Arriva il salario giusto: cosa cambia tra CCNL e incentivi per le imprese

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Politica /

“Giusto”, un aggettivo che chiunque abbia da guadagnarsi il pane vorrebbe sentire associato al suo lavoro, o meglio al suo stipendio, dopo decenni in cui hanno avuto una forte eco termini come “precario”, “flessibile” e “povero”. Il Governo Meloni ha approvato il 28 aprile un decreto, ribattezzato simbolicamente 1° maggio, che rimette al centro la questione salariale stabilendo un principio secondo cui la retribuzione deve essere “giusta”. In che modo potrà mai esserlo? Gli stipendi dovranno essere tarati sugli standard definiti dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) del settore di riferimento, firmati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative. Non si punta dunque al salario minimo legale trasformato in un cavallo di battaglia dalle opposizioni di centrosinistra, ma a rafforzare il ruolo dei sindacati e dell’armamentario della contrattazione collettiva per fare la guerra al lavoro “povero”.

Come funzionano i CCNL e il dilemma tra salario minimo e salario giusto 

In Italia, quasi la totalità dei rapporti professionali è coperto dai Contratti Collettivi Nazionali, accordi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e dalle associazioni dei datori di lavoro,  disciplinanti i livelli minimi di retribuzione, oltre che gli orari lavorativi, le ferie e le sanzioni. Attenzione, però, perché non tutti i CCNL tutelano i lavoratori allo stesso modo. Negli ultimi anni si  sente sempre più spesso parlare dei contratti pirata, ovvero quei CCNL firmati da associazioni sindacali e datoriali meno rappresentative e autentico cavallo di Troia per l’applicazione di condizioni economiche e di tutele peggiorative per i lavoratori (i livelli contributivi spesso sono decisamente più bassi rispetto ai contratti collettivi sottoscritti dalle sigle più rappresentative). Inoltre, non è da sottovalutare il problema del mancato rinnovo dei contratti collettivi in quanto i minimi salariali rimangono fermi al palo e non registrano l’incremento dei prezzi di beni e servizi dovuti all’inflazione. Secondo la CGIL, a fine 2025 erano circa un’ottantina i CCNL in attesa di rinnovo e riguardanti  circa 15 milioni di lavoratori.

In questo quadro dove le storture non mancano, si anima il dibattito intorno ai correttivi salariali attuabili seguendo due percorsi: il salario minimo e il salario giusto. Il primo è una bandiera del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle, finalizzato all’introduzione di una soglia pari a 9 euro l’ora, mentre il secondo è il vessillo affisso dall’esecutivo di centrodestra per la festa del 1° maggio. Le opposizioni credono che una base legale oraria sia necessaria per impedire che qualche lavoratore sia pagato meno di quanto stabilito dalla legge, mentre i governanti credono che sia bene applicare i parametri del CCNL più rappresentativo del settore per garantire un trattamento economico complessivo il più gratificante possibile comprensivo non solo del salario ma anche dei superminimi, del welfare e dell’anzianità di carriera. Entrambi gli strumenti sono funzionali alla lotta contro il lavoro povero e Palazzo Chigi ha deciso di valorizzare la contrattazione collettiva, già molto radicata nel mercato del lavoro italiano .

Le novità e la moral suasion verso le imprese

Secondo quanto previsto dal decreto, le aziende non aderenti a nessuna associazione datoriale dovranno adottare gli standard economici previsti dal CCNL stipulato dalle sigle più rappresentative a seconda del settore in cui operano. Se i datori di lavoro invece applicano un trattamento più sfavorevole al proprio personale, cosa succede? Le loro aziende non beneficeranno di tutta una serie di incentivi pubblici tra cui:

Ulteriori incentivi sono previsti per le società che trasformano i contratti a tempo determinato di 12 mesi  in soluzioni a tempo indeterminato. Non è tutto perché viene messa mano anche al tema dei rinnovi: se un CCNL non viene prontamente sottoscritto alla sua scadenza, i livelli retributivi devono essere incrementati in cifre pari ad al 30% dell’inflazione, con riconoscimento retroattivo delle paghe a partire dal termine ultimo di validità.

Inps e Ispettorato del Lavoro saranno titolati a effettuare ispezioni nelle aziende per verificare l’applicazione degli standard contrattuali, mentre nuovi strumenti di monitoraggio saranno implementati come la pubblicazione delle offerte di lavoro corredate di CCNL applicabile e retribuzione per mansione nonché l’elaborazione del Rapporto annuale sulle retribuzioni da parte del CNEL.

Dopo anni di precariato e di compressione salariale, l’auspicio di chi si alza ogni mattina per mettere un piatto caldo a tavola è che questo rappresenti un primo passo per restituire dignità al mondo del lavoro come impone l’art. 36 della nostra Costituzione: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.  

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