Media, opinione publica, intelligence, avversari repubblicani e colleghi democratici: tutti contro Joe Biden, assediato e criticato da tutte le parti. La disastrosa ritirata degli Stati Uniti dall’Afghanistan, infatti, sta costando caro al Presidente Usa in termini di consenso e credibilità: per la prima volta l’inquilino della Casa Bianca è seriamente messo in discussione dall’opinione pubblica in maniera bipartisan, compresa quella democratica e progressista.

Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos, il tasso di approvazione del presidente Biden è sceso di ben 7 punti percentuali negli ultimi giorni e ha toccato il livello più basso da quando la sua amministrazione si è insediata. Il sondaggio di opinione nazionale, condotto lunedì, ha rilevato che solamente il 46% degli elettori americani approva il suo operato, in calo rispetto al 53% di venerdì scorso.

La popolarità di Biden, sottolinea Reuters, è scesa ai minimi quando i talebani sono entrati nella capitale, Kabul, spazzando via due decenni di presenza militare statunitense che è costata quasi mille miliardi di dollari dei contribuenti e migliaia di vite americane. In generale, sottolinea Chris Cillizza sulla Cnn, l’indice di gradimento di Biden è sotto al 50%, segnale che la luna di miele con l’elettorato americano è – per il momento – finita. Come nota l’analista, è probabile che la caduta libera di Biden nei consensi non si fermi qui. A destare preoccupare “c’è anche il picco della quarta ondata di Covid-19 che sta devastando il Paese, con nuovi casi in aumento del 52% a livello nazionale rispetto a due settimane fa e decessi in aumento dell’87% nello stesso periodo di tempo” osserva. Dati che sicuramente peseranno, in negativo, sul consenso del Presidente in carica.

I media contro il Presidente Usa: “È  una débacle”

Il presidente Joe Biden è stato duramente criticato dalla stampa statunitense per non essersi assunto le sue responsabilità dinanzi al disastroso ritiro delle truppe Usa e aver scaricato le responsabilità sui leader afghani. “I leader politici dell’Afghanistan si sono arresi e sono fuggiti dal Paese; l’esercito afghano è crollato; le truppe statunitensi non possono e non devono combattere in una guerra che le forze afgane non sono disposte a combattere per sé stesse” ha dichiarato l’inquilino della Casa Bianca nei giorni scorsi. Il Wall Street Journal ha sottolineato in un editoriale che Biden si è “rifiutato di accettare le sue responsabilità per il ritiro fallimentare mentre incolpava gli altri” e che “l’unico gruppo che evidentemente non ha incolpato erano i talebani”, per poi osservare che l’intervento di Biden è stato “uno dei più vergognosi della storia di un comandante in capo che presiede il ritiro delle sue forze armate”.

Critico anche il Washington Post, il quale ha osservato come il Presidente Usa avrebbe potuto e dovuto ascoltare gli esperti che gli avevano proposto delle alternative al ritiro, aggiungendo che incolpare gli altri è “sconveniente” dato che 2.448 soldati americani sono morti in 20 anni; il New York Post ha inoltre sottolineato che nessun soldato americano è morto in Afghanistan da 18 mesi a questa parte e che solo Biden è il “responsabile” della presa di potere dei talebani definita una “catastrofe assoluta, per gli afghani e per la sicurezza mondiale”; altri media, invece, come il New York Times e The Atlantic hanno timidamente preso le difese del Presidente in carica.

Che qualcosa sia andato storto, tuttavia, ne sono convinti in molti. Fra questi c’è Jeff McCausland, colonnello dell’esercito in pensione ed ex membro del Consiglio di sicurezza nazionale, il quale ha ricordato, in un’analisi pubblicata su Nbc News,
che lo scorso 8 luglio Joe Biden assicurava al popolo americano che era “altamente improbabile” che i talebani prendessero il controllo dell’Afghanistan. Il Presidente ha rilasciato questa dichiarazione all’inizio di luglio sulla base di un’analisi che, a suo dire, gli era stata fornita dalla comunità dell’intelligence statunitense. Tuttavia, questa sua ricostruzione è stata smentita: come già sottolineato da InsideOver, infatti, a partire da luglio i servizi avevano trasmesso rapporti più pessimistici, inascoltati dalla Casa Bianca e dal presidente Usa.

I Repubblicani scrivono a Biden

Nel frattempo tutta la politica americana è in fermento. In una lettera inviata a Biden lunedì sera, i repubblicani membri della commissione per gli affari esteri della Camera Michael McCaul, della commissione per i servizi armati della Camera Mike Rogers e dell’intelligence, Devin Nunes, hanno criticato il “ritiro sconsiderato” dell’amministrazione Usa, sostenendo che la débacle di Biden in Afghanistan ha messo in pericolo gli alleati e ha indebolito la posizione degli Stati Uniti sulla scena mondiale.

“Scriviamo per esprimere la nostra indignazione per il suo sconsiderato ritiro delle forze statunitensi in Afghanistan e per la cattiva gestione del disastro che si sta verificando lì. Il mondo sta osservando uno dei più grandi fallimenti della politica estera nella storia americana”, hanno osservato gli esponenti del Gop. “È spaventoso che durante questa crisi in corso, lei Presidente abbia scelto di difendere la sua decisione, scaricando la colpa sugli afghani che lei ha abbandonato invece di assumersi le sue responsabilità per le ripugnanti conseguenze che stiamo osservando sui nostri schermi televisivi”, hanno continuato.

Al via tre commissioni di inchiesta

Anche i democratici vogliono vederci chiaro sulla débacle dell’amministrazione Usa. Tre commissioni del Senato guidate dai democratici, riporta Politico, hanno promesso di indagare sul caotico ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan da parte dell’amministrazione Biden. Come sottolinea la testata americana, le dichiarazioni dei leader delle commissioni dell’intelligence, delle relazioni estere e dei servizi armati del Senato riflettono la “diffusa rabbia bipartisan” per quella che è “ampiamente percepita come un’uscita caotica e mal pianificata dalla guerra più lunga d’America”. “Sono deluso dal fatto che l’amministrazione Biden non abbia chiaramente valutato con precisione le implicazioni di un rapido ritiro degli Stati Uniti”, ha dichiarato in una nota il presidente della commissione relazioni estere al Senato, il democratico Bob Menendez. “Ora stiamo assistendo agli orribili risultati di molti anni di fallimenti politici e di intelligence”.

Anche il senatore democratico Mark Warner, che presiede la commissione per l’intelligence, ha affermato che lavorerà per “porre domande difficili ma necessarie sul motivo per il quale non eravamo adeguatamente preparati per uno scenario che contemplasse un così rapido crollo del governo afghano e delle forze di sicurezza”. E anche la Commissione per i servizi armati del Senato, presieduta da un altro dem, Jack Reed, terrà udienze su “cosa è andato storto in Afghanistan”. Pure la figlia del senatore John McCain, Meghan, ha criticato duramente la scelta di Biden: “Sono furiosa con il nostro presidente perché è stato così incompetente da non vedere quello che ogni esperto del pianeta avrebbe potuto comprendere” accusa l’ex conduttrice di The View, sostenitrice di Biden in occasione dell’ultima campagna presidenziale. Il Presidente Joe Biden sembra essere assediato, nel suo fortino, mentre deve gestire la sua prima, grave, crisi di consenso da quando si è insediato. 

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