Una delle chiavi per comprendere la nuova politica europea post-coronavirus è la scelta di Angela Merkel di dirigere le sue attenzioni verso l’Italia. “Depurata” dal pericolo di una deriva estremamente atlantista e fortemente contraria alle strategie tedesche in Europa, l’Italia di Giuseppe Conte nell’era giallorossa è un Paese decisamente più affine alle logiche di Berlino, con uno sguardo sempre ben piantato al cuore pulsante dell’Unione europea. Per la cancelliera tedesca non è un tema di secondo piano. L’Italia ha sempre rappresentato per il suo governo una spina nel fianco, specialmente dal punto di vista strategico. Roma poteva trasformarsi nel pilastro dei piani americani (e in particolare dell’amministrazione Trump) sul suolo europeo e nel Mediterraneo e soprattutto aveva intrapreso, specialmente con la parentesi giallo-verde, una chiara virata verso l’euroscetticismo e la contrarietà alle regole imposte dall’Ue. Una minaccia che è stata sedata dalla nascita del governo targato Pd-5 Stelle, che iniziato “metaforicamente” con la scelta di eleggere Ursula von der Leyen a capo della Commissione, ha di fatto riportato l’Italia sotto la grande ala protettrice della Germania merkeliana.

Sia chiaro, la Germania non ha mai dimenticato la Francia né l’alleanza sancita dal Patto di Aquisgrana. Sarebbe superficiale, se non del tutto errato, credere che Berlino e Parigi possano sciogliere i loro voti nuziali per preferire la riottosa e ben meno granitica Italia. Ma Berlino sa che se è quasi certo il sostegno francese, diverso è il caso dell’Italia. Che non solo potrebbe diventare una sponda fondamentale nel sistema Ue, ma anche nel Mediterraneo. Un alleato che serve, perché la Germania potrebbe avere il sostegno italiano in diversi temi caldi su cui invece la Francia ha una politica decisamente più assertiva, se non nazionalista, che contrasta con la strategia a medio e lungo termine tedesca.

Il primo vero banco di prova è stato il Recovery Fund. La mossa di Merkel per avere in mano le chiavi dell’Europa e dei suoi fondi proprio nel momento della presidenza di turno nell’Unione ha coinciso con la necessità del governo italiano di avere a disposizione i soldi con la crisi del coronavirus. Il risultato è stato il consolidamento del patto quasi personale tra Conte e la Merkel sancito dalla decisione dell’esecutivo italiano di accettare  le regole sul Recovery e tutto il piano voluto dalla Germania. Asse che si è rafforzato ulteriormente in queste ultime settimane grazie alla scelta dei cosiddetti “frugali” e di Visegrad di contrastare il Next Generation Eu e le sue regole. Una strana alleanza quella tra l’Europa orientale e i falchi che rischia di minare l’accordo sui fondi Ue e che preoccupa sia la Germania che l’Italia. E che ha consolidato, proprio per questo motivo, la comunanza d’intenti tra i due Stati.

Lo sblocco dei soldi Ue non è però l’unico tavolo su cui l’asse Italia-Germania sembra funzionare. Diversi dossier confermano l’intesa crescente tra i due Paesi. Come ricorda Il Sole 24 Ore, sul fronte della Bielorussia e della politica Ue verso Aleksander Lukashenko, l’impressione è che a Berlino non abbiano interesse, così come a Roma, nel colpire direttamente il leader di Minsk. Troppi gli interessi da tutelare per la Germania, specialmente nei rapporti con Mosca. E la questione del gas – già messa a dura prova dall’affaire Navalny – per la Germania è fondamentale visto che tutelare i buoni rapporti con il gigante russo è il pilastro della politica energetica del governo federale. Interessi che coincidono con quelli italiani come dimostrato dal fatto che anche Roma ha previsto una linea incline al dialogo e a non contrariare il Cremlino.

Una politica che piace a Berlino e che si è vista – in maniera molto simile – in un altro scacchiere che di recente è deflagrato: il Mediterraneo orientale. Germania e Italia hanno scelto la via del dialogo tra Grecia, Cipro e Turchia. Una scelta ben diversa da quella francese che invece ha lanciato immediatamente la sua offensiva contro Ankara inviando le navi nell’Egeo e ribadendo la necessità di fermare le mire turche sulla Libia prima e sul Caucaso poi. Uno scontro che non possono permettersi né Berlino né Roma, che convivono in maniera diversa ma egualmente importante con la patria del Sultano. Per l’Italia è essenziale mantenere i buoni rapporti con Recep Tayyip Erdogan soprattutto in chiave libica, visto che a Tripoli sostengono lo stesso alleato e non amano le spinte francesi su Khalifa Haftar. Per la Germania, invece, è importante che non ci siano scontri tra i due partner, Grecia e Turchia, e soprattutto pace nella sponda meridionale dei Balcani, porta orientale per tutto il sistema economico e infrastrutturale tedesco. Un sistema che in questi ultimi giorni è diventato anche il simbolo di questa vicinanza sempre più crescente tra i due Paesi con l’asse creato tra le aziende tedesche e il porto di Trieste, che si prepara a diventare uno dei grandi corridoi per l’industria germanica nel Mediterraneo.

Segnali che a Berlino l’Italia piace, e anche tanto. Ora bisogna capire quanto però possa incidere davvero l’Italia: se da alleato o da ancella.

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