La geopolitica della corsa allo spazio
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Persone con gravi problemi psichici mai affrontati, emarginate e alienate, lupi solitari, estremisti di vario genere: la diffusione delle armi automatiche non è l’unico problema degli Stati Uniti, a giudicare dai profili degli stragisti che hanno insanguinato il Paese nell’ultimo decennio: è un problema sociale, che scuote la culla del capitalismo e le sue periferie. Profili di killer spesso solitari, con pochissimi amici e relazioni sociali estremamente difficoltose e limitate, a cominciare dalla famiglia. Nella maggior parte dei casi, adolescenti annoiati e arrabbiati con il mondo. L’ultimo è il diciottenne Salvador Ramos, autore dell’ennesima strage, alla Robb Elementary School di Uvalde in Texas, dove ha ucciso 19 bambini e due adulti. Come riportato dal Daily Mail, il diciottenne rimaneva spesso nella sua stanza in Hood Street, dove colpiva ripetutamente un sacco da boxe da solo, come ha rivelato il fidanzato di sua madre, Manuel Alvarez.

Chi è lo stragista di Uvelda

“Salvador era un solitario” ha aggiunto. “Non aveva molti amici. Di tanto in tanto veniva un “amico”‘, ha continuato, ma l’ultima volta che ne aveva visto uno era circa sei mesi fa. “Non mi sarei mai aspettato che facesse quello che ha fatto. È tranquillo e sta per conto suo la maggior parte del tempo. Ho avuto davvero solo una manciata di conversazioni con lui”, ha detto Alvarez. Dopo aver litigato con sua madre per un problema con il Wi-Fi, circa una settimana fa, il giovane stragista ha fatto le valigie si è trasferito da sua nonna, Celia Gonzalez, a poche miglia di distanza, rimasta gravemente ferita anche lei nella tragica sparatoria. La famiglia di Salvador Ramos non è certo la classica famiglia modello: suo padre, Salvador Ramos, 42 anni, e Adriana Martinez Reyes, 39 anni, hanno entrambi precedenti penali, secondo il Daily Mail. I vicini affermano che il rapporto del giovane Salvador Ramos con sua madre non era buono.

Secondo il vicino di Ramos, Ruben Flores, 41 anni, l’assassino e sua madre avrebbero avuto non di rado discussioni molto accese e la polizia sarebbe intervenuta in più occasioni. Un ex compagno di classe che vuole rimanere anonimo, come riferito la Cnn, ha detto che Ramos “sarebbe stato vittima di bullismo e preso in giro pesantemente” a scuola nonché deriso per gli abiti che indossava e per la situazione economica della sua famiglia.

Le idee radicali di Payton S. Gendron

Salvador Ramos è coetaneo di Payton S.Gendron, autore della strage in un supermarket di Buffalo del 14 maggio scorso nella quale sono morte tredici persone, di età compresa tra 20 e 86 anni, 11 delle quali nere e 2 bianche. Durante il primo lockdown per il coronavirus, nella primavera del 2020, come ricostruito da El Pais, un annoiato Gendron ha iniziato a scendere negli angoli più bui di Internet, passando da un gruppo di chat sulle armi a un altro sull’estremismo politico, fino a finire nei forum che mettevano in guardia la popolazione sull’estinzione della razza bianca. Nel giugno dell’anno successivo, quando stava terminando gli studi in una scuola superiore a Conklin, una cittadina dove il 90% della popolazione è bianca, agli studenti è stato chiesto di spiegare cosa intendevano fare dopo il diploma.

Il ragazzo, allora 17enne, ha risposto che stava pianificando un “omicidio-suicidio”, un atto di violenza diventato sin troppo comune negli Stati Uniti: uno uccide più persone possibili e poi si toglie la vita. La scuola ha chiamato la polizia, ma Gendron ha detto che era tutto uno scherzo. Due settimane dopo, si è laureato ed è uscito fuori dal radar della polizia. Gendron ha pubblicato controverso manifesto politico che, nella sostanza e nella forma, nota El Pais, risulta essere una sorta di imitazione di quello scritto dal 28enne australiano Brenton Tarrant, che nel 2019 uccise 51 musulmani in due moschee a Christchurch, in Nuova Zelanda. Episodio che a sua volta ricorda la sparatoria di massa perpetuata da Patrick Crusius nel 2019 a El Paso, in Texas, dove vennero uccisi 23 latino-americani.

Ci sono però altri dettagli interessanti, come abbiamo già sottolineato su InsideOver. L’omicida si definisce un “eco-fascista” e nel documento pubblicato online incolpa l’immigrazione, colpevole di creare danni all’ambiente. “Per troppo tempo abbiamo permesso alla sinistra di cooptare il movimento ambientalista per soddisfare i propri bisogni”, si legge nel il manifesto del presunto killer di Buffalo. “La sinistra ha controllato tutte le discussioni sulla conservazione dell’ambiente, presiedendo contemporaneamente alla continua distruzione dell’ambiente naturale stesso attraverso l’immigrazione di massa e l’urbanizzazione incontrollata, senza offrire una vera soluzione a nessuno dei due problemi”. Nello stesso manifesto, Gendron si descrive come un “autoritario di sinistra” e un “populista” (“Rientro nella categoria di una sinistra autoritaria moderata, e preferirei essere chiamato populista” spiega).



Solitari e annoiati: chi sono i killer d’America

Noia, disperazione, rabbia, solitudine. Sono gli elementi peculiari dei killer d’America che si ritrovano pressoché in tutti i profili. Basti pensare ad Adam Lanza: aveva appena 20 anni quando il 14 dicembre 2012 sparò a sua madre, Nancy Lanza, e poi si recò alla Sandy Hook Elementary School (Connecticut) dove massacrò 20 alunni di prima elementare e sei educatori prima di togliersi la vita. Tra i fattori che potrebbero aver causato l’ansia che ha portato alla follia omicida di Lanza c’era l’ipotesi di trasferirsi con la madre e un “litigio” con il suo – unico migliore amico. “Lanza conosceva un altro adolescente con cui giocava regolarmente al videogioco Dance Dance Revolution“, afferma il rapporto che ha fatto luce su quella strage.

“Si incontravano alcune volte al mese per giocare al videogame o per andare al cinema. Lanza e il suo amico parlavano di molteplici argomenti, inclusi computer, natura umana, moralità, pregiudizi e talvolta della sua famiglia. Lanza disse al suo amico che aveva una relazione tesa con sua madre”. E aggiunge: “Lanza ha dovuto affrontare sfide di sviluppo significative sin dalla prima infanzia, comprese difficoltà nella comunicazione e sensoriali, ritardi nella socializzazione e comportamenti ripetitivi”, afferma lo stesso rapporto. Gravi problematiche che sembrano riguardare e colpire tutti i giovani stragisti negli Stati Uniti.

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