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Nel lontano 2001, su iniziativa di Heydar Aliyev, fu organizzato un evento nazionale a carattere internazionale: il Congresso mondiale degli azerbaigiani. Appuntamento a cadenza quinquennale, sempre tenutosi a Baku, quest’anno, 2022, per la prima volta si è tenuto nel Karabakh, più di preciso a Șușa.



Il quinto congresso mondiale degli azerbaigiani

Nella giornata del 22 aprile a Șușa, la capitale culturale dell’Azerbaigian, si è aperta la quinta edizione del Congresso mondiale degli azerbaigiani. L’evento, che ha visto la partecipazione del presidente Ilham Aliyev, per la prima volta da quando è stato creato, cioè nel 2001, è stato allestito nel Karabakh. Ed è stato ribattezzato, date la location e la relativamente recente fine della seconda guerra del Karabakh, il Congresso della Vittoria.

L’appuntamento, nato allo scopo di mettere la diaspora in contatto con la madre patria, è stato dedicato ad un argomento di stretta attualità: la questione della rinascita dell’Azerbaigian nel dopoguerra. Il presidente Aliyev, nel suo discorso alla platea di spettatori, ha parlato di passato, presente e futuro di Azerbaigian, Karabakh e Caucaso meridionale. C’è stato spazio per denunciare i crimini commessi dalle forze di occupazione armene nella città: dalla distruzione di ogni edificio storico inclusa la profanazione delle moschee, al prosciugamento di ogni sorgente. C’è stato spazio per parlare del processo di ricostruzione della città e dei distretti liberati. E c’è stato spazio per discutere del processo di normalizzazione con l’Armenia.



La pace con l’Armenia

Riguardo il tavolo negoziale con Erevan, sostenuto a vario titolo anche da Mosca e Ankara, il presidente Aliyev ha spiegato alla folla che è stata formulata una proposta in cinque punti che sarebbero stati accettati. Tra questi punti, in realtà dei veri e propri principi, il riconoscimento da parte armena dell'”integrità territoriale dell’Azerbaigian” con annessa rinuncia, odierna e futura, ad avanzare “rivendicazioni territoriali sull’Azerbaigian”. Spiegato altrimenti: stop allo storico supporto dell’Armenia ai separatisi armeni nel distretto economico del Karabakh dell’Azerbaigian.



La normalizzazione con Erevan, se tutto dovesse andare come previsto, dovrebbe avvenire all’interno di un calendario non eccessivamente lungo. Secondo quanto dichiarato da Aliyev, infatti, “i ministri degli Esteri e i ministeri dei due Paesi stanno formando gruppi di lavoro” che “nel prossimo futuro” dovrebbero condurre all’avviamento di “colloqui concreti, che non dovrebbero essere lunghi”.

Visto e considerato che “un accordo di pace sarà firmato sulla base di cinque principi”, tra i quali il suddetto riconoscimento da parte armena dell’integrità territoriale dell’Azerbaigian, ha continuato Aliyev, “il testo dell’accordo può essere preparato e firmato a breve”. Accordo propedeutico allo stabilimento di relazioni diplomatiche e funzionale, nel complesso, alla stabilizzazione geopolitica del Caucaso meridionale. Stabilizzazione geopolitica che costituisce un imperativo strategico sia per la Russia sia per la Turchia, ma non solo, perché la regione è un sensibile crocevia di civiltà antipodiche e di alcune delle più importanti rotte commerciali eurasiatiche.



Scegliere Șușa come location per il Congresso mondiale degli azerbaigiani, di nuovo, ha risposto ad una volontà simbolica: riaffermare con forza la sovranità di Baku sul Karabakh, celebrandone il ritorno sotto la propria ala protettiva, de iure e de facto, a mezzo di un grande evento. Dal palco di Șușa, proprio per questo motivo, Aliyev ha voluto lanciare un messaggio agli azerbaigiani di tutto il mondo: “Sono pienamente convinto che da ora in avanti il popolo azerbaigiano vivrà per sempre come un popolo vittorioso, lo Stato azerbaigiano vivrà per sempre come vittorioso. Siamo sulla nostra stessa terra, restiamo saldi su questa terra e nessuno potrà mai spostarci da qui”.

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