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Dopo il grande spavento delle regionali in Germania Est, dove l’ultradestra di AfD o ha sfondato o si è confermata una forza poderosa tra i giovani e giovanissimi, domenica 29 settembre potrebbe verificarsi un terremoto reazionario anche in Austria. In attesa delle elezioni politiche, i sondaggi danno il partito di estrema destra FPÖ al 28% dei consensi e forza dominante, seguito dal Partito Popolare di centro-destra (ÖVP) e Partito Socialdemocratico di centro-sinistra (SPÖ) al terzo posto. Potenzialmente, quindi, chiamato a formare un Governo di coalizione. Sarebbe la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

L’FPÖ è lo stesso partito di Jörg Haider, che gli italiani ricorderanno come spauracchio di un’Unione Europea agli esordi ottimistici, quando l’esplosione della destra nazionalista e xenofoba sembrava cosa quasi inaudita. Nel 1989 Haider fu eletto governatore della Carinzia, ma nel 1991 fu costretto a dimettersi per aver elogiato la politica socio-economica del Terzo Reich. Nonostante ciò, Haider riuscì a guadagnare il sostegno di molti austriaci delusi dalla politica tradizionale dominata da ÖVP e SPÖ. Nel 1999 fu rieletto governatore della Carinzia e il suo partito ottenne il 26% dei voti nelle elezioni nazionali. Nel 2000 fu dichiarato persona non grata da Israele e iniziò una breve collaborazione di governo tra ÖVP e FPÖ, che si concluse nel 2002. Haider morì all’improvviso, in un incidente stradale nel 2008. Da quel momento il partito attraversò una fase di crisi e di identità, oggi però pienamente conclusa.

Inutile dire che l’immigrazione è uno dei temi più salienti per gli austriaci in questo momento, e l’FPÖ ha incentrato tutta la sua campagna sulla “remigrazione,” deportazioni forzate per chi viola le leggi. La questione è diventata così centrale nel dibattito che anche l’SPÖ ha abbandonato ogni atteggiamento positivo sul multiculturalismo, promettendo una distribuzione più equa – ossia più egoistica – dei richiedenti asilo all’interno dell’Ue. Nel 2024, riporta la rivista Le Grande Continent, le domande di asilo registrate in Austria sono diminuite del 48% rispetto al 2022, con un totale di circa 59.000 richieste.

Herbert Kickl, leader di FPÖ, è una figura complessa e in parte enigmatica nella politica austriaca. Nonostante sia attivo da oltre 25 anni, gran parte della sua vita personale rimane privata. Cresciuto in una famiglia umile in Carinzia, una provincia operaia con forti legami con il populismo, è stato influenzato a lungo da Haider, il cui discorso nazionalista lo ha affascinato quando era un giovane studente.

La formazione accademica di Kickl in Filosofia all’Università di Vienna, con particolare interesse per il pensiero hegeliano di destra, ha plasmato il suo approccio intellettuale alla politica. Sebbene non abbia conseguito la laurea, il periodo trascorso lì ha influenzato profondamente la sua visione del mondo. Ha iniziato scrivendo discorsi per Haider e poi ha fatto carriera come braccio destro del nuovo leader, Heinz-Christian Strache. Ha assunto ruoli che hanno rafforzato la sua reputazione di esponente dell’estrema destra, soprattutto durante il suo mandato come ministro dell’Interno, come partner di minoranza in una coalizione con il centrodestra: cercò di proporre ricette shock contro gli immigrati irregolari e di riformare i servizi di intelligence austriaci, portando a una crisi di fiducia con gli alleati occidentali.

Nel 2021 Kickl ha consolidato la sua posizione come capo assoluto dell’FPÖ, spingendo il partito ancora più a destra, abbracciando teorie sensazionaliste contro il Covid e allineandosi con segmenti intellettuali filorussi. Nonostante le sue posizioni controverse e le sue alleanze, la strategia politica ha dato i suoi frutti e l’FPÖ ha guadagnato popolarità, sfruttando il malcontento diffuso nei confronti dell’establishment politico austriaco.

Lo stile di leadership di Kickl è notoriamente chiuso, basato su un piccolo e leale cerchio interno, e ha mantenuto un rigoroso controllo sulla comunicazione del partito. A differenza di alcuni dei suoi colleghi populisti, sembra meno interessato ai vantaggi del potere e più focalizzato sulla trasformazione dello Stato secondo la sua visione ideologica.

Tradizionalmente, il partito che ottiene più voti in Austria ha la priorità nella formazione del Governo. Ma, data la sua storia, se l’FPÖ riuscisse a vincere le prossime elezioni non è ancora chiaro se gli altri grandi partiti sarebbero disposti a entrare in coalizione con Kickl come cancelliere, data la sua linea estrema. Come possibile alleato di governo, l’ÖVP sembra essere il più probabile. Tuttavia, se i risultati elettorali lo consentiranno, l’ÖVP potrebbe persino scegliere, come Geert Wilders nei Paesi Bassi, di sostenere la creazione di un governo più “tecnico”, rinunciando alla carica di cancelliere e collaborando con l’SPÖ e i Verdi, che attualmente sono stimati all’8% nei sondaggi. La decisione finale su chi formare un Governo spetterà comunque al presidente austriaco.

La destra austriaca è un reminder su come il tema dell’immigrazione sia ormai diventato trasversale e depoliticizzato, con le posizioni di destra che hanno prevalso per la loro percepita aderenza alla realtà. Casi come l’incontro tra Starmer e Meloni, il giro di vite del governo di centrosinistra in Germania, la politica dura di Macron in Francia e le misure adottate dalla Svezia indicano che anche la sinistra è stata costretta ad adottare politiche che, fino a pochi anni fa, non avrebbe nemmeno preso in considerazione. Tutti sembrano ora spingere nella stessa direzione, indipendentemente dall’ideologia di partenza.

Con l’FPÖ che si oppone inoltre all’assistenza militare all’Ucraina, proprio come l’Afd in Germania e Le Pen in Francia, il progressismo europeo potrebbe ritrovarsi a ripensare drammaticamente – pur di restare competitivo – non solo sue politiche migratorie, ma anche la sua fiducia nella strategia Nato.

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