Nella geopolitica del gas, l’Europa ha un ruolo di primaria importanza per due ragioni. La prima è che è i suoi giacimenti sono in un graduale processo di impoverimento. La seconda, è che il suo mercato continua ad essere uno dei più ricchi ed anche con una domanda in forte crescita. Questi due motivi, uniti, rendono l’Europa, e in particolare i Paesi del blocco dell’Unione europea, un obiettivo di moltissime potenze esportatrici di gas, a partire dalla Russia. E proprio per arginare la possibilità che la Russia domini e continui a dominare il mercato gasiero europeo, sia l’Ue che gli altri Stato rivali della Russia stanno avanzando progetti in grado di svincolarsi da Mosca. Uno di questi progetti, fra i più importanti al mondo, è quello comunemente noto come East-Med, il gasdotto che collegherà i giacimenti off-shore israeliani con l’Europa, passando per Cipro, Grecia e arrivando in Italia.

Il progetto, negli ultimi tempi, sta accelerando, e la dimostrazione è l’incontro di Nicosia fra i rappresentanti di Israele, Cipro, Grecia e Italia. I ministri dell’Energia di Cipro e Israele, Yiorgos Lakkotrypis e Yuval Steinitz, il ministro delle Infrastrutture greco Giorgos Stathkis e l’ambasciatore d’Italia a Nicosia, Andrea Cavallari, insieme ai rappresentanti dell’Unione europea, hanno firmato nella giornata di martedì un memorandum d’intesa per la cooperazione nel progetto del gasdotto. Lo ha riferito lo stesso sito web del governo cipriota attraverso un comunicato congiunto dei funzionari dei Paesi coinvolti.  Il memorandum per lo sviluppo del gasdotto costituisce un ulteriore fondamentale tassello per l’avvio del progetto che, una volta completato, sarà un’infrastruttura di fondamentale importanza per il Mediterraneo orientale, l’Europa e anche per il nostro Paese, che diventerà il secondo terminale nel continente europeo, insieme alla Grecia, del gas israeliano. “Il progetto garantirà una rotta di esportazione diretta a lungo termine da Israele e Cipro verso la Grecia, l’Italia e altri mercati europei come elemento aggiuntivo del corridoio del Mediterraneo orientale, rafforzando così la sicurezza dell’approvvigionamento dell’Ue e promuovendo nel contempo la concorrenza tra i fornitori di gas”, così recita la nota del governo come tradotta da Agenzia Nova.
L’incontro di questa settimana segue quello di Tel Aviv dello scorso aprile, con la firma della dichiarazione congiunta a favore della costruzione del gasdotto East-Med. Secondo i dati del progetto, l’infrastruttura avrà una lunghezza di circa 1900 chilometri (1300 offshore e 600 onshore) e sarà completata entro il 2025. Un progetto imponente che ha, almeno nelle previsioni, tempi anche abbastanza ristretti, viste le difficoltà tecniche della costruzione del gasdotto nei fondali marini del Mediterraneo e l’incandescente situazione mediorientale che potrebbe comportare rallentamenti nella sua realizzazione. Il gasdotto prevede il trasporto di 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’enorme giacimento israeliano Leviathan fino alla Grecia occidentale. Dalla Grecia occidentale, il gas sarà poi portato in Italia attraverso il gasdotto Poseidon. Il tutto per un costo complessivo di sette miliardi di euro e con il contributo italiano di Edison.

L’Unione europea ha evidentemente tutto l’interesse alla realizzazione di questa infrastruttura, ma anche qui, gli interessi economici e politici dei Paesi interni all’Europa non vanno nella stessa direzione. Questo progetto ha la forte sponsorizzazione israeliana, che diventerebbe esportatore di gas in Europa, e l’Ue considera fondamentale generare concorrenza nella fornitura di gas per evitare di dipendere dalla Russia. Ma a questi interessi si contrappongo gli interessi particolare degli Stati. Grecia, Italia e Cipro non hanno il peso politico che può avere un Paese come la Germania che, negli ultimi mesi, si è vista imporre sanzioni per il progetto North Stream 2. Berlino non può bloccare la costruzione dell’infrastruttura, ma non sarà certamente interessata a supportare in sede Ue la messa in atto di un progetto che non facilita la sua volontà di rendersi terminale europeo del gas, come invece le permetteva il North Stream 2. Ai problemi europei, si aggiungono i problemi mediorientali e internazionali. Leviathan non è di “proprietà” israeliana, ma dell’americana Noble Energy, fattore non irrilevante nell’economia del gasdotto e che ha sollevato problemi politici di notevole importanza in Israele. A questo, si aggiunge il problema della questione palestinese, che negli ultimi tempi ha subito un nuovo sommovimento con le ultime scelte di Trump. La Palestina non ha formalmente una zona economica esclusiva, tuttavia alcuni pozzi sono molto vicini alla costa di Gaza e, con uno Stato palestinese effettivamente costituito anche con la Striscia, potrebbe avanzare in futuro legittime pretese sullo sfruttamento di quei fondali.

Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY