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Politica

Il nuovo attivismo di Kushner mette nell’angolo Tillerson

Rex Tillerson sembra sempre più lontano da Washington e le ragioni sarebbero da ricercare nell’eccessivo attivismo del genero di Donald Trump. Il nuovo anno potrebbe inaugurarsi con l’ennesimo avvicendamento nel team presidenziale. Questa volta sembra proprio essere giunta l’ora del...

Rex Tillerson sembra sempre più lontano da Washington e le ragioni sarebbero da ricercare nell’eccessivo attivismo del genero di Donald Trump. Il nuovo anno potrebbe inaugurarsi con l’ennesimo avvicendamento nel team presidenziale. Questa volta sembra proprio essere giunta l’ora del Segretario di Stato Rex Tillerson. La diatriba con la presidenza Trump era in realtà già iniziata qualche mese fa.

La diplomazia di Tillerson contro l’esuberanza di Trump

Durante l’escalation di tensione con la Corea del Nord, Rex Tillerson si era infatti reso promotore di una politica distensiva e volta alla soluzione diplomatica con il regime di Kim Jong-un. Atteggiamento che non era stato percepito in maniera troppo positiva da parte di Trump. “Sta perdendo il suo tempo”, aveva così twittato il presidente delegittimando in un colpo solo tutta l’ars diplomatica finora mostrata da Tillerson. Ci avevano pensato poi i media a montare il caso. Secondo fonti anonime citate dalla CNN, Tillerson avrebbe definito il Presidente Trump come “un idiota”. Nonostante queste tensioni più o meno veritiere, il posto del Segretario di Stato non sembrava essere in discussione. La fuga di notizia circa le possibili dimissioni di Tillerson si è fatta invece sempre più prepotente negli ultimi giorni. Quale sarebbe stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza di Tillerson?





Kushner “non si consulta con il Dipartimento di Stato”

Ci viene in aiuto Bloomberg che grazie a delle fonti anonime prova a ricostruire questa oscura vicenda. Alcune persone vicine a Tillerson hanno parlato con i giornalisti di Bloomberg svelando come l’attuale Segretario di Stato sia molto irritato per il comportamento di Jared Kushner. Senior adviser nonché genero del Presidente Trump, Kushner ha avuto l’incarico direttamente dal Presidente di stilare una “road map” per uno storico accordo di pace tra Israele e Palestina. E fino a qui niente di strano e sbagliato.

“Il problema è che il senior adviser del Presidente non si consulta con il Dipartimento di Stato e non è nemmeno chiaro il livello di consultazione che ha con il National Security Council. È proprio questo il problema sia per il NSC che per il Dipartimento di Stato e non è qualcosa di facilmente risolvibile”, ha dichiarato la persona anonima vicina a Tillerson citata da Bloomberg. L’intraprendente trentaseienne avrebbe così “snobbato” letteralmente Rex Tillerson su un tema che dovrebbe essere invece pienamente condiviso con il suo Ufficio. Tillerson avrebbe proprio parlato di “informazioni importanti non condivise con lui”. Una sovrapposizione di ruoli che non è accettabile per il Segretario di Stato.

Il genero di Trump vuole essere protagonista in Medio Oriente

Sembra infatti che Jared Kushner stia lavorando a strettissimo contatto con il principe ereditario saudita bin Salman per “la creazione di uno Stato palestinese o di un territorio sostenuto finanziariamente da un certo numero di Paesi inclusa l’Arabia Saudita, che potrebbe prevedere l’investimento di decine di miliardi di dollari per lo sforzo”. Una cooperazione economica confermata dallo stesso Jared Kushner, intervenuto al Saban Forum di Washington la scorsa domenica. “Stiamo sviluppando un piano economico regionale per quello che potrebbe accadere dopo un negoziato di pace” ha detto Kushner.

Nella diatriba tra Tillerson e Kushner pare esserci anche la questione qatariota. Il Segretario di Stato ha infatti fin dall’inizio della crisi diplomatica tra Riyad e Doha cercato la via del dialogo per riavvicinare le parti. Washington, secondo Tillerson, non avrebbe mai chiuso i rapporti con Doha, questo anche nell’ottica di non aumentare inutili tensioni con Turchia e Russia. La vicinanza tra Jared Kushner e bin Salman, confermata dal viaggio a Riyad di inizio novembre del genero di Trump, sembra invece aver spinto su una maggiore ostilità verso il Qatar.

La strana concomitanza tra l’affaire Hariri e le dimissioni di Tillerson

Strano, se non sospetto, è poi il tempismo di queste presunte dimissioni richieste. La volontà di allontanamento di Tillerson dalla Casa Bianca sembra coincidere con la fine del terremoto diplomatico intercorso tra Arabia Saudita e Libano. E guarda caso sono in molti a sostenere che dietro l’affaire Hariri ci sia stata la benedizione di Jared Kushner, da sempre un convinto anti iraniano. Tillerson potrebbe non aver gradito nemmeno quest’ennesima ingerenza del senior adviser in Medio Oriente.

Ora si tratta di capire quando potrebbero scattare le dimissioni ufficiali di Tillerson. Donald Trump si è limitato solo a definire “fake news” i riferimenti alla vicenda, mentre la portavoce del Dipartimento di Stato ha detto che “Tillerson resterà in carica finché lo vorrà il Presidente”. Con tutta probabilità bisognerà aspettare il nuovo anno per vedere significativi cambiamenti a Washington. 

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