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Asma al Assad ha un tumore. Lo ha annunciato ieri la presidenza stessa, scrivendo un post su Facebook: “Con forza, fiducia e coraggio la signora Asma al Assad ha cominciato la prima fase del trattamento per un tumore al seno che è stato scoperto nella sua fase iniziale”. Questa notizia ha scosso, come ovvio, tutta la Siria.

Asma, infatti, è molto amata. Chi l’ha incontrata in questi sette anni ha raccontato a Gli Occhi della Guerra di una donna solare, disposta a tutto per il suo Paese. Proprio ieri, suor Yola Girges, presidente delle religiose in Siria, ci diceva: “Questa notizia ci ha addolorato molto, ma credo che Dio la proteggerà. L’abbiamo sentita sempre vicino in questi anni di sofferenza ed è nostro dovere starle vicino”.

Colpisce che la notizia del tumore  sia stata data ora, a guerra praticamente finita. La malattia, a quanto ci risulta, è stata nascosta anche ai più stretti collaboratori del presidente Bashar al Assad. I media governativi fanno sapere che il tumore le è stato diagnosticato da poco. Può essere. In effetti, Asma non si è mai tirata indietro e ha sempre partecipato agli eventi ufficiali del governo, l’ultimo solamente poche settimane fa, quando ha incontrato le famiglie dei “martiri” e dei feriti in guerra.

Asma è sempre stata il volto pulito del governo. Durante la guerra è diventata un punto di riferimento per tutti, anche per i cristiani. Riservata e amante dell’Occidente, sarebbe potuta andare a Londra per sfuggire al conflitto (così almeno ha detto in un’intervista). E invece no. È rimasta al fianco del marito.

Lei, musulmana sunnita, veniva e viene lodata dai cristiani, che non vedono alcuna differenza tra religioni: “Ha molta fede in Dio. Sicuramente la proteggerà”, ci dicono. Ed è forse questo il punto. Mentre la Siria rischiava di disgregarsi sotto il peso della violenza della guerra e del settarismo religioso, Asma al Assad ha saputo essere un collante. È riuscita a tenere assieme il Paese.

La notizia della sua malattia è stata data in un momento singolare della vita del Paese: Damasco è ormai sicura, dopo le battaglie della Ghouta e di Daraa, e il governo controlla ormai il 60% della Siria. Due scenari impossibili solamente pochi anni fa e che ora sono realtà. Sembra quasi che la notizia sia stata diffusa solamente ora per non turbare ancora di più il morale dei siriani, stremati da sette anni di guerra. Se così fosse, la first lady dimostrerebbe ancora una volta quel coraggio che molti le attribuiscono. E, soprattutto, la capacità di tenere unito il Paese.