Austria-Israele, scuse per l’Olocausto e lotta all’islamismo: l’Fpo si avvicina a Tel Aviv

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Una svolta politica importante quella che è andata in scena nei giorni scorsi al Parlamento Europeo di Strasburgo, dove il Partito della Libertà Austriaco (Fpo), formazione populista di destra parte del gruppo dei Patrioti (di cui fanno parte anche la Lega e il Rassemblement National) ha promosso una conferenza che ha portato a un’apertura importante nei suoi confronti da parte del Likud, la formazione del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, e da primari esponenti delle istituzioni di Tel Aviv.

Herbert Kickl, leader dell’Fpo, ha partecipato a una conferenza coordinata dal capodelegazione dei nazionalisti austriaci al Parlamento Europeo, Harald Vilimsky, nella giornata del 16 settembre, dal titolo emblematico: “L’antisemitismo e i movimenti islamisti minacciano l’Europa. Come possiamo proteggere la vita, la libertà e la sicurezza degli ebrei?”. Kickl si è scusato per il ruolo avuto dall’Austria nel periodo della persecuzione nazista degli ebrei e dell’Olocausto, ha condannato l’antisemitismo e, come ricorda Ynet, ha promesso in caso di vittoria alle elezioni politiche e di ascesa alla cancelleria federale di adottare la definizione di antisemitismo promossa dall’International Holocaust Remembrance Alliance.

Kickl condanna l’islamismo, il Likud fa sponda

Kickl, nel convegno a cui sono intervenuti diversi membri dei Patrioti dell’emiciclo di Strasburgo, ha consolidato un percorso di sostegno e avvicinamento a Israele passante anche attraverso un’apertura a temi chiave per Tel Aviv come il contrasto senza quartiere all’islamismo radicale. “Milioni di persone di fede musulmana rifiutano la violenza e vogliono vivere in pace”, ha detto Kickl, provando a distinguerlo dall’islamismo, etichettato come “ideologia estremista”: “Hamas, Hezbollah, gli Houthi, Boko Haram, tutti predicano lo stesso odio verso ciò che siamo, ciò in cui crediamo e ciò che rappresentiamo”, ha aggiunto.

Kurier commenta che “personalità di spicco del Likud, come Ariel Kellner e Ariel Bulshtein, sono intervenute alla conferenza in merito all’attentato terroristico e al massacro di massa perpetrati da Hamas il 7 ottobre 2023”, sottolineando che a loro avviso “questo attacco non era diretto solo contro Israele, ma anche contro l’Europa e i suoi valori giudeo-cristiani”.  La svolta è stata salutata con attenzione anche da diversi leader di Tel Aviv. Il Ministro israeliano per la Diaspora e la Lotta all’Antisemitismo Amichal Chikli, ha detto che l’Fpo ha compiuto “l’attraversamento del Rubicone” e twittato un messaggio che riprendeva ampi stralci del discorso. Di “uno sviluppo importante e positivo” e di possibilità di “un dialogo sostanziale e aperto” ha parlato Gideon Sa’ar, ministro degli Esteri israeliano. Entrambi i politici sono membri del Likud di Netanyahu.

La complessa storia dell’Fpo tra opposizione e governo

Un passaggio importante per la formazione guidata da Herbert Kickl, primo partito austriaco al voto del 2024 e nettamente in vantaggio in ogni rilevazione, verso cui finora Israele, ricorda Haaretz, ha mantenuto una politica di boicottaggio formale per via delle radici storiche del partito, ai cui albori ci fu l’impegno di diversi ex nazionalsocialisti per trovare uno spazio politico nell’Austria democratica e il cui primo leader dal 1956 al 1958 Anton Reinthaller, già sottosegretario all’Agricoltura nel Terzo Reich hitleriano.

Va detto che da quasi mezzo secolo l’Fpo è una creatura politica diversa, e dall’ascesa di Jorg Haider nel 1986 fu tra i precursori del tradizionale populismo di destra, anti-immigrazionista e euroscettico, che poi abbiamo imparato a conoscere nel Vecchio Continente. Nel 1999 l’Fpo fu il primo partito d’Austria e entrò in un governo guidato dal Partito Popolare Austriaco (Ovp) dal 2000 al 2002, quando i rapporti di forza si modificarono drasticamente a favore dei moderati, che però continuarono a governare in coalizione coi nazionalisti fino al 2005. Ai tempi l’ingresso di Haider e dei suoi al potere causò un raffreddamento sostanziale dei rapporti con l’Austria da parte delle cancellerie europee; diversamente, quando tra il 2017 e il 2019 si formò un nuovo esecutivo di coalizione Ovp-Fpo, esso non causò le stesse reazioni. Diverse, invece, le risposte israeliane.

Nota Haaretz che “Israele ha mantenuto un boicottaggio formale del Partito della Libertà, con Netanyahu che nel 2017 ha confermato che Israele avrebbe evitato ogni contatto con i suoi ministri di estrema destra e limitato i rapporti ai funzionari di livello inferiore”, scelta che “ha fatto seguito a una risposta diplomatica più severa nel 2000, quando il partito entrò a far parte del governo austriaco e Israele richiamò il suo ambasciatore e declassò le relazioni diplomatiche”.

La svolta di Kickl e le ambizioni future dell’Fpo

La svolta di Kickl, in tal senso, può cambiare i rapporti tra la destra di Tel Aviv e l’Fpo, aprendo il percorsso verso una crescente legittimazione politica e consolidando il sostegno a Israele da parte dei partiti schierati nel gruppo dei Patrioti, tra cui si trovano molte delle formazioni più convintamente filo-israeliane del Parlamento Europeo. Un rapporto costruito in nome del rifiuto dell’islamismo, della sicurezza e della difesa di un sistema di valori percepito come comune ha portato formazioni come la spagnola Vox, l’ungherese Fidesz di Viktor Orban e la Lega di Matteo Salvini a vedere nel governo israeliano di Benjamin Netanyahu un punto di riferimento. E la lotta all’islamismo diventa per formazioni come il Likud un pivot con cui mantenere attivo un canale di dialogo con un sistema politico europeo in consolidamento in un’Europa che a livello istituzionale appare spesso divisa sull’atteggiamento politico da tenere verso Israele nel quadro delle dinamiche mediorientali.

Il Jerusalem Post, a tal proposito, riferisce che i Patrioti hanno convenuto sulla dichiarazione dell’Ihra, la stessa presente nel Ddl Antisemitismo in discussione in Italia e “durante la conferenza, i partecipanti hanno espresso sostegno a Israele e agli insediamenti in Cisgiordania, opponendosi al contempo alle sanzioni e ai boicottaggi imposti”. Il fatto che a aprire la strada sia stato un evento coordinato dall’Fpo, uno dei partiti con cui ancora formalmente l’esecutivo di Tel Aviv deve rompere il muro di cristallo del dialogo bilaterale, è significativo anche in una prospettiva sistemica europea: le elezioni austriache sono lontane, si terranno tra fine 2028 e inizio 2029 se l’attuale legislatura terrà, ma ad oggi i sondaggi vedono l’Fpo dominare, tra il 37 e il 39% dei consensi, quasi venti punti sopra l’Ovp.

Nel 2024 i sovranisti furono primi col 28,8% dei suffragi ma Kickl non riuscì a formare un governo e si insediò una coalizione tra l’Ovp, i socialdemocratici (Spo) e i liberali di Neos guidato dal cancelliere Christian Stocker. Ora l’Fpo ha per il futuro ambizioni ancora più solide.. La prospettiva di un futuro ingresso al governo amplia la diplomazia del partito, che passa anche per la normalizzazione della sua immagine agli occhi di un Paese strategico come Israele. Un passaggio notevole che avrà sicuramente impatti sulla politica austriaca e consolida un percorso chiaro da parte dei sovranisti europei.

Fonti