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Mosca e Washington tornano a scontrarsi sul destino di Bashar al-Assad, a pochi giorni dalla ripresa dei colloqui di pace a Ginevra.Assad non si tocca, almeno per ora. Questo vuole il Cremlino. E l’ha ribadito il vice Ministro degli Esteri russo  Sergey Ryabkov qualche giorno fa durante un’intervista a RIA Novosti :  “La richiesta principale degli Stati Uniti nei colloqui sulla Siria, ossia la cacciata del presidente Bashar Assad, è assolutamente inaccettabile per la Russia in quanto distrugge le prospettive di una soluzione politica.” Poi il vice Ministro ha continuato: “per Mosca un tale approccio contraddice la dottrina politica estera russa, che non accetta qualsiasi tentativo di cambiare i regimi politici nei paesi sovrani dall’estero (attraverso le cosiddette ‘rivoluzioni colorate’). Inoltre tali richieste privano il processo politico dei colloqui di eventuali prospettive di successo.” E sembra che Mosca abbia le idee chiare su cosa ne sarà del Governo siriano.Ma alle condizioni del Cremlino gli Stati Uniti non ci stanno. O meglio, fino a qualche giorno fa le dichiarazione del portavoce del Dipartimento di Stato americano Mark Toner facevano pensare al meglio, ad un accordo tra le due potenze. “Crediamo in un processo politico che rifletta i desideri e la volontà del popolo siriano.   Questo dovrebbe succedere in Siria in ultima analisi, è il popolo che deve decidere il futuro del Governo”, aveva detto Toner lunedì. Prima di fare marcia indietro, dichiarando che gli Stati Uniti “non vedono alcun futuro per il Presidente siriano”.Insomma, su Assad si continua a litigare. Mentre ci si avvicina sempre più a due appuntamenti fondamentali per il futuro della Siria. Infatti l’11 aprile riprenderanno i negoziati di pace a Ginevra, e l’inviato speciale delle Nazioni Unite Staffan de Mistura, proprio in questi giorni,  sta cercando di mediare tra le posizioni di Mosca, Washington, Ankara e Damasco. Ma i rappresentati della capitale siriana hanno già annunciato il loro arrivo in ritardo a Ginevra: vogliono attendere i risultati delle elezioni politiche – contestatissime dall’Occidente – programmate per il prossimo 13 aprile.Lo stesso Presidente siriano sembra aver accantonato l’idea di collaborare con l’opposizione al suo governo che si era fatta strada lo scorso febbraio. “Gli Stati Uniti, l’UE e i loro alleati stanno perseguendo una politica lontana dai principi del diritto internazionale e delle Nazioni Unite- ha dichiarato Assad – “e per questo è impossibile sostenere l’idea che l’Occidente possa risolvere qualsiasi problema”.Non c’è alcuna certezza sulla Siria. Non c’è alcuna certezza su Assad. L’unica, forse, sarà il sostegno di Mosca al Presidente siriano che non è deciso ad andarsene. Almeno per ora.

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