Sulla carta non dovrebbero esserci problemi di alcun tipo. Anche perché Corea del Nord e Myanmar sono due Paesi “amici” della Cina, addirittura tra i più fidati dell’Asia insieme a Laos e Cambogia. La realtà rischia, come spesso accade in questi casi, di essere molto diversa rispetto alle numerose semplificazioni e alle altrettanto diffuse ricostruzioni intrise di wishful thinking. I rapporti che si intrecciano lungo gli assi Pyongyang-Pechino e Naypyidaw-Pechino, un tempo garanzia di benefici assoluti e vantaggi reciproci, si sono ormai trasformati in autentici grattacapi per il Dragone.
Da un lato, infatti, la Cina deve fare i conti con una Corea del Nord che ha ormai scelto di catapultarsi nella guerra in Ucraina, e dunque di finire ancor più in cima alle agende di Stati Uniti e Nato: non tanto (né solo) per i test missilistici, quanto per il ruolo giocato dai suoi soldati sul suolo europeo.
Dall’altro, nel Sud-Est asiatico, Xi Jinping deve invece fare i conti con una lunga e sanguinosa guerra civile. La stessa che sta scuotendo il Myanmar, compromettendo progetti e iniziative economiche cinesi legate alla Nuova Via della Seta e attirando l’attenzione della comunità internazionale.
Se, insomma, la Cina può dirsi felice di aver recentemente trovato un primo accordo con l’India per ridurre le tensioni con lo storico rivale lungo i confini contesi, di pari passo Pechino sta iniziando ad infastidirsi per le mosse attuate da quelli che dovrebbero essere suoi amici.
Il primo problema: il dinamismo di Kim
La Cina non ha fin qui rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito ai migliaia di militari nordcoreani che si starebbero dirigendo – o che, secondo alcuni, starebbero già combattendo – in Ucraina al fianco delle forze russe. Tutto questo sta in ogni caso preoccupando Pechino, che nell’arco degli ultimi due anni era stata abile a muoversi lungo un flebile equilibrio diplomatico. Ricordiamo che Xi ha sempre cercato di offrire, allo stesso tempo, un sostegno retorico (e in una certa misura anche materiale) alla Russia, stando però ben attento a non rovinare i legami con l’Occidente.
Ebbene, le azioni di Kim Jong Un rischiano di far saltare il banco, visto che la Corea del Nord è l’unico alleato della Cina legato a Pechino da un trattato (per la cronaca con un accordo di difesa reciproca che risale al 1961). E che il blocco occidentale potrebbe sfruttare questo cavillo come pretesto per accusare Xi – con tentativi ancora più insistenti rispetto al passato – di fomentare i nemici di Bruxelles e Washington.
Certo, i governi cinesi e nordcoreani condividono un importante minimo comune denominatore – l’opposizione alla leadership degli Stati Uniti – ma hanno anche obiettivi geopolitici diversi. Il compito di Pechino consiste ora nel fare in modo che queste divergenze non inneschino clamorose spaccature come quelle che incrinarono irrimediabilmente i rapporti tra la Cina maoista e l’Unione Sovietica.
Il secondo problema: la guerra civile in Myanmar
Qualche giorno fa in Myanmar è successo qualcosa che ha scatenato le ire di Pechino. Un “attentato dinamitardo” ha colpito il consolato cinese a Mandalay: ci sono stati danni materiali ma non vittime.
Il punto è che non esiste ancora un colpevole e la Cina ha chiesto alla giunta militare che governa il Paese di effettuare al più presto un’indagine approfondita per capire cosa sia accaduto e chi abbia osato arrivare fino a tanto.
L’episodio ha intanto moltiplicato i punti interrogativi di Xi: quanto è affidabile la leadership militare di Naypyidaw se non è in grado di tutelare le proprietà e i cittadini cinesi presenti nel Paese e, soprattutto, se dal 2021 ad oggi non ha ancora trionfato nella guerra civile contro i vari gruppi ribelli?
Pechino auspicava che il colpo di Stato di due anni fa dei militari birmani avesse permesso ai mega progetti finanziati da fiumi di yuan di spiccare il volo. Il risultato si è però fin qui rivelato catastrofico: il conflitto ha sostanzialmente danneggiato infrastrutture, piani operativi e affari. La ciliegina sulla torta? I gruppi criminali locali che hanno iniziato pure a rapire i lavoratori cinesi per arruolarli in cittadelle dedite a frodi informatiche internazionali.
Ecco che la Cina ha iniziato allora a tessere legami più stretti con le milizie etniche e con le forze armate anti governative attive in Myanmar. Se non altro per lanciare un primo segnale di avvertimento ai generali. Il grande sogno di Xi, tuttavia, è che Myanmar e Corea del Nord smettessero di attirare l’attenzione mondiale e che dessero almeno l’impressione che tutto fili liscio.