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Politica

Azienda cinese acquista terreno vicino a base Usa: “Allarme spionaggio”

Grand Forks è un’anonima cittadina del Dakota del Nord, la terza per numero di abitanti. Conta circa 60mila anime, dispone di una base militare, la Grand Folk Air Force Base, dell’Università del Dakota del Nord, la più antica dello Stato,...

Grand Forks è un’anonima cittadina del Dakota del Nord, la terza per numero di abitanti. Conta circa 60mila anime, dispone di una base militare, la Grand Folk Air Force Base, dell’Università del Dakota del Nord, la più antica dello Stato, e dell’Aeroporto internazionale di Grand Folks. Non lasciatevi ingannare dai termini: nonostante la dicitura “internzionale”, questo aeroporto non ha alcun servizio di linea civile internzionale, ma soltanto un ufficio doganale per gli aeromobili dell’aviazione generale provenienti dal Canada e da altri Paesi. Se non si fosse ancora capito, siamo nell’estrema periferia settentrionale degli Stati Uniti, a circa 90 minuti di macchina dal confine canadese, ben lontani dai centri politici e decisionali guidati da Joe Biden.

Per la cronaca, qui nell’ultima tornata elettorale la maggioranza degli elettori ha premiato Donald Trump (55,3% contro 41,9%), mentre a livello statale la vittoria dei repubblicani è stata ancora più netta (65,1% contro 31,8%). Al di là delle sue simpatie repubblicane, negli ultimi giorni Grand Forks è finita al centro di una storia geopolitica di rilevanza internazionale come non si era mai vista.

È successo che una società cinese ha acquistato dei terreni agricoli in un’area posizionata ad una ventina di minuti d’auto dalla citata base dell’aeronautica militare di Grand Forks. Apriti cielo: una volta reso noto il nome degli acquirenti, cinesi appunto, è subito scattato l’allarme per il rischio di potenziale spionaggio ai danni di Washington. Pare, infatti, che la Grand Folk Air Force Base sia la sede di alcune tra le più sofisticate tecnologie dei droni militari degli Stati Uniti.



I terreni della discordia

Fufeng Group, una società con sede nella provincia cinese dello Shandong e specializzata in esalatori di sapidità e sostituti dello zucchero, ha acquistato 300 acri di terreno agricolo proprio nei pressi di Grand Forks. Secondo quanto riportato dalla Cnbc, l’operazione ha avuto un costo di 2,6 milioni di dollari. Nella stessa cittadina, tra l’altro, è presente anche una società a responsabilità limitata – si dice controllata dal filantropo Bill Gates – che ha recentemente pagato 13 milioni di dollari per prendere il controllo di migliaia di acri di terreno coltivato a patate, suscitando proteste e scalpore tra i cittadini locali.

Proteste ancora più grandi sono emerse con la notizia dell’arrivo dei cinesi. Gary Bridgeford, uno dei venditori dei terreni al gruppo asiatico, ha raccontato di aver ricevuto minacce: “Sono stato minacciato. Sono stato offeso in tutti i modi per aver venduto la proprietà”. Un altro imprenditore locale ha però affermato che i timori per possibili azioni di spionaggio da parte dei nuovi arrivati siano giustificati. Il signor Craig Spicer, che gestisce un’azienda di autotrasporti adiacente ai terreni controllati dai cinesi, ha dichiarato di non sentirsi tranquillo.

Bridgeford insiste però sul fatto che i timori che il governo cinese possa utilizzare l’area come punto di sosta per operazioni di spionaggio sia un’assoluta esagerazione, nonché una preoccupazione inutile. “Come farebbero a conoscere la base? È a circa 12 miglia di distanza. La gente sente parlare di cinese e c’è preoccupazione. Ma tutti hanno in tasca un telefono che probabilmente è stato prodotto in Cina”, ha aggiunto il venditore.

Droni e spionaggio

Al di là della diatriba locale, dei timori dei cittadini e dei territori strappati all’agricoltura e destinati all’uso industriale, è importante soffermarci sul significato geopolitico dell’intera vicenda. Il Gruppo Fufeng ha affermato che sta pianificando di utilizzare il terreno per costruire un impianto di macinazione del mais da 700 milioni di dollari, che creerebbe almeno 200 posti di lavoro, nonché opportunità residue per la logistica, il trasporto su gomma e altri servizi.

Dal canto loro, i funzionari militari statunitensi hanno lanciato diversi allarmi. Lo scorso aprile, gli alti ufficiali dell’aeronautica avevano diffuso un promemoria avvertendo che la presenza di Fufeng a Grand Forks si sarebbe rivelata una minaccia per la sicurezza nazionale. Il motivo è presto detto: la Grand Folk Air Force Base ospita droni militari e tecnologia sensibile, ed è anche la sede di un nuovo centro di networking spaziale che gestirebbe la spina dorsale di tutte le comunicazioni militari statunitensi in tutto il mondo.

Il timore più grande è che i cinesi possano in qualche modo sfruttare il gruppo locale per raccogliere informazioni e dati militari. Alcuni esperti di sicurezza suggeriscono quindi di fermare l’impianto cinese in quanto potrebbe offrire all’intelligence di Pechino un accesso senza precedenti ad una struttura militare Usa.

Diritti economici e sicurezza nazionale

Come detto, le reazioni alla notizia dell’arrivo dei cinesi nel Dakota del Nord sono state particolarmente intense. Il senatore Kevin Cramer si è opposto al progetto nonostante i vantaggi economici che potrebbe portare ai suoi elettori, affermando di essere sospettoso delle intenzioni del governo cinese.

“Il Comitato di intelligence del Senato ha lanciato a gran voce l’allarme sulla minaccia del controspionaggio rappresentata dalla Repubblica popolare cinese. Dovremmo essere seriamente preoccupati per gli investimenti cinesi in località vicine a siti sensibili, come le basi militari negli Stati Uniti”, ha invece affermato l’esponente del Partito Democratico Mark Warner.

Sulla stessa linea d’onda anche il senatore repubblicano Marco Rubio: “È pericoloso, sciocco e miope consentire al Partito Comunista Cinese e ai suoi delegati di acquistare terreni vicino alle installazioni militari statunitensi”. Insomma, ci troviamo di fronte ad un tipo di lotta unico in America: la contrapposizione tra la proprietà e i diritti economici di una comunità locale e gli avvertimenti di sicurezza nazionale perpetuati dagli alti funzionari di Washington.

La versione di Pechino

Liu Pengyu, portavoce dell’ambasciata cinese a Washington, ha dichiarato al New York Post che il governo cinese incoraggia le imprese cinesi a condurre investimenti e cooperazione all’estero sulla base delle leggi locali. “La Cina si oppone sempre alla generalizzazione statunitense del concetto di sicurezza nazionale e all’abuso del potere statale. Ci auguriamo che gli Stati Uniti agiscano in conformità con la legge e forniscano un ambiente equo, giusto e non discriminatorio per le società straniere, comprese le società cinesi, per investire e operare negli Stati Uniti”, ha aggiunto Liu.

Stando a quanto riferito da AgDaily, da giorni i legislatori statunitensi sarebbero al lavoro per spingere un disegno di legge capace di impedire a entità straniere come Cina, Iran, Russia e Corea del Nord di acquistare terreni agricoli americani.

In attesa di capire come finirà questa storia, c’è da dire che il progetto che coinvolge il Gruppo Fugeng è complicato e che la città di Grand Forks non dovrebbe iniziare a costruire infrastrutture fino alla prossima primavera. Il sindaco della città, Brandon Bochenski, ha detto che vuole soltanto fare affari e che sta andando avanti in buona fede, ma che è pronto a invertire la marcia nel caso in cui dovessero venire alla luce nuove informazioni. “Vogliamo fare ciò che è meglio per la comunità, vogliamo fare ciò che è meglio per il Paese. È un equilibrio difficile in questo momento”, ha spiegato il sindaco.





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