani vittime del conflitto, gli altri due si occupano di addestrare volontari dei famigerati White Helmets  e aiutare tramite armamenti e denaro non meglio identificati “comitati di difesa civile” per “contrastare i bombardamenti indiscriminati dell’aviazione russa”. L’indefinitezza è dunque il leit motiv di questi progetti.  

La stessa indefinitezza coinvolge, secondo le ONG, anche i soldi destinati agli aiuti in Bahrain.  Lo scorso gennaio tre cittadini sciiti bahraini sono stati torturati a morte da unità speciali antiterrorismo addestrate con soldi e istruttori britannici. Il Bahrain formalmente non appare nemmeno tra i Paesi interessati dal CSSF, ma si sa che almeno 5 milioni di sterline sono stati spesi nella collaborazione col regno del Golfo. È stato il governo stesso ad ammetterlo pubblicamente in parlamento nel Dicembre del 2017. Il problema però è che, a richiesta, non sono mai state fornite informazioni esaustive riguardo a come queste milioni di sterline siano state utilizzate. Il quadro si complica ulteriormente se si aggiungono ai soldi provenienti dal CSSF, altri due fondi pubblici inglesi: il Global Britain Fund e l’Integrated Activity Fund. Del secondo in particolare non si conosce praticamente nulla. L’unica certezza è che i soldi provenienti da questo fondo vengono utilizzati quasi unicamente dal Ministero della Difesa.

Maya Foa, direttrice di Reprieve, un’organizzazione che denuncia l’abuso di torture in vari Paesi del mondo, ha invitato la Gran Bretagna a chiedere al Bahrein di intraprendere passi decisivi contro la tortura come condizione per ulteriore assistenza e per essere più trasparente sui finanziamenti. Ha detto: “Una Gran Bretagna globale dovrebbe promuovere con orgoglio i diritti umani e lo stato di diritto, non fomentare la loro negazione in segreto. L’unico modo per i cittadini britannici di essere sicuri che i loro soldi non stiano portando ad abusi all’estero, è che il governo pubblichi un resoconto completo e trasparente dei progetti che stanno finanziando e delle valutazioni dei diritti umani per ciascuno.”

Appelli che rimarranno del tutto inascoltati visto che UK e alleati hanno disperatamente bisogno del Bahrain per mettere Teheran e Putin all’angolo. Negli ultimi giorni la presenza navale americana nel Golfo si è ulteriormente rafforzata grazie all’arrivo, dopo più di 40 anni di assenza, della Royal Navy, rappresentata da una fregata classe Type-23. “La marina di sua Maestà rimarrà qui nel Golfo come presenza duratura”, ha detto il Segretario di Stato alla Difesa britannico Gavin Williamson, “libertà, giustizia e tolleranza sono sotto attacco in ogni angolo del pianeta”.

Poco importa che a condurre questo attacco alla libertà e alla giustizia siano i regnanti del Bahrain, fedeli alleati di Sua Maestà. Poco importa che i primi ad essere stati privati di questi valori si trovino confinati nelle carceri di Manama, a pochi metri dalle maestose fregate giunte nel Golfo per difendere la libertà.