A 39 anni si può già essere veterani della politica francese e reduci di una stagione politica? In Francia se ti chiami Sebastian Lecornu sì. Il 39enne nativo di Euabonne, nell’Ille de France, fino ad oggi Ministro delle Forze Armate, è stato nominato primo ministro in sostituzione di François Bayrou.
L’ex membro del partito gollista Les Republicains, già consigliere di Bruno Le Maire quando guidava gli Affari Europei e colonnello della riserva della Gendarmeria Nazionale, ha attraversato tutta la stagione politica di Emmanuel Macron e di En Marche/Renaissance, il partito di centro-destra liberale del presidente. E mano a mano che la macronia si appannava, Lecornu faceva sempre più carriera.
Entrato nel campo macroniano nel 2017, Lecornu , sceso dal carro del candidato gollista alle presidenziali François Fillon di cui era viceresponsabile della campagna elettorale poco prima dell’elezione di Macron otto anni fa fu uno dei primi ex membri dei Repubblicani a entrare nel governo del neo-eletto presidente. Lecornu ha attraversato tutte le fasi della presidenza dell’ex banchiere e ministro di François Hollande.
Segretario di Stato al ministero della Transizione Ecologica guidato dal celebre attivista Nicolas Hulot prima (2017-2018) e ministro degli Enti Locali poi (2018-2020) nei governi di Edouard Philippe, ha poi ricoperto l’incarico di ministro dei Territori d’Oltremare nell’esecutivo di Jean Castex, in carica dal 2020 al 2022. Dopo la rielezione, Macron l’ha voluto alla guida del Ministero delle Forze Armate. Quando ha assunto la carica, nel 2022, Lecornu era a poco più di 35 anni il più giovane capo della difesa transalpina dai tempi della Rivoluzione Francese.
Lecornu è sopravvissuto nel ruolo a quattro primi ministri: Elisabeth Borne, Gabrie Attal, Michel Barnier e François Bayrou hanno ruotato all’Hotel de Matignon dal 2022 a oggi, ma tutti hanno avuto un perno nel loro governo nella figura del felpato macroniano di ferro, tanto più in vista quanto più le fortune del capo di Renaissance si appannavano tra crisi debitoria e tensioni sociali. Il motivo? L’agenda internazionale sempre più fitta e critica, lo scoppio della guerra in Ucraina e il rilancio del piano di riarmo europeo e transalpino che ha rimesso al centro le forze armate.
Proprio Lecornu ha rafforzato l’idea di potenziare tramite la Legge di Programmazione Militare (Lpm) la spesa in difesa, lo stanziamento di maggiori risorse al procurement e ai servizi segreti, la definizione di una dottrina offensiva sul fronte di nuovi teatri d’operazione come le minacce sottomarine. Incarnando un’anima della Francia di destra, con uno spiccato accento sull’orgoglio nazionale e favorevole a un ruolo-chiave di Parigi sulla scena globale ha incentivato l’idea di una difesa comunitaria a trazione francese.
“Fervente sostenitore della sovranità francese, Lecornu ha talvolta espresso diffidenza nei confronti delle istituzioni dell’Ue, in particolare della Commissione Europea”, nota Politico.eu, che aggiunge che “nei suoi discorsi, cita spesso l’architetto della Quinta Repubblica Charles de Gaulle e il ministro delle Forze Armate di de Gaulle, Pierre Messmer”. Per la testata, Lecornu vuole essere “il volto del riarmo della Francia” e difende con orgoglio l’idea di destinare 413 miliardi di euro dal 2024 al 2030 per i bisogni della Difesa e di alzare oltre il 3,5% del Pil la spesa in rapporto al Pil. Dal nucleare alla capacità di attacco in profondità, passando per l’appoggio a Kiev, Lecornu ha consigliato Macron su tutti i maggiori dossier. Ora sarà chiamato alla guida del governo poco dopo che Bayrou è naufragato su una manovra economica che prometteva tagli per tutti ma non alle forze armate.
A 39 anni e nell’ora più buia di Macron Lecornu ha dunque la grande occasione di guidare il Paese. Le sue sorti e quelle del capo di Stato si invertono, tanto che c’è già chi intravede per lui, in caso di successo del mandato, una candidatura all’Eliseo nel 2027. Ma la strada sarà lunga. C’è una manovra da portare all’incasso, un governo da plasmare, un’opposizione furente con cui dialogare. Jean-Luc Mélenchon ha dichiarato che ““solo le dimissioni di Macron stesso possono porre fine a questa triste commedia di disprezzo per il Parlamento”, mentre Marine Le Pen ha definito il premier “l’ultima cartuccia sparata dal macronismo”. Sarà dura per Lecornu farsi accettare come capo del governo e scampare alla sorte di Barnier e Bayrou, affossati in meno di un anno. Tutto questo mentre Parigi vive una crisi politica e sociale pressoché esistenziale. E dal debito al futuro del Paese molti nodi restano da sciogliere.
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