L’Australia non rinuncia al pugno duro contro l’immigrazione clandestina. Il premier Scott Morrison ha annunciato la riapertura del controverso centro di detenzione per migranti sull’isola di Natale, come mossa politica in vista delle elezioni in programma in primavera. Morrison, già ministro del Tesoro, era stato eletto primo ministro lo scorso agosto, quando una crisi all’interno del Partito Liberale aveva portato alla sfiducia dell’ex premier Malcolm Turnbull. Ora, costretto a governare con degli equilibri piuttosto precari (è il settimo capo del governo in 11 anni), ha deciso di ripristinare la linea dura che da sempre caratterizza le misure di accoglienza australiane.
La riapertura del centro sull’isola di Natale è una scelta politica tanto delicata quanto determinata, visto che la struttura, considerata un lager dalle organizzazioni umanitarie, era stata chiusa meno di tre mesi fa proprio a seguito delle denunce sulle condizioni degli immigrati. L’iniziativa del governo arriva in risposta alla legge approvata in Parlamento (Morrison non ha più la maggioranza alla Camera) dai membri dell’opposizione che apre le porte ai trattamenti medico-sanitari (se richiesti da due o più dottori) per circa mille profughi stanziati a Nauru e Manus, due isolotti sperduti nel Pacifico che non sono sotto la giurisdizione australiana (Nauru è indipendente, Manus fa parte della Papua Nuova Guinea).
Secondo Morrison, qualsiasi nuova legge in questo senso rischierebbe di aumentare il numero di persone che tenteranno di arrivare illegalmente in Australia dall’Indonesia. Così ha annunciato nuove misure di controllo dei confini, tra cui la riapertura del campo di accoglienza sull’isola di Natale, a circa 2.300 chilometri da Perth. Di contro le autorità locali si sono affrettate a metterlo in guardia, specificando che le strutture sanitarie a disposizione sarebbero limitate e inadeguate. Per questo l’ala più “controversa” del centro andrebbe riaperta per aumentare la capienza del sito ed ospitare così i migranti provenienti da Nauru e Manus.
La risposta di Morrison non si è fatta attendere: “Questo Parlamento ha già elargito una mancia più che corposa ai trafficanti di esseri umani”, ha detto. Grazie a questo “cavillo” il primo ministro conta di aggirare la nuova legge e far passare i richiedenti asilo da un campo a un altro senza approdare comunque sulla terraferma.
Una scelta che fa discutere soprattutto a fronte delle polemiche dello scorso anno, quando l’opinione pubblica rimase sconvolta dalla diffusione di notizie riguardo la crisi di salute mentale in corso tra i bambini a Nauru, dove dal 2013 l’Australia spedisce una buona parte dei migranti che arrivano via mare e dove diversi richiedenti asilo erano rimasti confinati anche per 5 anni. Almeno uno su tre aveva tentato il suicidio. Sulla stessa isola di Natale nel corso degli anni si sono moltiplicati episodi di protesta, risse e disordini vari. Nel 2010, la circa 50 richiedenti asilo provenienti dall’Iraq e dall’Iran morirono annegati dopo che la loro barca si schiantò sugli scogli. Al suo apice, il centro ospitava migliaia di persone. Ad ottobre, al momento della chiusura, contava ormai appena 35 migranti.