Ras Lanuf ed Al Sidra sono due dei più importanti terminal petroliferi libici. Da qui sono passate le fortune della Libia negli anni recenti, da qui dovrà necessariamente passare il futuro del paese. Ma adesso queste strutture sono rimaste nuovamente invischiate nel tragico gioco della guerra, un’altra battaglia ha al centro degli obiettivi proprio il controllo di Ras Lanuf ed Al Sidra. La posta sul piatto è molto alta: controllare questi centri vuol dire avere la chiave di gran parte del futuro economico della Libia ma, al tempo stesso, danneggiare i terminal segnerebbe la definitiva mazzata per ogni sogno di ricomposizione politica e sociale dell’ex colonia italiana.
Gli attacchi contro la mezzaluna petrolifera
Andando da Sirte verso Bengasi, lungo la costa della Cirenaica che lambisce la parte finale del golfo si trovano i terminal in questione. Ras Lanuf ed Al Sidra costituiscono un vero e proprio una “mezzaluna petrolifera”: anche se i giacimenti e gli impianti sono sparsi in gran parte della regione costiera della Libia, questa zona costituisce una vera e propria riserva di oro nero la cui ripresa è fondamentale per la ripartenza dell’economia. Non è un caso se il generale Haftar, uomo forte della Cirenaica, nell’ambito della sua cosiddetta “operazione dignità” già tre anni fa ha attaccato e sconfitto le milizie che proteggevano i terminal.
Da quel momento in poi la situazione a Ras Lanuf e nella mezzaluna petrolifera sembrava essersi stabilizzata: il controllo era saldamente in mano ad Haftar e quindi, di conseguenza, all’esecutivo che risponde al parlamento di Tobruck. Il lavoro e le operazioni di pompaggio sono regolarmente riprese, pur se ridotte rispetto al periodo antecedente alla guerra del 2011. Ma adesso la situazione è nuovamente precipitata: sul finere della scorsa settimana, alcune milizie hanno attaccato Ras Lanuf e Sidra, prendendo di mira i principali stabilimenti. Oltre ai gravi danni materiali inferti ai terminal, questi gruppi armati hanno preso il controllo degli impianti.
Uno smacco per il generale Haftar, impegnato in queste ore nell’operazione volta a riconquistare Derna in quella che, secondo i suoi piani, doveva essere l’ultima battaglia contro il terrorismo nella Cirenaica. Ad effettuare questo attacco improvviso contro Ras Lanuf, sarebbero state alcune milizie legate ad Ibrahim Jadran: leader di gruppi autonomisti della Cirenaica, la figura di Jadran risulta ambigua e spesso indecifrabile. Ha sempre dichiarato di non avere simpatie per i Fratelli Musulmani ma, al tempo stesso, diverse fonti parlano di contatti con jihadisti ed islamisti della regione orientale della Libia. La sua figura è emersa durante il conflitto contro Gheddafi, successivamente a lui ed ai suoi gruppi armati è stata affidata la difesa della mezzaluna petrolifera.
I rapporti con il governo centrale sono terminati però quando Jadran ha iniziato a vendere petrolio scavalcando l’esecutivo di Tripoli. Da quel momento, le sue milizie non sono più state viste di buon occhio e, tra il 2015 ed il 2016, sono state cacciate da Haftar dalla mezzaluna petrolifera. Adesso ci sarebbe proprio Jadran ed i suoi gruppi dietro l’attacco contro Ras Lanuf: secondo alcuni deputati libici, Jadran sarebbe stato aiutato nella sua azione da milizie mercenarie del Ciad, del Sudan, ma anche dell’Isis e di altri gruppi terroristici della regione. Secondo questa ricostruzione, tali gruppi avrebbero approfittato del debole controllo nel deserto della Cirenaica per coalizzarsi e preparare l’attacco.
Dal canto suo, Haftar già mercoledì aveva iniziato l’avanzata verso la mezzaluna petrolifera. Ras Lanuf sarebbe caduta in poche ore, secondo le tv locali la riconquista sarebbe terminata nel pomeriggio di questo venerdì anche se nelle ultime ore almeno 16 soldati fedeli ad Haftar sono stati ritrovati senza vita. La mezzaluna petrolifera potrebbe essere definitivamente sottratta a breve dalle mani di Jadran, ma la devastazione di questi giorni di battaglia appare ben evidente e grave per le speranze future di ripresa della Libia.
L’importanza economica di Ras Lanuf e della mezzaluna petrolifera
“I danni sono ingenti. Basti pensare che avevamo 13 depositi di greggio prima del 2011. Durante i vari conflitti che si sono susseguiti dopo la rivoluzione ne sono stati colpiti otto. Ora negli scontri in corso dei cinque rimanenti ne sono stati colpiti altri due”: a dichiararlo, sconsolato, è il numero uno della Noc Mustafa Sanallah. La Noc è l’azienda libica che gestisce gli impianti petroliferi e che ha il compito, tra mille evidenti difficoltà, di far ripartire a regime l’estrazione di greggio dalla Libia.
Come si può notare dalle parole di Sanallah, l’attività di Ras Lanuf è compromessa e ridotta al minimo, al pari di altri impianti della mezzaluna petrolifera. Si calcola che gli attacchi di Jadran siano costati, tra danni diretti ed indiretti, almeno 800 milioni di Dollari in appena pochi giorni. In caso di prolungamento della battaglia, il rischio concreto è l’irrimediabile fine di ogni immediata possibilità di ritorno alla normalità per questi vitali campi petroliferi. In poche parole, la lotta per il controllo dei terminal rischia di azzerare la loro produttività, compromettendo quindi ogni velleità di ripresa dell’economia della Libia.
L’ex colonia italiana ha bisogno di tornare ad estrarre quanto più greggio possibile, anche se le condizioni di sicurezza non sono affatto adeguate, i proventi del petrolio potrebbero però fungere da ossigeno all’economia, alle società ed alle casse sempre più dipendenti dalla vecchia riserva lasciata da Gheddafi. I problemi legati alla mezzaluna petrolifera non riguardano però soltanto queste ultime battaglie: anche in condizioni di normalità, la mancanza di sicurezza provoca il fenomeno della vendita di petrolio su reti clandestine, così come dimostrato da un’inchiesta di pochi mesi fa che portato alla luce un traffico tra Libia, Malta ed Italia. Senza Ras Lanuf e senza i campi della mezzaluna petrolifera, difficilmente si potrà giungere a positive conclusioni di un conflitto che lascia sempre più sgomenti sia in Africa che dall’altra parte del Mediterraneo.
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