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In una recente intervista a Libero, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il leghista Giancarlo Giorgetti, ha ipotizzato che tra fine agosto e inizio settembre l’Italia possa essere investita da un’offensiva finanziaria speculativa simile a quella che nel 2011 portò i mercati a disarcionare Silvio Berlusconi, il cui governo fu travolto dal vertiginoso aumento dello spread tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno.

Il solitamente serafico Giorgetti non si è abbandonato ad allarmismi, ma ha analizzato un possibile scenario di breve termine legato alla coincidenza tra diverse importanti scadenze economiche e numerose incertezze legate alla tenuta del sistema economico europeo nei decenni e negli anni a venire.

Il governo Conte tra manovra e rating

L’Italia sarà interessata da numerose sfide di prima grandezza sul fronte economico. In primo luogo, è doveroso ricordare come tra la fine di agosto e l’inizio di settembre le principali agenzie di rating saranno chiamate a pubblicare il loro giudizio sulla stabilità del debito pubblico italiano.

” Il 31 agosto”, si legge su Libero, “sarà il turno di Fitch, che a metà marzo, dopo il voto, aveva confermato il rating BBB, con outlook stabile. […] Ma l’ appuntamento più delicato è quello del 7 settembre, quando il pallino passerà a Moody’s. Due settimane dopo il governo dovrà presentare il suo piano di finanza pubblica per i prossimi tre anni, anticipando di fatto l’ architettura della manovra”. Manovra che il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha preannunciato come “seria, rigorosa ma anche coraggiosa”, e che si troverà in ogni caso stretta tra le forche caudine dei vincoli comunitari e del possibile attacco finanziario.

Ricordando, come è doveroso fare, tutti i limiti delle agenzie di rating, che come ha scritto Marcello Foa non sono “autorità di controllo super partes ma agenzie private, in chiaro conflitto di interessi, sia nei confronti delle società quotate […] che dei propri azionisti”, è tuttavia necessario, allo stato attuale delle cose, seguire le evoluzioni delle loro indagini, dato che queste condizionano il comportamento dei principali investitori internazionali.

E un declassamento del livello di sostenibilità del debito italiano porrebbe un grave pregiudizio all’azione dell’esecutivo e aprirebbe la strada alla temuta speculazione finanziaria, sempre pronta a manifestarsi in caso di difficoltà, come testimoniato in occasione della parte finale della crisi di governo postelettorale.

La lezione di Savona e il ruolo dell’Italia in Europa

Giorgetti ha ricordato nella sua intervista che il principale problema del debito pubblico italiano è il fatto che importanti quote sono detenute da investitori stranieri, fattore che indebolisce la capacità di intervento strutturale da parte del governo. E rende necessario impostare una visione strategica in campo economico che prepari non solo a “gestire la normalità, ma anche l’arrivo del cigno nero, lo shock”, come recentemente dichiarato dal ministro delle Politiche comunitarie, Paolo Savona, in audizione alle commissioni congiunte di Camera e Senato.

Tali choc, in campo europeo, lasciano molto spesso gli Stati in balia di sé stessi e della propria debolezza, costretti a dover porre in essere misure emergenziali che molto spesso non hanno altro effetto che dilatare gli effetti delle debolezze sistemiche. Savona insiste da diverso tempo sulla necessità, per l’Italia, di giocare in Europa la partita per la costruzione di un’Unione “diversa, più forte e più equa”, orientata verso la crescita e fondata su istituzioni compiutamente funzionali al progresso degli Stati membri.

La proposta di Giorgio La Malfa: giocare d’anticipo

Savona ha ribadito nel suo primo intervento in Parlamento che il governo, in Europa, è tenuto a operare per la storia, non per la cronaca“. Ribadendo l’importanza di una visione d’insieme e di una linea programmatica su temi più attinenti alle dinamiche recenti, anche l’ex leader del Partito Repubblicano Italiano, Giorgio La Malfa,  ha invitato, in un intervento sul Corriere della Sera,  il governo Conte a muoversi in anticipo sulle scadenze europee per la presentazione del bilancio e sulle dinamiche finanziarie, presentando un prospetto economico capace di dimostrare la reale volontà di discontinuità col passato.

Tale documento, scrive La Malfa, “dovrebbe partire non dai vincoli, come è stato in tutti questi anni, ma dai traguardi economici che il governo Conte vuole raggiungere. Esso indicherebbe con chiarezza un obiettivo di crescita del Reddito Nazionale italiano nel prossimo triennio ovviamente superiore a quello che tendenzialmente indicano le stime attuali. Dovrebbe trattarsi di numeri più ambiziosi di quelli di questi anni, ma realistici dal punto di vista delle capacità produttive del Paese. Partendo da questo dato, il documento dovrebbe passare in rassegna gli strumenti che possono essere impiegati per perseguire il risultato”.

L’Italia verso la fine del quantitative easing

Di fronte a una dichiarazione d’intenti forte, difficilmente le agenzie di rating potrebbero giustificare agevolmente un abbassamento del giudizio sul debito dell’Italia, che avrebbe nuovamente l’inerzia dalla sua parte. E le dichiarazioni rilasciate da Giorgetti potrebbero, di fatto, apparire come un velato invito all’azione rivolto ai principali responsabili della programmazione economica, il presidente del Consiglio Conte e il ministro dell’Economia Tria, affinché sappiano spendere le loro capacità personali nell’impostazione di una manovra ambiziosa.

Ed è bene ricordare che, tra i membri dell’esecutivo, Giorgetti è l’uomo che detiene i più stretti contatti col governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi, che sta per concludere la sua esperienza all’Eurotower e ha annunciato per il 2019 la fine del quantitative easingfatto destinato ad aumentare le incertezze nell’economia europea. Nell’ottica di Savona, Giorgetti e La Malfa, la visione ha un orizzonte ben definito: l’Italia dovrà presentarsi all’appuntamento con la nuova politica della Bce solida sotto il profilo della programmazione economica e, soprattutto, lungimirante. Perché i messaggi trasmessi dall’economia non vanno assolutamente sottovalutati. Ma l’Italia ha le competenze e le forze per prevenire un temuto attacco speculativo. Basta solo incardinarle in un disegno di lungo periodo.

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