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Molti anni fa, quando l’Unione europea si stava faticosamente dando una forma, il giornale per cui lavoravo mi mandò a Ventotene per rievocare la stesura, nell’agosto del 1941, del famoso Manifesto (il cui titolo originale era in realtà “Per un’Europa libera e unita – Progetto di un manifesto”) di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni. Ricordo come fosse adesso la sensazione prevalente di quei giorni: come avessero potuto tre menti pure brillanti concepire un progetto tanto ampio mentre erano confinate nello spazio così piccolo dell’isola, come fossero riuscite a volare così in alto e così lontano a dispetto del quasi totale isolamento.

Sono passati gli anni, tanti. E ora che sia l’Europa sia il sottoscritto hanno i capelli bianchi, mi ritrovo il Manifesto trasformato in un feticcio da abbattere ed esaltare, fuori da qualunque contestualizzazione storica e analisi critica. Addirittura giudicato il fondamento della nostra democrazia, quanto anche uno studente delle medie, facendo un confronto critico con la Costituzione, per esempio su proprietà privata, religione e ruolo dei sindacati, scoprirebbe che i due testi hanno una parentela molto labile. In compenso, il Manifesto di Ventotene dice una serie di cose sull’Europa che sono largamente o totalmente irrealizzate: Governo federale, Parlamento dotato di veri poteri, uno Stato europeo che “disponga di una forza armata europea al posto degli eserciti nazionali”. E così via.

Non si tratta ovviamente di criticare, qui, le teorie concepite da Spinelli, Rossi e Colorni ottantaquattro anni fa, in piena guerra mondiale, durante l’esilio cui li aveva condannati il regime fascista. Nè di fare un paragone meccanico tra le teorie di allora e la realtà di oggi. Però visto che ormai anche il Manifesto è diventato oggetto di un ridicolo “prendere o lasciare”, o dici che è una seconda Bibbia o sei un nemico dell’umanità, allora dovremmo tenere presente che quei tre grandi italiani avevano dato al “solido Stato internazionale”, che secondo loro sarebbe nato dopo il conflitto mondiale, il compito preciso di diventare “strumento per realizzare l’unità internazionale”. E poiché il Manifesto di Ventotene è stato usato come “ricatto morale” anche in occasione delle recenti manifestazioni pro-Europa (questa Europa, quella che c’è, non quella immaginata da Spinelli, Rossi e Colorni), dovremmo chiederci se è questo che sta avvenendo, cioè se l’Europa davvero agisce per realizzare l’unità internazionale.

Quando la Ue dovrebbe parlare e invece tace

Lasciamo per un attimo da parte il ReArm Europe e le sue implicazioni, di cui in queste pagine abbiamo già parlato. però guardiamoci intorno. Invasione dell’Iraq del 2003: la Gran Bretagna (allora Paese Ue) e la Polonia partecipano direttamente insieme con gli Usa e l’Australia, con il supporto di Spagna, Olanda, Danimarca. Germania e Francia si dissociano. E la Ue che dice? Spinelli, Rossi e Colorni avrebbero approvato?

Siria 2011: l’ambasciatore francese Eric Chevallier scende in strada a fianco dei manifestanti anti-Assad e va in visita a Hama, roccaforte degli islamisti sunniti. Siria 2025: in gennaio i ministri degli Esteri di Francia e Germania, Jean-Noel Barrot e Annalene Baerbock, incontrano Mohammed Al-Sharaa/Al-Jolani, già capo delle milizie islamiste sunnite affiliate ad Al Qaeda e nuovo rais siriano, e fanno riaprire le ambasciate a Damasco. Dopo quattordici anni di sanzioni che hanno affamato il popolo siriano senza peraltro colpire più di tanto Bashar al-Assad, poi abbattuto dalla spinta militare della Turchia, la Ue allenta le sanzioni per favorire Al Jolani. E quando le milizie ch’erano tanto care all’ambasciatore Chevallier vengono richiamate in servizio per fare strage di alawiti, la Ue tace, dimentica forse che Spinelli, Rossi e Colorni aveva detto cose precise sui diritti delle minoranze.

D’altra parte la Ue tace spesso. Quando Israele prosegue nella decimazione sistematica dei palestinesi, per esempio, e anche quando le truppe israeliane invadono e occupano un pezzo di quella stessa Siria di Al-Jolani che l’Unione, con l’altra mano, aiuta dal punto di vista economico e “copre” da quello politico al punto da ignorare le uccisioni di massa nelle regioni di Latakia e Tartus. E pensare che il Manifesto di Ventotene immaginava lo Stato europeo come il mezzo per risolvere problemi come “i tracciati dei confini a popolazione mista, la difesa delle minoranze allogene”.

Sarebbe quindi opportuno che, prima di distribuire lezioni di europeismo a destra e manca e tentare i soliti ricattini del politicamente corretto, ci si documentasse un poco e si badasse alla realtà per quella che è, non per quella che ci fa comodo rappresentare. A quanto pare, pochissimi stanno facendo tesoro delle amarissime lezioni che la guerra in Ucraina ci ha proposto. Ma chi non studia la storia è destinato a ripeterne gli errori. Appunto.

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