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Lo scorso 9 dicembre l’Ema, l’agenzia europea del farmaco, ha subito un attacco cibernetico che ha avuto come obiettivo documenti relativi al vaccino Pfizer-Biontech. Come riportava inizialmente l’Ansa, sono stati rubati alcuni documenti relativi alla richiesta di autorizzazione del vaccino anti-Covid. La compagnia americana aveva assicurato che non c’era stata alcuna violazione dei dati personali e che “né il sistema di Biontech né quello di Pfizer sono stati violati in relazione a questo incidente”. Oggi una nota della Commissione Ue fa sapere che quei documenti “sono stati manipolati prima della pubblicazione online, con l’intento di minare la fiducia nei vaccini”.

La precisazione si è resa necessaria dopo la pubblicazione di alcune indiscrezioni secondo cui dalla corrispondenza hackerata emergerebbe una pressione esercitata dalla Commissione sull’Ema per accelerare i tempi di approvazione del vaccino. Tra i documenti colpiti dall’attacco cibernetico “vi è la corrispondenza e-mail interna/riservata risalente a novembre, relativa ai processi di valutazione per i vaccini Covid-19. Parte della corrispondenza è stata manipolata dagli autori prima della pubblicazione in un modo che potesse minare la fiducia nei vaccini”, afferma sempre l’Ema.

“Due autorizzazioni all’immissione in commercio dell’Ue per i vaccini Covid-19 sono state concesse alla fine di dicembre/inizio gennaio a seguito di una valutazione scientifica indipendente”, spiega. “A causa dell’alto tasso di contagio nell’Ue, vi è un’urgente necessità per la salute pubblica di mettere a disposizione dei cittadini dell’Ue i vaccini il prima possibile. Nonostante questa urgenza, c’è sempre stato consenso in tutta l’Ue a non compromettere gli standard di alta qualità e a basare qualsiasi raccomandazione sulla forza delle prove scientifiche sulla sicurezza, qualità ed efficacia di un vaccino e nient’altro”, assicura l’Ema. “Le autorizzazioni vengono concesse quando le prove dimostrano in modo convincente che i benefici della vaccinazione sono maggiori dei rischi del vaccino. I dettagli completi delle valutazioni scientifiche sono disponibili pubblicamente nelle relazioni pubbliche di valutazione europee sul sito web dell’Ema” ha proseguito l’Agenzia, aggiungendo anche che “l’indagine in corso sull’attacco informatico ha rivelato che alcuni dei documenti consultati illegalmente relativi ai medicinali Covid-19 e ai vaccini appartenenti a terze parti sono trapelati su internet”.

I tentativi di pirateria informatica contro le organizzazioni sanitarie e mediche si sono intensificati durante la pandemia: gli aggressori, da quelli facenti capo a entità statuali a singoli “cani sciolti” cercano informazioni preziose per i loro scopi, che possono essere di propaganda/disinformazione oppure di lucro.

Intorno ai vaccini anti Covid-19 c’è una vera e propria “guerra” che coinvolge enti pubblici e privati non solo per una questione di prestigio: gettare discredito su di un vaccino concorrente significa avere la possibilità di vendere il proprio ritrovato, con un ritorno economico potenzialmente enorme. Ecco perché tutta la catena di approvvigionamento e distribuzione dei vaccini è affidata alla supervisione (e controllo) degli organismi militari: l’Italia ha infatti individuato presso l’aeroporto di Pratica di Mare il suo hub per i vaccini.

Gli enti di approvazione, come l’Ema per l’Europa, l’Aifa per l’Italia o la Fda per gli Stati Uniti, sono quindi al centro dell’attenzione dei pirati informatici allo stesso modo delle industrie farmaceutiche: se, attraverso la manipolazione dei dati, si riuscisse a gettare discredito sui processi di certificazione di un vaccino, si minerebbe la fiducia della popolazione e perfino dei governi, che potrebbero decidere di cambiare fonte di approvvigionamento.

Questa prospettiva apre a ipotesi sui possibili autori della violazione dei server dell’Ema: chi avrebbe avuto interesse a manipolare i dati sulle autorizzazioni del vaccino Pfizer-Biontech allora appena approvato in Europa? Qualche casa farmaceutica concorrente? Difficile pensare che Moderna o Astra-Zeneca, i cui vaccini sono stati già certificati o sono prossimi alla certificazione abbiano potuto orchestrare un’azione simile. Qualche entità statuale straniera? Qui le ipotesi si fanno più affascinanti.

Non è infatti una novità che uno Stato decida di fare ricorso ad attività informatiche per organizzare una campagna di disinformazione per il proprio tornaconto, e l’attuale emergenza pandemica ha dimostrato, una volta di più, che basta una semplice notizia artefatta, lanciata sul web, per scatenare una reazione a catena di diffidenza e sospetto: la disinformazione corre veloce nel mondo cibernetico e una volta attuata è molto difficile smentirla. L’esempio della campagna autoassolutoria cinese che ha puntato il dito dell’origine della pandemia dapprima contro gli Stati Uniti poi contro l’Italia testimonia questo modus operandi.

Il virus, ed il vaccino, fanno parte quindi di una strategia più ampia, una nuova forma di guerra che viene definita come ibrida e che utilizza ogni mezzo, civile o militare, per minare le capacità dell’avversario oltre che la fiducia che viene riposta in esso. Si potrebbe pertanto supporre che questo attacco cibernetico sia stato messo in atto da un’entità statale che ha degli interessi, non solo commerciali, a minare la fiducia nel sistema occidentale e, in particolare, in quello statunitense stante l’obiettivo dell’attacco, pertanto il pensiero va, forzatamente, a quelli che sono gli avversari degli Stati Uniti: Iran, Cina, Corea del Nord e Russia.

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