I dessert sono buoni, ma forse non abbastanza da risolvere le crisi geopolitiche. Anche la Nutella, uno dei prodotti da merenda più famosi al mondo, rischia di risentire delle crisi internazionali che accompagnano il mondo post-sovietico da dieci anni a questa parte. 

Una consistente parte delle nocciole che vengono impiegate nella produzione della crema spalmabile della Ferrero proviene dalla Georgia, la piccola repubblica alle pendici della catena montuosa del Caucaso. Ciò grazie ad un importante accordo stipulato dalla multinazionale piemontese con il governo di Tbilisi nel 2007, che ha visto la luce nel 2012, con il lancio di un progetto da 6 milioni di Euro collocato nei pressi di Zugdidi (nella regione del Samegrelo, vicino l’Abkhazia), attraverso la società AgriGeorgia controllata dallo stesso gruppo Ferrero e con la partnership di USAid, l’Agenzia Federale statunitense per lo sviluppo internazionale. Il progetto, terminato nel 2015, ha avuto l’obiettivo di sviluppare il business della coltivazione della nocciola, incentivando il lavoro di circa 2.200 nuovi addetti del settore. 

Tale politica ha reso la Georgia il terzo maggior produttore di tale frutto in Europa, piazzandosi subito dietro Italia e Turchia. Ciò grazie e soprattutto ad un clima mitigato dalla latitudine e dalla presenza del Mar Nero, che rendono il le nocciole georgiane particolarmente appetitose e qualitativamente buone. Tanto rilevante è risultato questo business per la Georgia, che la frutta secca è divenuto il secondo prodotto più esportato dal paese, secondo solo all’industria mineraria del rame. A suggellare tali relazioni economiche, da circa 10 anni, è intervenuto il DCFTA, Deep and Comprehensive Free Trade Agreement, tra Unione Europea e Georgia, volto all’eliminazione delle barriere tariffarie e non tariffarie tra le due aree commerciali. 

A rovinare la festa a questi agricoltori è tuttavia giunta, nel 2008, la riacutizzazione di un conflitto iniziato nel 1992, all’indomani della proclamazione dell’indipendenza georgiana dall’Unione Sovietica, consegnando de facto l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud nelle mani di Mosca. Le due regioni, infatti, hanno autonomamente deciso di annettersi alla Federazione Russa, ottenendo protezione dal Cremlino in seguito ai tentativi di ri-annessione operati da Saakashvili tra l’8 e il 12 agosto 2008, miseramente falliti. Nonostante le difficoltà estreme nei dialoghi e nelle trattative diplomatiche per giungere a singhiozzo ad una tregua tra il governo centrale di Tbilisi e Sukhumi, capitale dell’Abkhazia, il commercio delle nocciole proseguiva per un tacito accordo tra i due Paesi, con lo scopo di non sacrificare una già complicata situazione economica dell’area. A mettere i bastoni tra le ruote è questa volta proprio Bruxelles che, dal gennaio 2018, pretenderà una uniformazione qualitativa del prodotto secondo le regole europee al fine di portare avanti il flusso commerciale tra i due paesi. A risentire di ciò, dunque, sarebbero proprio la Georgia e l’Abkhazia. Le difficili, per non dire nulle, relazioni tra i due paesi, impediscono il raggiungimento di un accordo formale e certificato tra Tbilisi e i produttori di nocciole della confinante Abkhazia, poiché i locali agricoltori, dotati di un certificato georgiano, verrebbero additati come traditori e malvisti dai connazionali. 

La principale riflessione su tale accadimento ricadrebbe proprio sull’Abkhazia poiché, venendo meno il commercio delle nocciole con l’Europa, si troverebbe ancora più legata a Mosca da un punto di vista economico. Sebbene i russi siano riconosciuti come grandi consumatori di frutta secca, tuttavia non lo sono abbastanza da coprire tutta l’offerta prodotta dalla piccola autoproclamata repubblica caucasica. E così i coltivatori locali saranno costretti a ripiegare su prodotti con maggiore fortuna in Russia, quali vino e limoni, le cui quantità si sono drasticamente ridotte a seguito delle controsanzioni emesse dalla Russia. D’altro canto, un calo di offerta sul mercato europeo del 10% delle nocciole utilizzate per la produzione della Nutella, obbligherebbero ad un consistente aumento di prezzo della crema spalmabile, oppure a ripiegare su altri mercati di provenienza di prodotti qualitativamente inferiori. 

Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY