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Le proiezioni sono chiare. Le prossime elezioni europee, se tutto verrà confermato, porteranno a un Parlamento composto da un Partito popolare europeo che si confermerà primo gruppo (ma in calo), dai Socialisti come secondo partito, ma con un netto calo dei consensi, e dai liberali di Alde, il gruppo di Guy Verhofstadt, come terza forza dell’Eurocamera.

Fin qui tutto sembrerebbe orientato verso una Strasburgo moderata e a forte trazione europeista. Ma c’è un “incomodo” a questa composizione dell’Europarlamento. Un incomodo che potrebbe anche rappresentare la vera seconda forza del Parlamento europeo: i movimenti sovranisti.

Secondo le proiezioni pubblicate oggi dal Parlamento europeo, l’insieme dei gruppi euroscettici potrebbe ottenere 153 seggi. Come riporta l’Huffington Post, “i dati pubblicati oggi dall’Europarlamento, che incrociano quelli disponibili in tutti i paesi europei, proiettano la Lega su 27 seggi, il Rassemblement National di Marine Le Pen ne prenderebbe 21, ‘Diritto e giustizia’ del polacco Jaroslaw Kaszynski ne eleggerebbe 24, i tedeschi dell’Afd ne porterebbero in dote 12, gli spagnoli di Vox 6, gli austriaci della Fpo di Christiane Strache 5”.

Di fatto, i sovranisti e i movimenti molto critici verso l’establishment europeo potrebbero rappresentare la seconda forza dell’Europarlamento. Una componente estremamente importante che, unita ai sovranisti già presenti all’interno del Ppe (come il Fidesz di Viktor Orban e il Partito Popolare Austriaco di Sebastian Kurz), fa sì che l’Eurocamera possa essere quantomeno spaccata a metà fra chi critica l’Ue e chi invece ne è un fiero sostenitore.

Una composizione molto particolare che di fatto porta il Partito popolare ad avere due possibilità. O si allea con Socialisti e liberal-democratici di Alde, oppure si allea col blocco sovranista. Le due strade, naturalmente del tutto alternative, sono da tempo allo studio dei vertici del Ppe ma anche dei partiti interni ai diversi gruppi dell’Europarlamento. Anche perché da questa scelta dipenderà non solo il destino dell’Unione europea, ma anche il futuro assetto delle istituzioni Ue, dal momento che i vertici di Commissione, Parlamento, Consiglio e Bce dovranno essere decisi subito dopo le elezioni di maggio.

La scelta non è semplice. Perché è chiaro che dalle possibili alleanze future si decide la stessa natura del Ppe e dei diversi partiti euroscettici. E per adesso, i gruppi appaiono divisi al loro interno. E soprattutto nel Partito popolare europeo, le divergenze fra chi sostiene questa possibile alleanze e chi invece vede con favore a una sorta di Grande Coalizione in salsa tedesca sono molte.

I partiti a destra del Ppe guardano con favore non solo a questo possibile asse ma anche all’ipotesi della costruzione di un blocco unitario dei partiti sovranisti. Condizione che appare necessaria per avere una coalizione capace di scardinare l’attuale costruzione dell’Unione europea. In questo senso, il lavoro di Orban, Kurz, Matteo Salvini e Marine Le Pen potrebbe essere decisivo. I sovranisti infatti sono presenti in diversi gruppi dell’Europarlamento. E l’obiettivo è blindare questa piattaforma trasversale per far nascere una vera e propria alleanza in seno all’Europarlamento che possa guidare l’Unione europea del futuro.

Come già scritto su questa testata, il piano dei movimenti euroscettici non sembra essere infatti necessariamente quello di rimanere all’opposizione. E sono in molti a credere che costruire un asse col Ppe come avvenuto ad esempio in Italia alle amministrative o in Spagna in Andalusia, possa essere replicato anche a Bruxelles e dintorni. Lo ha ricordato anche Silvio Berlusconi prima delle regionali in Abruzzo: “Sto lavorando a un accordo tra il Ppe e i partiti conservatori di destra, come la Lega”.

Ipotesi che piace a molti, ma non a tutti. Il timore di essere fagocitati da un punto di vista propagandistico dai leader critici verso l’Ue, sia interni al Ppe sia esterni, è molto forte. E le divergenze su diversi punti dell’agenda politica sono tante. A cominciare dal rispetto dei vincoli europei, dall’idea della futura costruzione europea, agli stessi valori fondativi dell’Ue, fino alla politica internazionale, visto che i sovranisti hanno un forte legame culturale e strategico con Mosca e Washington, mentre il Ppe non ha intenzione di cedere il passo. E lo hanno dimostrato anche le frasi di Esteban Gonzalez Pons, vicepresidente del gruppo del Partito popolare europeo, nei riguardi di Salvini.

Ma se l’Europa vuole cambiare registro, evitando che di ricadere in una sorta di Groko alla tedesca che rischia di scatenare ancora di più l’onda di protesta verso l’Ue, forse è il caso di prendere in considerazione questa ipotesi. Premettendo che, in prima battuta, i movimenti critici verso l’Unione europea dovrebbero trovare delle convergenze e unirsi in un blocco unitario. Come proposto da molti, specialmente nel Gruppo Visegrad.

Salvini sembra impegnato sulla nascita di questo blocco. E fonti della Lega hanno confermato all’Huffington Post che si fa strada l’idea di una grande iniziativa sovranista a Strasburgo nelle prossime settimane. Ma l’opera non è così semplice come sembra. C’è chi parla di un futuro ingresso della Lega nell’Ecr proprio per blindare l’asse di destra con il Ppe. Ma molti frenano, sia nel Carroccio che nel gruppo dell’Europarlamento.

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