il caso del blogger azero Mahammad Mirzali, in esilio in Francia dopo aver subito numerosi tentativi di aggressione, getta luce sulla difficile situazione dei dissidenti azerbaigiani all’estero e sul complesso sistema di intimidazione che, secondo alcune testimonianze, avrebbe l’obiettivo di ridurre al silenzio le voci critiche nei confronti del governo di Baku. Mirzali, che attraverso i suoi blog denuncia apertamente corruzione e abusi in Azerbaigian, è stato vittima di diversi attacchi; tra questi, un’aggressione particolarmente violenta avvenuta a Nantes nel 2021, in cui è stato colpito con diverse coltellate. Attualmente, egli sta indagando sui legami delle persone sospettate di aver pianificato e finanziato queste operazioni, sostenendo che esista una rete organizzata volta a perseguire i dissidenti anche al di fuori dei confini nazionali.
La situazione dei dissidenti azeri in Europa si è aggravata ulteriormente con la morte sospetta di Bayram Mammadov, un altro attivista, il cui decesso a Istanbul ha sollevato numerose domande. Per molti dissidenti in esilio, questi attacchi e intimidazioni sarebbero parte di un piano orchestrato che mirerebbe a scoraggiare le denunce di chi ha lasciato l’Azerbaigian a causa delle pressioni politiche. La comunità di dissidenti, composta per lo più da blogger e attivisti per i diritti umani, sta cercando di ottenere maggiori informazioni sul coinvolgimento di figure vicine al Governo azero in questi atti di intimidazione, e alcuni hanno richiesto alle autorità francesi e di altri Paesi europei di aumentare le misure di protezione.
Secondo le testimonianze raccolte, i metodi utilizzati includono intimidazioni mirate, campagne di diffamazione online e, in casi estremi, violenza fisica. Molti attivisti denunciano che queste operazioni siano finanziate attraverso circuiti non trasparenti, con l’impiego di intermediari locali che agiscono su ordine di autorità o gruppi affiliati al governo azero. Il Governo dell’Azerbaigian ha tuttavia sempre respinto ogni accusa di coinvolgimento in queste operazioni, descrivendo le accuse come infondate e frutto di una campagna diffamatoria contro il Paese.
Il caso di Mirzali ha attirato l’attenzione anche di organizzazioni internazionali per i diritti umani, che stanno monitorando la situazione e chiedono alle autorità europee di garantire la protezione dei dissidenti in esilio. Tra queste organizzazioni, Reporters Without Borders e Amnesty International hanno più volte espresso preoccupazione per la sicurezza dei blogger e attivisti azeri in Europa, richiedendo una maggiore collaborazione tra i Paesi ospitanti per prevenire ulteriori attacchi. Il caso evidenzia non solo le difficoltà dei dissidenti nel continuare il loro lavoro, ma anche le sfide che i Governi europei devono affrontare per proteggere la libertà di espressione di chi, fuggendo dalla repressione, cerca rifugio in Europa.