Un processo aperto, uno che potrebbe presto formalizzarsi e un’indagine sempre più strutturata: il mondo attorno al presidente francese Emmanuel Macron è costellato da una vera e propria offensiva giudiziaria che rischia di minare il terreno attorno al capo dello Stato mostrando limiti e contraddizioni dei suoi fedelissimi e polarizzando ulteriormente l’opinione pubblica già estremamente divisa sul suo operato.

Il presidente vive da tempo una vera e propria crisi di legittimità legata alla contraddittorietà di diverse misure, alla problematicità di un’agenda politica “pigliatutto” che ha oscillato tra destra e sinistra finendo per scontentare ampie fette del suo elettorato, alla crescente manifestazione di debolezza politica e di inconsistenza del suo partito, La Republique En Marche, e della sua cerchia di fedelissimi.

In quest’ottica l’ascesa delle indagini a carico di Agnès Buzyn, ex titolare della Sanità, è il più importante campanello d’allarme per il presidente e il suo partito in quanto coinvolge direttamente la gestione della pandemia ad opera dell’Eliseo e dei governi da esso coordinati, ma non rappresenta un caso isolato. Macron rischia di vedere uscire in questi ultimi mesi che separano la Francia dalle presidenziali pesanti scheletri nell’armadio riguardanti la sua cerchia e l’intero arco del suo governo.

Il 13 settembre a Parigi si è aperto il processo contro Alexandre Benalla, il cui nome è prepotentemente tornato in testa alle cronache nazionali. Benalla è l’ex capo delle guardie del corpo dell’Eliseo, filmato nel giorno del Primo Maggio del 2018 mentre aggrediva e trascinava con violenza una donna durante una manifestazione in cui era in corso una protesta contro la riforma del lavoro indetta dal presidente. Accusato di porto d’arma illegale, di violenza e dell’illecito possesso di un badge della polizia, Benalla rischia fino a sette anni di carcere e 100mila euro di multa qualora venisse riconosciuto colpevole. La sua posizione, estremamente complessa, chiamerà sicuramente in causa Macron durante il dibattimento: a tre anni di distanza ancora non si capisce quale fosse effettivamente il suo ruolo strutturale nell’ecosistema di potere dell’Eliseo e quanto Macron fosse a conoscenza della sua libertà d’azione.

Benalla riporta alla mente il Macron jupiterienne, il presidente che i rivali accusavano volersi ergere a padre e padrone della patria, il leader che centralizzando ha portato il Paese a spaccarsi sulla sua figura, ma anche il capo dello Stato oggi ridotto a controfigura di sé stesso. Così come il caso Buzyn può rivelare problemi nella gestione del Covid, il processo Benalla può gettare luce sulle dinamiche interne al cerchio magico di Macron, mettendo all’angolo una volta di più il capo dello Stato.

Macron è stato eletto proponendo una diversità dalla classe politica che lo ha preceduto, promettendo di andare oltre la destra e la sinistra in nome del pragmatismo, puntando a rilanciare la Francia con una leadership nuova ma alla prova dei fatti il bilancio del suo mandato è in chiaroscuro. E per quanto riguarda la continuità del suo potere Lrem appare un guscio vuoto, stordito da continue defezioni in Parlamento, non radicato nei centri locali, investito da scandali. Il prossimo fronte è destinato ad essere quello che coinvolge un altro ministro, il responsabile della Giustizia, Eric Dupont-Moretti, il quale risulta sotto inchiesta da parte della Corte di Giustizia della Repubblica. 

Dupont-Moretti, salito agli onori delle cronache nei mesi scorsi per aver sotterrato assieme alla collega italiana Marta Cartabia la dottrina Mitterrand, è accusato di un complesso caso di conflitto d’interessi. Nel mirino della Corte  c’è la sua precedente attività da avvocato che si incrocia alcuni fascicoli giudiziari in corso su cui il suo dicastero è concentrato e il suo presunto ruolo in un’inchiesta su trattative clandestine finalizzate a mandare in porto la nomina di un magistrato all’epoca della presidenza Sarkozy.

Le accuse di malversazioni o di illeciti attorno alla cerchia ristretta dell’Eliseo possono complicare duramente la corsa alla rielezione di Macron. Nel cui “cerchio magico” predominano oramai timori e sospetti. L’assalto giudiziario in queste ultime settimane ha preso vigore e il paragone non può non andare a cinque anni fa, quando tra i doni che Macron pensava di portare in dono ai francesi c’erano la certezza di un’amministrazione trasparente e retta. Sul lungo periodo inficiata dalle solite problematiche e indebolita da scandali e problematiche sistemiche. Nel caso delle partite sui processi, come sempre, la posta più importante è politica: tra Dupont-Moretti, Buzuy e Benalla è inevitabile che le grane giudiziarie dei fedelissimi di Macron rappresenteranno armi in mano ai suoi avversari per l’Eliseo.