“Attualmente ci sono più spie nel Paese che al culmine della Guerra Fredda”: così ha tuonato l’Australian Security Intelligence Organization (Asio), chiedendo al governo di Canberra un allargamento dei propri poteri per condurre indagini e interrogatori al fine di scovare spie in territorio australiano.

L’allarme lanciato dall’intelligence

Il boss dell’Asio, Mike Burgess, ha dichiarato che la pandemia da coronavirus ha reso l’Australia meno sicura, con spie, hacker e terroristi che cercano di fare sempre più danni online. Nello specifico, ha criticato le società tecnologiche per le loro continue resistenze alle richieste della polizia e delle agenzie di sicurezza di accedere alle informazioni che fluttuano nel cyberspazio. Il prolungato lockdown ha messo in evidenza uno spazio web sempre più affollato che, a sua volta, ha visto crescere le attività sospette legate a spionaggio e criminalità informatica. La pandemia, infatti, sembra essere stata un’occasione ghiotta per criminali, hacker ed estremisti.

L’Asio, inoltre, chiede ulteriori poteri, come quello di interrogare i minori di 14 anni, su questioni relative al terrorismo: gli 007 australiani, infatti, temono fortemente la tendenza degli australiani a radicalizzarsi da giovanissimi. La minaccia terroristica rimane inaccettabilmente elevata, con tre blitz antiterrorismo nell’ultimo anno: due casi motivati ​​dall’estremismo islamista e uno dall’ideologia di estrema destra. Il direttore generale dell’Asio Burgess afferma che, costantemente, in Australia piccole celle di estremisti di destra si riuniscono regolarmente per salutare le bandiere naziste, ispezionare le armi e “disperdere la loro odiosa ideologia”.

Nel mirino, però, non ci sono solo gli estremisti ma le grandi potenze asiatiche: Cina, Iran e Russia che, da tempo, svolgono nel Paese attività sia soft che hard, secondo ministro degli Affari interni Peter Dutton. L’ex capo dell’Asio, Duncan Lewis, aveva osservato in tempi non sospetti che il terrorismo si era senza dubbio trasformato in una minaccia, ma che l’interferenza dello spionaggio straniero era “su un percorso di crescita”, dichiarando che, a differenza dell’immediatezza degli episodi di terrorismo, il danno derivante da atti di spionaggio potrebbe perdurare per decenni nel Paese. Questo tipo di attività sono in genere silenziose, insidiose e hanno una lunga coda.

Il grande timore è che lo spettro della lunga mano di Pechino possa giungere perfino in parlamento. Ogni partito politico australiano deve quindi ora prendere sul serio la minaccia eventuale dell’interferenza cinese nascosta. Vale anche la pena notare che la comunità cinese australiana non è probabilmente nemmeno il luogo più probabile in cui cercare personaggi politici che potrebbero essere candidati per un’azione a lungo termine.

Al giorno d’oggi, è quasi una routine per ex politici e alti funzionari pubblici coinvolti nel dibattito pubblico sulla Cina svolgere lavori di consulenza o ricevere sponsorizzazioni da enti cinesi. Molte di queste entità sono innocue, ma alcune, senza dubbio, hanno stretti legami con le istituzioni del Pcc.

Un disegno di legge per combattere le nuove spie

Il disegno di legge, presentato in parlamento questo mese, amplierebbe i poteri esistenti dell’Asio per sottoporre le persone a interrogatori obbligatori, potere che ha usato 16 volte dal 2003 ma solo per la raccolta di informazioni relative al terrorismo. Il disegno di legge escluderebbe poteri di detenzione più invasivi che consentono a una persona di essere trattenuta per un massimo di sette giorni per l’interrogatorio – una misura altamente controversa che Asio afferma di non aver mai effettivamente utilizzato. Il disegno di legge consentirebbe al procuratore generale di approvare gli interrogatori senza il coinvolgimento di un giudice – un ostacolo che gli 007 devono affrontare nella legge attuale.

“Le minacce poste oggi dallo spionaggio e dalle interferenze straniere operano su una scala, ampiezza e ambizione mai viste in precedenza in Australia”, affermano i vertici dell’Asio in una presentazione alla commissione parlamentare paritetica su intelligence e sicurezza, che sta rivedendo le leggi proposte. Inoltre, lo spionaggio e le interferenze straniere stanno colpendo parti della comunità australiana precedentemente non toccate da tali minacce, anche durante la guerra fredda.

Quali sono i pericoli per l’Australia

Secondo gli studi dell’Asio la Cina è il Paese più attivo nelle attività di intelligence dirette contro l’Australia, incluso il regno cibernetico, mantenendo anche un occhio vigile all’interno delle comunità cinesi australiane.

Le operazioni di interferenza straniera sono dirette a figure governative e del settore industriale, ai media, ai membri delle comunità della diaspora e ai responsabili delle decisioni in materia di investimenti commerciali. Asio afferma, inoltre, di essere a conoscenza di attività di stati stranieri per cercare di monitorare e controllare le attività, le opinioni e le decisioni di sezioni della comunità australiana in modo da influire sulla libertà di parola, associazione e azione.  A preoccupare è soprattutto la minaccia proveniente da destre estreme e neonazisti.

Il Law Council of Australia ha sollevato numerose preoccupazioni in merito ad una proposta aggiuntiva, volta a consentire l’utilizzo di dispositivi di localizzazione “non intrusivi” come quelli collocati su un’automobile o in una borsa, anziché ottenere prima un mandato dal procuratore generale. L’attuale livello di autorizzazione per l’uso dei dispositivi di localizzazione non fornisce all’Asio l’agilità operativa richiesta in questa situazione di continua evoluzione. L’intelligence australiana sostiene, inoltre, che l’attuale sistema aumenta anche i rischi per la sicurezza degli ufficiali, richiedendo loro di condurre una sorveglianza fisica di obiettivi potenzialmente pericolosi in circostanze in cui potrebbe non esserci tempo sufficiente per passare attraverso l’attuale processo di autorizzazione. Da qui, numerose polemiche al governo di Canberra, accusato di cedere verso gli 007 in un momento in cui la pandemia sta provocando una levata di scudi contro un eventuale stato di polizia.

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