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Secondo le Nazioni Unite, quelli di cui soffre Julian Assange sono i sintomi di una tortura psicologica prolungata. Nils Melzer, inviato speciale dell’Onu e Professore di Diritto internazionale presso l’UniversitĂ  di Glasgow, ha dichiarato che il fondatore di WikiLeaks non dovrebbe essere estradato negli Stati Uniti dove è stato “deliberatamente isolato e demonizzato” sin dal 2010, Paese nel quale non riceverebbe un processo equo. Melzer ha visitato Julian Assange insieme a due medici lo scorso 9 maggio presso il carcere di massima sicurezza di Belmarsh, vicino Londra, e lo ha trovato particolarmente agitato, sotto stress e incapace di affrontare la sua complessa causa legale, spiega l’agenzia di stampa Reuters.

“Nella nostra visita – ha dichiarato Melzer in un’intervista rilasciata a Ginevra – Assange ha mostrato tutti i sintomi di una persona che è stata esposta a torture psicologiche per un periodo prolungato di tempo. Lo psichiatra che ha partecipato alla mia missione ha confermato che la salute di Julian Assange è critica. Non è stato ricoverato in ospedale e ora non è in grado di sostenere il processo”. Sono seriamente preoccupato, ha aggiunto l’ispettore delle Nazioni Unite, “se quest’uomo venisse estradato negli Usa affronterebbe un processo politicizzato e gravi violazioni dei diritti umani”.

Protesta il Ministro degli esteri britannico Jeremy Hunt, che su Twitter replica: “Assange ha scelto di rifugiarsi nell’ambasciata ed era sempre libero di uscirne e sottoporsi alla giustizia. L’esperto dell’Onu dovrebbe lasciare che i tribunali britannici emettano il loro giudizio senza la sua interferenza o le sue provocatorie accuse”. Pronta la risposta dell’inviato Onu, sempre via Twitter:

“Assange era libero di andarsene come lo è chi sta su un canotto circondato da squali”.

“Assange è stato torturato”

In una nota, Nils Melzer ribadisce che il fondatore di WikiLeaks sarebbe stato torturato per un periodo prolungato di tempo: “Assange è stato deliberatamente esposto, per un periodo che dura da diversi anni, a forme progressivamente gravi di trattamenti o pene crudeli, inumane o degradanti, i cui effetti cumulativi possono essere descritti solo come torture psicologiche”. Nei giorni scorsi, WikiLeaks aveva diffuso un comunicato in cui confermava le condizioni di salute precarie del suo fondatore dopo che quest’ultimo era stato trasferito nel reparto ospedaliero del carcere inglese:  “La salute di Assange era giĂ  molto peggiorata dopo sette anni trascorsi nell’ambasciata ecuadoriana, in condizioni incompatibili con i diritti umani fondamentali. Durante le sette settimane a Belmarsh, la sua salute ha continuato a peggiorare e ha drammaticamente perso molto peso. La decisione delle autoritĂ  penitenziarie di trasferirlo nel reparto ospedaliero parla da sĂ©”.

Gareth Peirce, avvocato di Assange, ha spiegato al giudice Emma Arbuthnot che il suo assistito era “troppo malato” per apparire in videoconferenza nell’udienza che si è tenuta lo scorso 30 maggio per valutare la sua eventuale estradizione negli Stati Uniti. La prossima udienza è fissata per il 12 giugno.

La “Guantanamo inglese” dove è incarcerato Assange

All’inizio di maggio, Assange è stato condannato dal tribunale di Southwark a 50 settimane di reclusione per violazione delle condizioni della libertĂ  provvisoria, mentre negli Stati Uniti rischia una condanna fino a cinque anni di carcere per reati informatici. Se venisse accusato di spionaggio, però, la pena potrebbe essere molto piĂą severa. Negli Usa, infatti, nei confronti di Assange sono stati presentati 17 capi d’accusa sulla base dell’Espionage Act per “avere cospirato per ottenere e pubblicato informazioni classificate”. “Le sue azioni hanno messo seriamente a rischio la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e portato benefici ai nostri avversari”, ha sottolineato il Dipartimento di Giustizia americano.

In attesa di capire quale sarĂ  il suo futuro – e se verrĂ  effettivamente estradato negli Usa, nonostante le preoccupazioni espresse dalle Nazioni Unite – il giornalista australiano, 48 anni il prossimo 3 luglio, è rinchiuso nel carcere che si è guadagnato l’appellativo di “Guantanamo inglese”, prigione nella quale sono rinchiusi perlopiĂą terroristi. Abu Hamza al-Masri è stato a Belmarsh fino alla sua estradizione negli Usa, dove sta scontando la condanna a vita per undici accuse di terrorismo. Rams Mohammed, Muktar Said Ibrahim e Yasin Hassan Omar sono tutti in quel carcere per il tentativo di bombardare la metropolitana di Londra nel 2005. Anjou Choudhry ha scontato lì la sua pena per avere fatto propaganda all’Isis. Michale Adebolajo e Michael Adebowale sono in carcere con l’accusa dell’omicidio del soldato britannico Lee Rigby.

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