Si chiama Jacques Attali. Un nome sconosciuto ai più. Eppure oggi rivendica a gran voce il proprio merito nella vittoria di Emmanuel Macron. Fiumi di inchiostro hanno scorso dopo la vittoria dell’enfant prodige francese. Il leitmotiv editorialista è apparso come un profondo sospiro di sollievo per la “scontata” vittoria della “moderazione e del raziocinio” contro l’ “estremismo e l’emotività”. Risulta tuttavia difficile descrivere come “scontata” la vittoria di un partito che ha come data di nascita all’anagrafe novembre 2016 e di un leader che prima di oggi non si era mai confrontato con un bacino di elettori.Macron, un’operazione di marketingQuella di Macron è stata dunque la più grande operazione di marketing politico organizzata nella storia. Una blitzkrieg elettorale, che al pari di quella militare adoperata dai tedeschi, potrebbe riportare l’Eliseo sotto l’egida di Berlino (“la Francia sarà governata da una donna, o me o la signora Merkel”. ha detto non a caso Marine Le Pen). Si tratta ora di comprendere quale “fabbrica” ha dato origine al prodotto En Marche! E al suo omino in omaggio Emmanuel Macron. La ricerca non è difficile.Chi c’è dietro all’enfant prodigeÈ lo stesso ideatore del giocattolo ad uscire allo scoperto. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera Jacques Attali dice: “Ho scoperto io Macron. Sono stato io a presentare Emmanuel a Hollande e lui l’ha chiamato come consigliere”. Ma chi è dunque questo 73enne che, a quanto dice, ha favorito in maniera decisiva la vittoria dell’enfant prodige? Attali è un dinosauro della politica francese. Dinosauro non in termini di statura, fisica o etica, ma nel senso temporale. Jacques Attali infatti mastica politica dal 1973, anno d’inizio della collaborazione tra lui e il futuro presidente francese Francois Mitterand. Quella intrapresa da Attali non è però la politica, intesa come azione per l’interesse pubblico legittimata dal popolo, si tratta semmai di politica “ombra”. Quella esercitata dietro le quinte, senza la minima legittimazione popolare, ma decisiva per le sorti di un Paese.Una carriera dedicata al progetto euroCosì Attali assurge al ruolo di “special adviser” di Mitterand, dopo la sua elezione nel 1981. Il nuovo consigliere personale del presidente avrà un’influenza decisiva in quelli che sono chiamati agli anni d’oro del neoliberismo. Gli anni ‘80 europei sono infatti il periodo della graduale deindustrializzazione con conseguente finanziarizzazione dell’economia. Ma sopratutto sono gli anni in cui il “debito pubblico” diventa un mostro da abbattere. Attali è infatti uno dei propugnatori della teoria del “rigore economico di Stato”. Ciò che lo Stato spende deve tornare interamente sotto forma di tasse alla fine dell’anno, così da raggiungere il pareggio di bilancio. Un principio che Attali, insieme ad altre personalità come Jacques Delors, è riuscito a mettere nero su bianco nel Trattato di Maastricht. Jacques Attali è dunque uno dei padri fondatori dell’Unione europea dell’austerity, nonché euroestremista.“E cosa credeva la plebaglia europea? Che l’Euro fosse stato fatto per la loro felicità?” è una della tante dichiarazioni di Attali. Così come quando nel 2011 all’Università partecipativa ebbe così a dichiarare: “Abbiamo minuziosamente “dimenticato” di includere l’articolo per uscire da Maastricht.. In primo luogo, tutti coloro, e io ho il privilegio di averne fatto parte, che hanno partecipato alla stesura delle prime bozze del Trattato di Maastricht, hanno…o meglio ci siamo incoraggiati a fare in modo che uscirne … sia impossibile”.Attalì come Soros?Sono numerose poi le somiglianze tra la figura di Attalì e quella dello speculatore George Soros. Come il multimiliardario ungherese, anche Attalì ha infatti avuto un ruolo nel dissolvimento dell’Unione Sovietica. Il francese è stato infatti fondatore della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo. Un istituto nato proprio nel 1989, quando lo stesso Attali organizzava a Londra incontri con Michael Gorbacev, contro la stessa volontà dell’allora primo ministro inglese John Major. Lo stesso istituto è stato poi oggetto di numerose critiche per i progetti di dubbia utilità portati avanti nei Paesi dell’est europeo.Come Soros anche Attali ha coltivato nel tempo libero il suo lato “filantropico”, evidentemente per dare il contentino alla “plebaglia europea” e non solo. PlaNet Finance è l’ente no-profit da lui fondato, che opera in più di 39 Paesi nel mondo. L’ente di Attali si occupa di valutare gli Istituti che offrono micro-credito per sponsorizzarlo successivamente ai donatori. Una sorta di “rating umanitario”. Operazioni definite “opportuniste” da Rida Lamrini, Presidente della Federazione Nazionale delle Associazioni di Microcredito in Marocco.Tuttavia è forse proprio Emmanuel Macron il progetto più importante e meglio riuscito nella vita di Attali, che dagli anni ‘70 continua a tessere dietro le quinte la politica francese.