Un vertice internazionale in Turkmenistan rappresenta un qualcosa di piuttosto raro. Il Paese spesso, per via della sua rigidità nel permettere ingressi e uscite dal proprio territorio, viene paragonato alla Corea del Nord e organizzare incontri anche di livello governativo non appare molto semplice. Tra l’8 e il 9 ottobre invece, sono stati ben due gli incontri di alto livello. Entrambi sono stati ospitati ad Avaza, città ancora in costruzione che secondo le intenzioni del governo turkmeno dovrebbe diventare un giorno la principale meta turistica del Mar Caspio. In attesa che all’interno dei mega alberghi ancora non completati arrivino i turisti, a visitare la città al momento sono i capi di Stato e di governo ospitati dalle autorità locali. Tra questi anche il presidente azero, Ilham Aliyev, e il presidente russo Vladimir Putin. Il primo è intervenuto l’8 ottobre, nell’ambito del vertice tra i Paesi dell’Asia centrale, il secondo invece il 9 ottobre durante l’annuale incontro della Csi.
Baku inclusa nel club dell’Asia centrale
La presenza di Aliyev ad Avaza appare molto indicativa. Il presidente azero è atterrato da Baku per partecipare al vertice riservato esclusivamente ai Paesi dell’Asia centrale o, per come spesso vengono identificati a livello geopolitico, ai Paesi cosiddetto “stan”: Turkmenistan, Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tajikistan. In comune hanno l’appartenenza all’Urss fino al 1991, così come la condivisione di uno spazio incastonato per l’appunto nel cuore del continente asiatico. Tajikistan a parte inoltre, tutti gli altri Paesi condividono anche l’uso di lingue turcofone. L’Azerbaijan ha anch’esso alcune simili caratteristiche, avendo fatto parte dell’Unione Sovietica ed essendo la lingua azera fortemente imparentata con quella turca. Manca però, per essere un Paese “Stan”, una caratteristica fondamentale: quello di condividere uno spazio comune interno all’Asia Centrale. Il territorio azero, al contrario, si trova al di là del Caspio ed è associato al Caucaso prima ancora che all’Asia.
Eppure, l’invito rivolto dai cinque Paesi asiatici ad Aliyev è stato tutt’altro che di cortesia. Al contrario, ad Avaza il capo del governo di Baku ha firmato un trattato che ha sancito la nascita del cosiddetto “formato a sei“: i cinque Paesi dell’Asia centrale cioè, più l’Azerbaijan. È come se l’area comunemente indicata come di pertinenza dei Paesi Stan, includesse adesso anche una parte del Caucaso e avesse quindi scavalcato lo stesso Mar Caspio. Uno specchio d’acqua quest’ultimo che, nelle intenzioni dei sei capi di governo, è destinato a diventare un’autostrada tra Est ed Ovest: “Sei Paesi, un solo prodotto”, ha dichiarato non a caso il presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev. Un’allusione chiara alla necessità, avvertita dai sei, di passare da una fase di collaborazione vocata al semplice scambio di merci a una fase in cui creare economie integrate e assortite.
Il vero obiettivo comune: creare alternative a Mosca
Tra i temi discussi l’8 ottobre ad Avaza, vi sono stati anche quelli inerenti il cosiddetto “Middle Corridor”. Ossia il corridoio capace di creare alternative sia alla via marittima costituita dall’Oceano Indiano, oggi in crisi a causa delle note vicende relative alle tensioni in medio oriente, e sia alle vie terrestri più a nord passanti dalla Russia. Il “corridoio di mezzo” permetterebbe di collegare la Cina con il Kazakistan e, da qui, sfruttare i porti sul Caspio per passare in territorio azero. Dal Caucaso infine, si aprirebbero le strade verso la Turchia, il Mar Nero e quindi l’Europa. Vale per le vie di comunicazione commerciali, così come per i gasdotti e gli oleodotti: il cosiddetto “gasdotto transcaspico“, non a caso, è uno degli obiettivi a lungo termine dei Paesi Stan e consentirebbe di creare sbocchi nel Vecchio Continente per il gas estratto in Kazakistan e Turkmenistan.
Oltre ai diretti interessati, a guardare con attenzione al progetto sono anche Europa, Turchia e anche in parte la stessa Cina. Più defilata invece la Russia, con il Cremlino che teme un ridimensionamento della propria influenza nella regione. Non a caso, nel vertice della Csi tenuto il 9 ottobre, il presidente russo intervenuto di persona ha rimarcato gli storici legami tra Mosca e l’Asia centrale: “I dati dell’export e i nostri rapporti culturali – ha dichiarato Putin – lo dimostrano”. La riunione della Csi, per la cronaca, è stata intanto descritta come “positiva” da tutte le parti in causa. Un segno di come i rapporti tra i governi del nuovo formato a sei e il Cremlino siano ancora piuttosto stretti. È probabile quindi che, da parte dei Paesi asiatici ex Urss, non esista una reale volontà di staccarsi del tutto da Mosca. Più semplicemente, le ultime vicende hanno forse fatto nascere nella regione una chiara consapevolezza: diversificare è meglio che dipendere da un solo attore, creare vie alternative è più conveniente che restare agganciati a un solo mercato o a una sola casa madre.
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