Alcuni eventi accaduti negli ultimi mesi sembrano indicare che Vienna sia tornata nel club delle capitali europee dello spionaggio e dei grandi intrighi internazionali. Le autorità austriache, dopo aver puntato i riflettori sulle attività di Hezbollah e delle associazioni islamiche vicine ad Ankara, hanno scoperto l’esistenza di una rete spionistica turca, tanto radicata quanto invisibile, in procinto di commettere omicidi e attentati contro obiettivi curdi.

Le dichiarazioni scioccanti

Tutto ha inizio in un giorno imprecisato d’estate quando un uomo di nome Feyyaz O., un turco naturalizzato italiano, si presenta negli uffici viennesi dei servizi segreti per la sicurezza nazionale (BVT, Bundesamt für Verfassungsschutz und Terrorismusbekämpfung) per confessare il proprio coinvolgimento in un progetto omicida. Feyyaz si identifica come un agente segreto in pensione dell’Organizzazione d’Intelligence Nazionale (MIT, Millî İstihbarat Teşkilâtı), i potenti servizi segreti turchi, e durante le ore trascorse negli uffici del Bvt è un fiume in piena: racconta nei dettagli chi è, perché da mesi aveva preso domicilio a Vienna, chi lo ha contattato, quando, dove e perché.

La storia è questa: Feyyaz sarebbe stato avvicinato da un collega di stanza a Belgrado con un incarico ad alto rischio, l’uccisione o il ferimento grave di Aygul Berivan Aslan, una politica austriaca di origine curde che attualmente milita nel partito dei Verdi. Una volta “recapitato il messaggio” alla Aslan, Feyyaz avrebbe dovuto colpire un obiettivo finanche più ambizioso e importante: Peter Pilz, ex deputato dei Verdi noto per aver indagato sulle attività dei servizi segreti turchi e iraniani nel Paese. L’agente in pensione avrebbe accettato la missione, trasferendosi a Vienna e iniziando a studiare il terreno e l’obiettivo, ma la coscienza avrebbe infine avuto il sopravvento, spingendolo a desistere e a svelare la cospirazione al Bvt.

La confessione di Feyyaz ha presto assunto i connotati di un vero e proprio j’accuse verso gli ex colleghi del Mit, perché l’agente in pensione, una volta salvata la vita alla Aslan e a Pilz, è andato oltre a quanto impostogli dalla coscienza: ha deciso di aiutare il Bvt a fare luce sulla rete spionistica che Ankara avrebbe messo in piedi nelle città austriache negli anni recenti all’ombra di una comunità di espatriati composta da quasi 300mila persone.

Quella rete, la cui esistenza non era mai stata provata ufficialmente per via delle difficoltà del Bvt di infiltrare agenti nelle comunità diasporiche turche, oggi è venuta a galla, grazie al pentimento di un ex uomo del Mit; elemento che rende l’intera storia ancora più avvincente. Secondo Feyyaz il Mit avrebbe costruito una rete molto pericolosa, poiché composta da agenti in grado di eseguire ogni tipo di ordine ricevuto, dall’omicidio all’attentato terroristico, e di “attivare” la diaspora per provocare disordini urbani e violenze anticurde.

Cosa succede in Austria?

La storia di Feyyaz ha raggiunto la dimensione pubblica soltanto in questi giorni, venendo trasmessa ai giornali, e ha il potenziale per creare un incidente diplomatico tra Ankara e Vienna, l’ennesimo degli ultimi anni. Il fascicolo Feyyaz, infatti, è ormai passato dagli uffici del Bvt ai banchi del Parlamento, è stato comunicato che la Aslan è in un regime di protezione speciale da diverso tempo, e il ministro dell’interno, Karl Nehammer, ha annunciato ripercussioni nei confronti della Turchia che, intanto, nega ogni accusa e accusa l’uomo di non essere credibile.

Gli agenti del Bvt, però, hanno sviluppato un’opinione radicalmente diversa di Feyyaz, ritenendolo affidabile, e il motivo è semplice: le sue dichiarazioni sono il complemento perfetto ai fini della spiegazione di numerosi eventi accaduti negli ultimi anni. Oggi, grazie alla testimonianza di Feyyaz, ogni singolo episodio può essere letto come il pezzo di un grande puzzle: dalle periodiche violenze commesse da residenti turchi contro i curdi in occasione di cortei e conferenze al recente arresto di una persona accusata di condurre attività spionistiche per conto del Mit, la cui cattura è stata annunciata il primo settembre di quest’anno.

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